Domenica 25 del Tempo Ordinario
AMOS 8, 4-7
Ascoltate questo, voi che opprimete il povero, che spogliate i miseri dicendo: Quando passerà il novilunio, per vendere il grano, e il sabato, per esporre il grano?
Diminuite la misura, aumentate il prezzo, usate bilance truccate, comprate il povero per denaro, il misero per un paio di sandali, vendendo perfino la pula del grano.
Il Signore giura per la gloria di Giacobbe: non dimenticherò mai le vostre azioni.
Amos vive intorno all’anno 750. Nacque a Tecoa, a circa venti chilometri da Gerusalemme, ma svolse il suo ministero nel regno del Nord. Non fece parte di alcuna comunità profetica (il suo mestiere era agricoltore, o forse pastore); è un profeta per ispirazione divina, non per professione.
È contemporaneo di Osea e svolge il suo ministero in tempi di prosperità (regno di Geroboamo II) ma anche di grande corruzione, sia religiosa (idolatria) che sociale-morale (abusi dei ricchi).
La denuncia dei ricchi che sfruttano i poveri è uno dei temi forti della sua predicazione (e in questo assomiglia anche a Osea, sebbene in quest’ultimo il tema sia meno trattato).
Il testo che leggiamo oggi è stato scelto per questa domenica a causa delle trappole dell’amministratore infedele, “protagonista” della parabola del Vangelo di Luca. (Il maggiore o minore successo di questa scelta sarebbe un buon argomento di discussione).
TIMOTEO 2, 1-8
Ti prego dunque, prima di tutto, che si facciano preghiere, suppliche, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e serena, con tutta pietà e dignità. Questo è buono e gradito agli occhi del nostro Salvatore, Dio, che vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Poiché Dio è uno e uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che si è dato in riscatto per tutti: questo è il testimone a suo tempo: per questo sono stato posto come annunciatore e apostolo – dico la verità, non mento – maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Raccomando agli uomini di pregare in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza contese.
Continuiamo con la lettura continua di questa lettera, che abbiamo iniziato la domenica scorsa. Una delle preoccupazioni della lettera è dettare norme concrete per la vita della comunità, e nella prima parte di questo brano vediamo alcune di esse, destinate alla preghiera per i governanti. Successivamente si fa un passo dottrinale, presentando Gesù come mediatore (“l’uomo Cristo Gesù, che si è dato in riscatto per tutti”).
Il paragrafo giustifica in qualche modo la preghiera per i governanti, che non sono cristiani, per la volontà di Dio “che vuole che tutti gli uomini siano salvati”, e per la mediazione universale di Gesù, e anche per la missione dello stesso Paolo, che si ridefinisce come annunciatore della fede ai pagani.
Come quasi sempre, non c’è connessione tra questo testo e gli altri due.
Giuseppe Enrico Galarreta
