«Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo»
Il quarto vangelo è scritto molto tempo dopo e pone nelle parole di Giovanni il Battesimo la cristologia sviluppatasi nelle comunità giovannee nel corso di quel tempo. Nel testo di oggi, Giovanni presenta Gesù come l’Agnello di Dio; come il Figlio amato incoraggiato dal suo Spirito, ma la teologia successiva contorce l’immagine dell’agnello – vittima sacrificale a Dio – per elaborare un’orribile dottrina della redenzione che ha prevalso a lungo (e che ancora persiste).
Gesù, il Buono, si fa carico dei nostri peccati per offrirsi come vittima vicaria al Padre, il Giusto, che in questo modo vede placata l’offesa che gli abbiamo arrecato e può riconciliarsi con il genere umano. Ma questa interpretazione contraddice persino il proprio vangelo di Giovanni, che più avanti ci dice che in Gesù abbiamo visto il Padre: «Chi mi ha visto…». Se Gesù è misericordioso è perché il Padre lo è, e che se è capace di impegnarsi fino in fondo per il Regno, è perché Dio è anch’esso impegnato fino in fondo per il genere umano… In Gesù abbiamo visto che Dio è il nostro alleato contro il male, e che egli, Gesù, è il suo strumento per liberarci dal peccato: è «colui che toglie il peccato del mondo».
Ma questa espressione ci suscita diverse domande importanti. La prima, qual è l’essenza del peccato?… Oggi tendiamo a respingere la nozione di colpa e a credere che il peccato, il male, sia fondamentalmente errore e debolezza. Ci attrae ciò che in realtà non merita: siamo affascinati da ciò che ci danneggia… Ma il fatto di non considerare il peccato come offesa a Dio non gli toglie entità, poiché continua ad essere la nostra peggiore piaga, perché ci schiavizza, mina la convivenza e distrugge la nostra vita.
La seconda domanda è, qual è l’origine del male; del peccato? Perché se il male non procede da Dio, creatore di tutte le cose, ¿de dónde procede?… Argomenti come quello di Epicuro per legare l’esistenza del male all’inesistenza di Dio sono molto convincenti, ma falli di rigore, perché come dice J. Antonio Estrada, l’unica cosa che dimostrano è che il problema del male è inaccessibile alla nostra ragione. E nient’altro.
La terza domanda è forse la più importante per noi: ¿cómo puede Jesús quitar el pecado del mundo? ¿cómo puede librarnos del pecado?…
Innanzitutto, scusandoci. Lungo il vangelo, Gesù non tratta gli “«peccatori»” come colpevoli, ma come bisognosi di Dio e amati da Lui. Gesù non ci considera malvagi per essere soggetti alla legge del peccato, ma le sue vittime, perché il peccato, più che essere commesso, è sofferto. In secondo luogo, Gesù ci libera dal peccato accendendo la sua luce affinché non inciampiamo nelle trappole della vita. Gli esseri umani siamo propensi ad sbagliare; a inciampare, e Gesù ci presta la sua luce per mostrarci la via.
Infine, Gesù ci propone una forma di vita equiparabile a un tesoro, e ci dice che chi lo trova vende tutto per acquistarlo; che le altre cose cessano di avere valore per lui… compresa l’attrazione che su di noi esercita il peccato.
Miguel Ángel Munárriz Casajús
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