Mt 17, 1-9
«Questo è il mio Figlio, il diletto, il prediletto. Ascoltatelo»
Gesù si ritira spesso a pregare, e talvolta lo fa in compagnia dei suoi discepoli più cari. Ma ci sono tre momenti in cui la sua preghiera ha un carattere speciale, e gli evangelisti ne fanno eco narrando con dettaglio la scena. Sono i momenti in cui deve prendere le decisioni più importanti della sua vita, e in tutti questi ricorre alla preghiera in cerca di chiarezza per discernere e forza per rispondere.
Il primo si svolge nel deserto della Giudea dopo il battesimo di Giovanni. In esso, Gesù deve decidere tra lanciarsi sui sentieri per predicare la buona Novella, o ritornare alla tranquilla esistenza nel suo laboratorio di Nazareth. Il secondo è quello che si narra nel vangelo di oggi, dove deve scegliere tra rimanere in Galilea o universalizzare il suo messaggio portando la buona Novella nel cuore stesso di Giudea. Se rimane in Galilea come profeta rurale, la portata del suo messaggio sarà molto limitata, ma almeno la sua vita non correrà pericolo. Invece, se sale a Gerusalemme si esporrà a un grave rischio, poiché sa che le autorità lo cercano per ucciderlo. Il terzo avviene a Getsemani nel momento più angoscioso della sua vita.
Probabilmente il racconto di oggi si basa su uno di questi ritiri di preghiera, ma Matteo interpreta ciò che hanno visto gli occhi fisici con gli occhi della fede. E ciò che ci dice è che in Gesù c’è molto più di ciò che si vede; che chi sta per salire a Gerusalemme, sarà preso dalle autorità, torturato e crocifisso, è in realtà il Figlio amato; il prediletto; a chi dobbiamo ascoltare. Matteo vuole avvertirci in anticipo: *“Non sbagliate; Dio è con quest’uomo che apparentemente sarà sconfitto dai sacerdoti; e non con coloro che lo uccideranno.”*
Abbiamo trovato una teofania simile nel racconto del battesimo di Gesù prima di recarsi sulle vie di Galilea, e data la sua somiglianza con quella di oggi, possiamo presumere che la sua intenzione sia la stessa: *“Quando lo vedete affrontato ai santi e ai sapienti d’Israele, o in compagnia di peccatori, o che trasgredisce la Legge, o abbandonato da buona parte dei suoi seguaci, non dimenticate che si tratta del Figlio amato, del prediletto…”*
Ma è possibile che Matteo, inoltre, ci stia lanciando un messaggio di molto maggiore calo; e quel messaggio sarebbe che la *“Realtà”* non si limita a ciò che vediamo e comprendiamo, ma che c’è un mondo che non si vede e non è comprensibile dalla ragione, ma è quello che realmente importa.
In ognuno di noi c’è una realtà provvisoria e un’altra definitiva, e i racconti della Resurrezione acquisiscono il loro significato quando vengono interpretati in questo modo. Quando Gesù è spogliato della realtà tangibile, si manifesta in lui la realtà definitiva e i discepoli sono in grado di coglierla. E il suo è il testimonianza che ci apre alla speranza che anche noi siamo più di ciò che vediamo; che la morte non è il fallimento definitivo, ma il passaggio da questa realtà effimera alla definitiva.
Miguel Ángel Munárriz Casajús
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