La formazione cristiana come un’opera di sinergia e comunione, sotto il motto di dare alla luce la fede. Questa è la caratteristica che ha evidenziato il Papa nel suo discorso di questa mattina, nella Sala Clemente del Palazzo Apostolico, durante l’udienza con i partecipanti alla Terza **Assemblea Plenaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita**.
L’incontro, che è iniziato il 4 febbraio nella Curia Generale dei Gesuiti a Roma, si è concentrato sul tema “Finché Cristo non sia formato in voi“, tratto dalla Lettera di San Paolo ai Galati. Francesco riprende oggi questo tema per sottolineare le peculiarità di un’arte che, a suo dire, deve collocarsi in una dinamica che, anche con il dolore, conduca il discepolo a un’unione vitale con la persona stessa del Salvatore.
Non solo la trasmissione della dottrina, ma l’offerta della vita.
Il Papa fa notare che, talvolta, nella Chiesa, la figura del formatore come “pedagogo” che trasmette istruzioni ha prevalso su quella del “padre”. Chiarisce:
La nostra missione, tuttavia, è molto più elevata, perciò non possiamo limitarci a trasmettere semplicemente la dottrina, un’osservanza o un’etica, ma siamo chiamati a condividere ciò che viviamo, con generosità, amore sincero per le anime, disponibilità a soffrire per gli altri e una consegna senza riserve, come genitori che si sacrificano per il bene dei loro figli.
La dimensione comunitaria della formazione
Citando la Evangelii Gaudium, Leone XVI esalta la dimensione comunitaria della formazione:
Non è solo il sacerdote, né un catechista, né un leader carismatico, a generare la fede, ma la Chiesa, la Chiesa unita e viva, formata da famiglie, giovani, celibi, persone consacrate, animata dalla carità e, perciò, desiderosa di essere feconda, di trasmettere a tutti, e specialmente alle nuove generazioni, la gioia e la pienezza di senso che vive e sperimenta.
Prevenire ogni forma di abuso a minori e vulnerabili
Il discorso del Pontefice offre indicazioni su come progredire nell’impegno della Chiesa nella formazione, considerando che è un’arte che non si improvvisa e che «richiede pazienza, ascolto, accompagnamento e verifica». Il cammino da seguire è quello del granello di senape, che allude alla capacità di far fruttificare anche le cose più piccole, come sperimentarono alcuni santi che il Papa chiama “giganti dello spirito”: San Ignazio di Loyola, San Filippo Neri, San Giuseppe di Calasanz, San Gaspardo del Buffalo, San Giovanni Leonardi.
Ricorda anche il trattato di Sant’Agostino, *De catechizandis rudibus*, che può essere una fonte di ispirazione, e cerca di “promuovere percorsi di vita coerenti, attraenti e personali che conducano al Battesimo e ai Sacramenti, o alla loro riscoperta”; aiutare chi intraprende **un cammino di fede a sviluppare e promuovere un nuovo modo di vita** che abbracci tutti gli aspetti della vita, privati e pubblici, come il lavoro, le relazioni e la vita quotidiana. In particolare, aggiunge:
Promuovere nelle nostre comunità gli aspetti formativi orientati al rispetto della vita umana in tutte le sue fasi, in particolare quelli che contribuiscono a prevenire ogni forma di abuso di minori e persone vulnerabili, così come ad accompagnare e sostenere le vittime.
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