Fe Adulta

Domenica della parola di dio

Questo domenica 25 gennaio è la domenica della Parola di Dio, una tradizione istituita da papa Francesco pochi anni fa.

Ma, non hanno tutte le celebrazioni liturgiche una grande parte dedicata ad ascoltare la Parola di Dio? Perché dedicare un anno a questa celebrazione in particolare?

In molte chiese ogni domenica si sopprime la seconda lettura perché è impossibile assimilare tanta parola, e tanto meno se si legge tutto di seguito senza pause tra una lettura e l’altra. A cosa serve leggere tanto se non abbiamo un tempo per pregare con essa?

“La parola di Dio è viva e potente” dice la lettera agli Ebrei 4:12.  Ma lo è quando gli diamo la possibilità di penetrare fino al profondo del cuore per aiutarci a discernere nel nostro cammino di Cristo.

La Parola del vangelo di oggi ci mostra Gesù discernendo il modo in cui intende portare avanti la sua missione. Ora che Giovanni non è più tra loro, Gesù sceglie il suo stile proprio di liberazione del popolo. Si pone a Cafarnàum, capitale ebraica della Galilea molto vicino ai territori “gentili”, Zabulon e Neftalì. Sebbene raccolga il messaggio di Giovanni dell’annuncio del regno di Dio, non lo fa associato al battesimo, né a nessun rito religioso, e neppure annuncia un giudizio contro coloro che non lo accettino.

L’evangelista Matteo cita il profeta Isaia per farci capire che quella grande luce che splende sul popolo è Gesù. Più che una profezia è un’interpretazione alla luce della vita, morte e risurrezione di Gesù.

Gesù non si pone nel deserto, ma lì dove vive il popolo e più che la solitudine, di cui già ha fatto esperienza prima di iniziare il suo annuncio, inizia chiamando persone con cui fare cammino.

Questa Parola è viva e potente, e se la ascolto, lasciandola parlare al mio cuore, scuotendomi dal mio torpore. La Parola non è un codice etico, non è un messaggio di Dio. La Parola è Dio in mezzo a noi nella persona di Gesù. Non siamo chiamati a imitarlo come lui non imitò Giovanni. Piuttosto, ascoltò, sentì, e seguì la sua voce interiore che lo chiamava a manifestare il regno con altri e altre attraverso la parola e le opere.

Mi addolora profondamente che la nostra chiesa non abbia saputo avvicinare le persone alla Parola, aiutato a interpretarla, a pregare con essa, a realizzarla nelle nostre vite. In questo senso i nostri fratelli protestanti ci danno il giro con la formazione che ricevono, e con l’importanza che attribuiscono alla Parola per raggiungere una vita cristiana matura e impegnata.

Non possiamo disassociare la celebrazione dell’eucaristia dallo studio e dall’approfondimento della Parola. I cattolici continuano a dare maggiore importanza alla presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati che alla Parola e alla comunità cristiana.

Buon esempio di loro sono le parole di Gesù in questo Vangelo di Matteo (a Pietro e Andrea, a Giacomo e Giovanni ) e che rimangono validi: “venite con me”. Vi chiamo e vi continuo a chiamare a camminare con me, a discernere il vostro cammino a che esprimiamo insieme ciò che significa essere comunità cristiana.

Vi chiamo in questo momento, nel XXI secolo, a proclamare l’utopia del regno ovunque, percorrendo sentieri, insegnando, proclamando e curando ogni affanno e malattia del popolo.

Siete la luce che vede il popolo che abita nelle tenebre, quella luce che splende a coloro che abitano nelle tenebre e nell’ombra di morte. Vi è stato concesso di essere Parola oggi perché “a chiunque la accetta, gli dà il potere di diventare figli e figlie di Dio: a coloro che mantengono l’adesione alla sua persona”. (Giovanni 1:12)

Celebriamo questa domenica della Parola di Dio, ma non smettiamo di riservare ogni giorno, dopo un momento di silenzio, uno spazio per ascoltare la Parola affinché diventi vita della nostra vita.

 

Carmen Notario

Versione italiana tradotta con IA

Condividi FeAdulta Facebook