Quando parliamo della situazione reale della Chiesa Cattolica in Occidente, in Europa, in Spagna, tra noi, tendiamo a concentrarci quasi esclusivamente sulla mancanza di vocazioni al ministero sacerdotale, al diaconato permanente e alla vita consacrata.
Abbiamo riflettuto meno sulla mancanza di fede, di carità e di speranza tra gli stessi cristiani, e mi sembra che da qui derivi la mancanza di passione evangelizzatrice e missionaria che stiamo soffrendo all’interno delle comunità cristiane e soprattutto all’esterno delle stesse.
Il Concilio Vaticano II ci aveva già avvertito che la Chiesa non è una società perfetta, ma l’intero Popolo di Dio, il Corpo Mistico di Cristo, il Tempio dello Spirito Santo.
E che la Chiesa non ha propriamente una luce che sia sua, ma riflette la vera luce che è Gesù Cristo, il Figlio di Dio e Figlio della Vergine Maria, nostro Signore e nostro fratello.
Perciò, il Concilio dice che la Chiesa “desidera ardentemente illuminare tutti, annunciando il Vangelo di Cristo a tutte le creature”
Precisamente perché la Chiesa è in Cristo “come un sacramento, o sia segno e strumento dell’unione intima con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Cfr. G.S., 1)
La vocazione di tutti i battezzati è la santità e la missione di tutti i battezzati è l’evangelizzazione: questo si applica tanto agli uomini quanto alle donne.
Perché ci dimentichiamo così frequentemente della maggior parte dei membri della Chiesa che sono i fedeli cristiani laici?
Sono cristiani di seconda o di terza categoria?
Assolutamente no.
Tutti i membri della Chiesa siamo chiamati a vivere fraternamente tra noi e con le altre persone, siano esse credenti o meno.
La nostra fede nel Figlio di Dio che si è fatto carne ci spinge a diventare fratelli degli altri.
Tutti, assolutamente tutti abbiamo bisogno gli uni degli altri e dobbiamo imparare a convivere in una vera fratellanza, in una grande famiglia, nella grande famiglia umana il cui Padre è Dio stesso.
Invece di guardare all’esterno per dare la colpa agli altri o alla complessa situazione in cui viviamo, mi sembra che dovremmo prima esaminare noi stessi, personalmente e comunitariamente, per accertarci di non vivere né agire sempre nello stile di Gesù, ma che la mondanità ha penetrato nei nostri cuori e all’interno delle nostre parrocchie e comunità cristiane.
Si nota davvero che siamo discepoli di Cristo?
Viviamo come sale della terra e come luce del mondo?
Agiamo come lievito in mezzo all’impasto?
Cerchiamo di impregnare tutte le realtà con lo Spirito di Cristo?
Abbiamo fatto delle Beatitudini il programma della nostra vita comunitaria e personale?
Non sarà che siamo troppo attenti a certe questioni che per i non praticanti o i non credenti non sono veramente rilevanti?
Il Sinodo della Sinodalità, aperto da Papa Francesco e che probabilmente concluderà Papa Leone nel 2028, insiste su tre questioni che sono vitali per la vita della Chiesa e del mondo: la comunione, la partecipazione e la missione.
Comunione con la Santissima Trinità e tra noi.
Partecipazione di tutti i membri della Chiesa nella vita e nella missione dell’unico Popolo di Dio.
Missione aperta e condivisa che dobbiamo portare avanti tutti i membri della Chiesa di Cristo.
La verità è che mi fa male ascoltare e leggere commenti negativi a riguardo della Sinodalità e tutto ciò che comporta di fatto per la Chiesa e il nostro rapporto con gli uomini e le donne del nostro tempo.
Ci ha colpito poco il “tutti, tutti, tutti” del amato Papa Francesco.
Mi fanno male le critiche nei suoi confronti e del suo pontificato, verso i suoi gesti, atteggiamenti, parole e scritti.
Chi ha letto e meditato a fondo i documenti: Lumen fidei, Laudato Si’, Fratelli tutti, Dilexit nos, Evangelii gaudium, Amoris laetitia, Laudate Deum, Patris corde, per citarne solo alcuni?
Inoltre, è necessario aggiungere che Papa Leone continuerà ad implementare le riforme che Francesco ha indicato e segnalato, mirando a far apparire la Chiesa agli occhi del mondo come quello che è: la Famiglia dei figli di Dio.
Anche se lo stile di Leone e quello di Francesco sono diversi, la strada è tracciata e l’attuale Pontefice non farà marcia indietro sulle riforme avviate sotto il pontificato di Francesco.
La questione chiave per la vita dei cristiani e dell’intera Chiesa è porre Gesù e il suo Vangelo al centro di tutto.
Non ci predichiamo noi stessi, né un’ideologia, né parole vuote, e nemmeno vogliamo imporre agli altri la nostra fede o la nostra morale.
Semplicemente desideriamo poter professare la nostra fede in Gesù Cristo con la nostra vita, i nostri atteggiamenti, le nostre opere e parole, affinché altre persone abbiano la reale opportunità di conoscere, amare e seguire il Signore Gesù nella comunione della sua Chiesa, con un atteggiamento chiaramente evangelizzatore e missionario, con parresia apostolica, senza paura, con umiltà e coraggio.
A tutti i membri della Chiesa, senza escludere nessuno, ci compete il compito evangelizzatore e missionario di cui le nostre società hanno bisogno oggi.
Per passare da una pastorale di mera conservazione a una pastorale decisamente missionaria è necessario essere pieni di Spirito Santo, è necessario che preghiamo comunalmente e personalmente, è necessario che ci formiamo nella fede ecclesiale che professiamo, è necessario che gli altri possano vedere come ci amiamo e come amiamo anche coloro che non la pensano come noi.
Deve prevalere il rispetto reciproco, la collaborazione, la solidarietà, una fraternità radicata in Cristo, una reale comunione di beni e l’opzione preferenziale per i più poveri, i migranti, emarginati, esiliati, respinti, coloro che non contano agli occhi del mondo.
Mi sembra che per poter iniziare a mettere in pratica i suggerimenti e le intuizioni del documento finale del Sinodo sulla Sinodalità sia necessario che cominciamo ad accogliere la lettera e lo spirito del Concilio Vaticano II e del Magistero successivo, che ci invitano a una profonda conversione personale ed ecclesiale.
È necessario che i cristiani ci riuniamo per discernere cosa ci sta chiedendo il Signore in questi tempi travagliati e difficili.
Quando dico i cristiani mi riferisco a tutti i battezzati, non solo ai cardinali e ai vescovi, ma a tutti i membri del Popolo santo di Dio, anche alle donne, senza le quali la maggior parte delle parrocchie sarebbero chiuse.
Spero che tutti fossimo consapevoli di queste realtà che mi permetto di commentare qui, senza pretendere di abbracciare la totalità delle questioni.
Il metodo di: vedere, pregare, discernere e prendere decisioni è competenza di tutti e tutte.
Saremo capaci di portarlo a termine sotto gli impulsi dello Spirito del Padre e del Figlio?
Coraggio a tutti, non abbiamo paura, confidiamo nel Signore, non cadiamo in atteggiamenti di sconfitta o negativi, ascoltiamo la voce che ci assicura che per Dio niente è impossibile e proseguiamo avanti insieme e uniti, cioè, in sinodalità!
José Vicente Martínez,
sacerdote diocesano di Valencia.
Febbraio 2026.
Versione italiana tradotta con IA
