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Genesi 22, 1-18 / Romani 8, 31-34

Dopo queste cose avvenne che Dio tentò Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!» Egli rispose: «Eccomi.» Dio disse: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che ami, Isacco, va’ nel paese di Moria e offrilo là in olocausto su uno dei monti che io ti indicherò.»

GENESI 22, 1-18

Dopo queste cose avvenne che Dio tentò Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!» Egli rispose: «Eccomi.» Dio disse: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che ami, Isacco, va’ nel paese di Moria e offrilo là in olocausto su uno dei monti che io ti indicherò.»

Arrivati al luogo che Dio gli aveva detto, Abramo costruì lì l’altare e dispose la legna; poi legò Isacco, suo figlio, e lo pose sull’altare, sopra la legna. Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.

Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo dicendo: «Abramo, Abramo!» Egli rispose: «Eccomi.» L’angelo disse: «Non stendere la tua mano contro il ragazzo e non fargli alcun male, perché ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio.»

Abramo alzò gli occhi, guardò e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò, prese l’ariete e lo offrì in olocausto al posto di suo figlio.

L’angelo del Signore chiamò Abramo una seconda volta dal cielo e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore, che per aver fatto questo, per non avermi rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti colmerò di benedizioni e moltiplicherò grandemente la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia sulla riva del mare, e la tua discendenza possiederà la porta dei suoi nemici. Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra, in ricompensa del fatto che tu hai obbedito alla mia voce.»

Abramo, secondo la lettura “teologica” della Genesi, deve essere, per promessa divina, “il padre del popolo”. Che Dio gli chieda il sacrificio del suo unico figlio sembra contraddire quella promessa, ma Abramo non dubita di Dio ed è disposto a obbedirgli, a fidarsi di Dio fino a quel limite.

Si tratta di un testo estremamente primitivo, nelle sue origini e nella sua teologia. Nelle sue origini, probabilmente si tratta di un antico rito di sacrifici umani, sostituito più tardi dall’offerta di animali. Nella sua teologia, si presenta come una “prova”. Dio mette alla prova la fedeltà di Abramo, fino a chiedergli il sacrificio del suo unico figlio, da cui dipende la discendenza del Patriarca, ed egli si mostra disposto a fare tutto ciò che Dio gli chiede.

La narrazione ha, in questa domenica, un’altra lettura, attirata da una frase della lettera ai Romani. “Se Dio non ha risparmiato il proprio Figlio…”. Si traspone dunque la fedeltà di Abramo allo stesso Dio. Abramo dà prova della sua assoluta fedeltà a Dio mostrandosi disposto a sacrificare il suo unico figlio. Dio mostra la sua assoluta fedeltà consegnando il proprio Figlio per noi. Il messaggio, quindi, è di fiducia in Dio Salvatore. La lettura del brano della lettera di Paolo completa quella del libro della Genesi: “l’amore di Dio manifestato in Gesù Cristo”.

 

ROMANI 8, 31-34

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà egli con lui ogni cosa?

Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che giustifica. Chi condannerà? Forse Cristo Gesù, che è morto; anzi, che è risorto, che è alla destra di Dio, e che intercede per noi?

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, i pericoli, la spada?, come dice la Scrittura: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno; trattati come pecore destinate al macello.

Ma in tutto questo noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amato. Poiché sono persuaso che né la morte né la vita né gli angeli né i principati né il presente né il futuro né le potenze né l’altezza né la profondità né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio manifestato in Cristo Gesù, nostro Signore.

È uno dei passi più ispirati di tutti gli scritti di Paolo, un magnifico inno di fede in Gesù come “prova tangibile” dell’amore di Dio. Non possiamo entrare oggi in una esegesi dettagliata, ma segnaleremo qualche aspetto fondamentale:

· Un invito veemente ad accogliere il Dio di Gesù. Dio è colui che “non ha risparmiato neanche il proprio Figlio per salvarci”. Neppure il Figlio amato, il prediletto, è un “prezzo” troppo caro per il desiderio salvifico del Padre. Questo cambia radicalmente quella strana teologia basata sul fatto che Dio perdona ricevendo il sacrificio del sangue e della morte del Figlio – in cui il Figlio è il buono e il Padre il giusto, in cui l’ira di Dio è placata dal sangue di Gesù -.

· È l’amore del Padre che arriva fino a consegnare il proprio Figlio. Così, la croce e la morte di Gesù sono testimonianza dell’amore di Gesù, che non esita ad andare fino in fondo nella sua donazione; e sono testimonianza dell’amore del Padre, che non esita a offrire ciò che più ama, suo Figlio Gesù, affinché tutti abbiamo vita. E così, “se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”

· Ma contro di noi c’è tutto il male del mondo, “la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, i pericoli…” e possiamo aggiungere “l’ingiustizia, l’oppressione, la malattia, la vecchiaia, la morte, il dolore”. Ebbene, nonostante tutto ciò, continuiamo a credere nell’amore di Dio, perché lo abbiamo visto nell’amore di Gesù, capace di assumere fino alla morte e a una morte di croce.

Magnifico testo, che colloca al suo posto il Padre e sposta per sempre il Giudice placato dal sangue di Cristo. Magnifico testo che, senza tentare di spiegare il male del mondo, compie un atto di fede nell’amore di Dio esclusivamente per averlo visto e toccato in Gesù.

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

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