Fe Adulta

Il sale e la luce

Domenica 5ª TO. Ciclo A

La domenica scorsa, le beatitudini ci parlavano delle persone che possono interessarsi al messaggio di Gesù e capirlo, quelle che possono entrare a far parte della comunità cristiana (la iniziale regno di Dio). Proclamando i valori più inauditi, sono un canto di speranza per tutti coloro che si sentono emarginati dalla società e dall’istituzione religiosa: Dio Re li accoglie come sudditi.

Ma Matteo, sempre realista, non vuole che i cristiani lanciamo le campane al volo, che ci sentiamo meravigliosi e al sicuro. Perciò, prima di entrare nel corpo centrale del Discorso della Montagna, ci dà un doppio tocco di attenzione con queste due parabole.

I due pericoli: evangelio (Mt 5,13-16)

Il tono generale del testo non è di minaccia, ma di incoraggiamento. Mira a illudere gli ascoltatori ricordandogli che Dio ha concesso loro la capacità di dare sapore, e un’energia per illuminare tutti gli uomini, con conseguente gloria di Dio.

Ma ci sono due pericoli: il primo, perdere l’energia (parabola della sal); il secondo, nasconderla (parabola della luce del mondo).

Come si può perdere l’energia? Nella parabola del seminatore, Matteo offre alcune indicazioni quando parla della seme caduta tra le ortiche: le preoccupazioni mondane e la seduzione della ricchezza la soffocano, e non dà frutto (Mt 13,22).

Come conservare l’energia? Se prendiamo come modello Gesù, le sue due fonti di energia furono la preghiera (tema che sottolineano i quattro evangelì) e il contatto diretto con il prossimo, specialmente con i più bisognosi (malati, emarginati).

Come nascondere la luce? Lasciandoci trascinare da ciò che è comodo e facile. Gesù fu luce del mondo perché non si ritirò comodamente nel suo mondo, preferì lo sforzo, il rischio, la fatica, l’avversità e la morte.

Come far brillare la nostra luce? 1ª lettura (Is 58,7-10)

La prima lettura, tratta dal capitolo 58 del profeta Isaia, si adatta perfettamente alla parabola della luce. È tratta da un testo fondamentale sul culto e sulla giustizia. Dopo la distruzione di Gerusalemme e la deportazione a Babilonia (anno 586 a.C.), la situazione del popolo ebraico fu tragica, anche dopo il ritorno dall’esilio (anno 538 a.C.). La capitale rimase praticamente spopolata fino alla metà o alla fine del V secolo (epoca di Neemia) e la situazione economica era tragica.

In quelle circostanze di scoramento, si cerca la soluzione in una serie di cerimonie religiose, specialmente il digiuno (che implicava non solo astenersi dai cibi ma anche altri riti, come coprirsi di sacco e cenere, ecc.), per guadagnarsi il favore di Dio. Ma Dio non fa nulla. E il popolo si lamenta e protesta. «A che serve digiunare se non fai caso?» Dio risponde per mezzo del profeta: se vuoi che la tua situazione migliori, che la tua luce risplenda nelle tenebre, che la tua luce rompa come l’alba, impegnati con chi ha fame, sete, è nudo e senza tetto (le famose opere di misericordia, che si conoscevano già nell’antico Egitto); allontana l’oppressione e la maledizione.

C’è un’idea capitale in questa lettura. Quando parla dei bisognosi finisce dicendo: «e non chiuderti alla tua stessa carne». L’affamato, il nudo o senza tetto non è un essere estraneo, alieno da me, a cui faccio un favore se me ne viene voglia. È la mia stessa carne, che reclama cura e attenzione, come un membro qualsiasi del nostro corpo.

¿Cómo hizo brillar Pablo su luz? 2ª lettura (1 Corintios 2,1-5)

Cercando una relazione tra questa lettura e il vangelo, la luce con cui Paolo cerca di illuminare i Corinzi è la persona e il messaggio di Gesù Cristo. Ma la forza del testo risiede nel modo di far risplendere quella luce. La comunità di Corinto era stata fondata da Paolo. Ma quando apparve lì Apollò, un ebreo convertito al cristianesimo, incantò tutti con la sua saggezza e la sua eccellente oratoria. Molti finirono per preferire Apollò e il suo modo di trasmettere il vangelo. Paolo reagisce con durezza, affermando che lui non aveva mai voluto pavoneggiarsi con sapienza o eloquenza, ma annunciare Gesù Cristo, e non in qualsiasi modo, ma nel suo aspetto più scandaloso: crocifisso. «Perché la vostra fede non si appoggi alla sapienza degli uomini, ma al potere di Dio».

José Luis Sicre

Versione italiana tradotta con IA

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