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Bad bunny e la lingua spagnola

Riconosco che all’inizio non mi è piaciuto lo spettacolo organizzato da Bad Bunny per la celebrazione della finale del campionato della NFL, un acronimo che rappresenta il football americano. Si organizza un’enorme festa, il Super Bowl, che vede centinaia di migliaia di persone.

Quest’anno toccava a un portoricano, Bad Bunny, organizzare lo spettacolo, che sponsorizza un ballo spaventoso chiamato il perreo. Le scene non erano spettacolari, ma la vita quotidiana di molti paesi dell’America del Sud, abitanti che, in gran numero, avevano trasferito la loro vita negli Stati Uniti, si stima il loro numero in 68 milioni di persone. Quando venivano maltrattati dall’ICE, la polizia specializzata nell’espulsione degli immigrati illegali, Bad si è permesso di difendere la sua cultura e la sua lingua che stavano cambiando, in qualche modo, l’identità degli Stati Uniti.

Ha parlato in spagnolo senza traduzione simultanea, senza filtri, senza concessioni né sottotitoli, mettendo in risalto che è la lingua, dopo il cinese, più parlata del mondo con grande differenza rispetto all’inglese e che si è installata negli Stati Uniti, culturalmente, politicamente e demograficamente, per la costernazione del suo presidente Donald Tump. È la storia di una lingua che si va insinuando tra le fessure del mondo, che conquista con le sue canzoni e che si canta in molte cucine. È associata al sole, è nata da un antico impero e, sebbene questo sia caduto, la sua lingua rimane.

Quel linguaggio che il presidente Trump credeva fosse limitato alle cucine e ai lavori duri nei campi era esposto sul balcone della più importante celebrazione sportiva degli Stati Uniti. Era la lingua degli esclusi, degli esiliati, di coloro che non hanno documenti che è irruzione con forza in ogni casa americana. Non c’è da stupirsi che ore dopo l’evento, Donald Trump abbia esclamato che fosse stata una vera vergogna, un’offesa all’America.

Una lingua che non cominciò con Cicerone ma con il latino volgare, quella dei soldati e mercanti che si va adattando ai diversi luoghi che attraversano. Viene arricchita dai Visigoti con alcune parole e gli Arabi la riempiono di vocaboli. In mezzo a questo divenire emerge il castigliano come lingua dominante ma che, nata dal potere, si è salvata per l’uso e la fa sopravvivere all’impero. In America si trova con le lingue indigene e in ogni territorio una volta ancora si adatta, si trasforma e la fa propria.

È una lingua che oggi viene parlata da più di 600 milioni di persone e tra questi, per oltre 500 milioni, è la loro lingua madre. A questa massa nativa, con gli anni, si aggiungono gli studenti che vogliono impararla. Un dato curioso è che il 7% dei libri che vengono pubblicati nel mondo lo fanno in spagnolo.

Gli organizzatori della finale del NFL non hanno improvvisato. Hanno offerto ai 68 milioni di latinoamericani che parlano spagnolo in casa, uno specchio in cui guardarsi per poter riconoscere la loro evidenza demografica, culturale ed economica. E a noi spagnoli, che l’abbiamo esportato nel mondo intero, dovrebbe darci un motivo di orgoglio per dimenticare parte della leggenda nera che abbiamo accettato.

 

Isabel Gómez Acebo

Religión Digital

Versione italiana tradotta con IA

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