Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui:
«Ecco, io stabilisco la mia alleanza con voi, e con la vostra futura discendenza, e con ogni essere vivente che è con voi: gli uccelli, il bestiame e tutte le bestie selvatiche che sono con voi, con tutto ciò che è uscito dall’arca, tutti gli animali della terra…
Domenica 1ª di QUARESIMA
Iniziamo il Tempo di Quaresima. Quaranta giorni di cammino verso la Pasqua. In questa prima Domenica, il centro fondamentale del Messaggio si trova alla fine del Vangelo di Marco: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Gli altri testi iniziano a esporre la conversione, come opera dello Spirito, e a preparare la catechesi del Battesimo, attraverso il quale ci incorporiamo a Cristo.
Genesi 9, 8-15
Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui:
«Ecco, io stabilisco la mia alleanza con voi, e con la vostra futura discendenza, e con ogni essere vivente che è con voi: gli uccelli, il bestiame e tutte le bestie selvatiche che sono con voi, con tutto ciò che è uscito dall’arca, tutti gli animali della terra.
Stabilisco la mia alleanza con voi, e mai più tutta la carne sarà distrutta dalle acque del diluvio, né ci sarà più un diluvio per distruggere la terra.»
Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza che per le generazioni perpetue pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi: Pongo il mio arco nelle nuvole, ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando coprirò la terra di nuvole, allora l’arco sarà visto nelle nuvole, e mi ricorderò dell’alleanza che è tra me e voi e ogni essere vivente, tutta la carne, e non ci saranno più acque diluviali per sterminare tutta la carne».
È un racconto del Codice Sacerdotale che utilizza materiali della tradizione Yahwista. Il diluvio fu senza dubbio una catastrofe naturale di cui rimane traccia in molte tradizioni dei popoli antichi.
Lo Yahwista e il Sacerdotale la raccolgono e fanno di questa catastrofe un grande sermone penitenziale, considerandola un castigo di Dio per i peccati. E questa è la parte più oscura del racconto, perché suppone che Dio abbia voluto sterminare l’umanità, che solo pochi si salvano, e che l’ira di Dio sia placata dal “profumo calmante” di un sacrificio sanguinoso.
D’altra parte, il frammento di oggi è totalmente specifico di Israele: Dio non è un essere terribile che può in qualsiasi momento distruggere l’intera creazione: Dio è un alleato. Ma un alleato di Israele, non precisamente di tutta l’umanità. Finché Israele obbedisce alla Legge di Dio, può contare su di Lui… contro i suoi nemici.
Il segno di questa Alleanza non potrebbe essere più espressivo: l’arcobaleno. Non è un arco di pietra, qualcosa di architettonico. È l’arco di guerra di Dio vendicatore. Dio ha scagliato le sue frecce che sono state sul punto di sterminare ogni vita; ma non più: il sacrificio di Noè ha placato Dio, e Dio ha appeso il suo arco di guerra nel firmamento, come dimostrazione che non tenterà mai più di distruggere l’umanità.
A prima vista è una tradizione e una spiritualità antichissima, estremamente primitiva. È la preistoria della nostra fede. Dal qui alla teologia di Giovanni (“Tanto amò Dio il mondo che gli diede il suo Figlio unigenito”) c’è un lunghissimo cammino da percorrere. Ma riconosciamo già in questa vetusta tradizione il seme della nostra stessa fede in Dio Salvatore.
1 Pietro 3, 18-22
Poiché anche Cristo, per condurci a Dio, morì una sola volta per i peccati, il giusto per gli ingiusti, morto nella carne, vivificato nello spirito.
Nello spirito andò anche a predicare agli spiriti in carcere, un tempo increduli, quando la pazienza di Dio li attendeva, nei giorni in cui Noè costruiva l’Arca, nella quale poche persone, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua; a questa corrisponde ora il battesimo che vi salva e che non consiste nel togliere la sporcizia del corpo, ma nel chiedere a Dio una buona coscienza mediante la Resurrezione di Gesù Cristo, che, essendo andato in cielo, è alla destra di Dio, e gli sono sottoposti gli Angeli, le Dominazioni e le Potestà.
È un testo scritto probabilmente a Roma dopo la morte di Pietro, e basato sulla sua predicazione. La sua “teologia del diluvio” e dell’azione di Cristo sugli antenati che attendono nell’”Ade” ci risulta un po’ lontana, persino incomprensibile.
Rimaniamo semplicemente con l’idea che si tratta di un testo battesimale, incentrato su “salvati attraverso l’acqua”, immagine molto usata nella prima Chiesa, in cui l’acqua rappresenta il male, il peccato, la morte (sia come realtà che come simbolo) da cui è salvato Gesù, salvato dalla morte dallo Spirito, e noi, che ci incorporiamo alla sua resurrezione attraverso il Battesimo.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
