Fe Adulta

Dio non nasconde né rivela nulla a nessuno

DOMENICA 14 (A) (Mt 11,25-30)

Nel vangelo di oggi ci sono tre paragrafi ben definiti. Il primo si riferisce a Dio. Il secondo, all’interdipendenza totale tra Gesù e Dio. Il terzo fa riferimento alla relazione tra noi e Gesù. Nella prima comunità cristiana tutti erano persone semplici. Che cosa avrebbe detto Gesù dopo Costantino?

Ti ringrazio, Padre, perché…” Ciò che è importante non è l’azione di grazie, ma il motivo. Gesù non può affermare che Dio dà ad alcuni ciò che nega ad altri. Quello che vuol dire è che il vero Dio non può essere accettato che dalla gente semplice senza pregiudizi. I saggi sono capaci di crearsi il loro proprio Dio.

Chi erano i semplici? Il « nepios » greco ha molti significati, ma tutti vanno nella stessa direzione: infantile, bambino, minorenne, incapace di parlare; e anche: sciocco, infelice, ingenuo, debole. Per l’élite religiosa, i semplici erano maledetti, perché non conoscevano la Legge e, pertanto, non potevano adempierla.

Queste cose non sono conoscenze, ma le esperienze di Dio che Gesù ha vissuto e che ci vuole trasmettere. Non si tratta di sapere più cose, ma di un’esperienza più profonda. « Tutto mi è stato consegnato dal mio Padre… » Quella conoscenza di Dio non è frutto dello sforzo umano, ma puro dono; anche se non è negato a nessuno.

L’errore della teologia è stato credere che conoscessimo Gesù perché conoscevamo Dio; se Gesù era Dio, sapevamo che cosa era Gesù. Il testo dice il contrario, il modo di conoscere Dio è conoscere Gesù, facendo nostra la sua esperienza di Dio.

Venite a me voi tutti stanchi e carichi. Il giogo era, che era certamente insopportabile. L’uomo scompariva sotto il peso di più di 600 precetti e 5.000 prescrizioni. Per i farisei, era l’unico assoluto. Il compito di Gesù era liberare l’uomo da tutti i legami religiosi.

Il mio giogo è leggero. Gesù libera dal giogo che opprime l’uomo. Non propone una via di rose. Senza sforzo non c’è vera umanità. Non è il duro lavoro che guasta una vita, ma gli sforzi che non portano alla pienezza.

Gesù vuole aiutarci a sviluppare il nostro essere senza oppressioni. Il giogo e il fardello sarebbero, come il peso delle ali per l’uccello. Le ali hanno il loro peso, ma se le togli, come voleranno? Il motore di un aereo è un tremendo carico, ma grazie a quel peso l’aereo vola. I nostri limiti ci permettono di avanzare.

Non abbiamo ascoltato questo messaggio. Nel momento in cui sono passati i primi secoli del cristianesimo, questo vangelo è stato dimenticato, e il « buon senso » è stato recuperato. Mai più è stato riconosciuto che Dio possa rivelarsi alla gente semplice. È così sorprendente quello che Gesù ci dice, che non ci abbiamo mai creduto.

Facciamo male quando ci lasciamo guidare dagli esperti. A tutti i livelli siamo nelle mani degli esperti. In religione la dipendenza è assoluta, fino al punto di impedirci di pensare per noi stessi. La Chiesa ha dottori…

Pio IX disse: « c’è solo due classi di cristiani, quelli che hanno il diritto di comandare e quelli che hanno l’obbligo di obbedire ». Nessun gerarca oggi oserebbe ripetere quelle parole, ma in pratica, tutti agiscono da quella prospettiva.

Gesù propone un modo di vivere la vicinanza di Dio, proprio come lui profonda è quella che dà significato all’esistenza, tanto del saggio quanto dell’ignorante, tanto del ricco quanto del povero. Ciò che ci porta alla pienezza, sarà leggero.

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