Fe Adulta

Auguri di buon anno in tempi turbolenti

Nel Barocco, i grandi predicatori di corte erano soliti ricordare all’inizio dell’anno i principi di un buon governo di matrice cristiana (salvaguardare il bene comune, vegliare sui poveri e i deboli, contribuire alla tranquillità e alla felicità di tutti). Questa tradizione è oggi continuata dagli vescovi e dai papi con i loro «messaggi» del 1° gennaio. Da anni, i messaggi papali in occasione della «Giornata Mondiale della Pace» hanno una speciale risonanza. «Una pace disarmata e disarmante, umile e costante. Proviene da Dio, il Dio che ci ama tutti incondizionatamente»: questo è, come è noto, il grande desiderio del papa Leone XIV nel suo primo messaggio di questo tipo.

Mi limiterò ad esprimere alcuni desideri personali per il nuovo anno a livello micro e macro.

A livello micro, vorrei ricordare le idee di Sant’Agostino. Nelle sue «Confessioni», scrisse la famosa sentenza sul tempo: «Cos’è il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so. Se voglio spiegarlo, non lo so». Il passato come ciò che non è più, il futuro come ciò che non è ancora e il presente come il momento fugace tra il passato e il futuro esistono solo nella nostra percezione; per Dio, tutto è simultaneo (un’eternità presente). Nella tradizione agostiniana si raccomanda di sanare le ferite del passato mediante il perdono, vivere intensamente il presente mediante le buone opere e l’amore, e confidare serenamente il futuro a Dio. 

Le riflessioni di san Tommaso d’Aquino sul cambio d’anno non ruotano solo attorno al tempo: «Ti abbiamo fatto per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (Conf. I, 1). Questa famosa citazione all’inizio delle «Confessioni» esprime l’anelito fondamentale dell’essere umano, che solo trova la sua pienezza in Dio («solo Dio basta», si attribuisce anche in questo senso a santa Teresa). Così, il cambio d’anno è anche un’occasione per esaminare la propria «inquietud del cuore» in questi tempi per lo più turbolenti e reorientarlo verso l’essenziale. Per ciò è necessario superare una e l’altra volta l’egocentrismo, l’amor proprio morboso.

Il cerchio familiare e di amici può essere anche buono per mantenere il nostro «cuore inquieto». Ad esempio, anticipando quel tempo di cui parlano i profeti d’Israele e del cristianesimo: un tempo in cui ci inviteremo gli uni gli altri «sotto la vite e il fico» (Zac 3,10) e godremo della pacifica convivenza. Ogni volta che lo facciamo nell’ambito personale, qualunque sia il motivo, sperimentiamo nel nostro piccolo mondo qualcosa del Regno di Dio, verso il quale ci dirigiamo con il cuore inquieto.

Certo, l’idillio sulla terra non esiste. Perché non siamo sul Monte Tabor e non possiamo costruire qui tre tende permanenti. Quando apriamo la finestra (le notizie sui media sono oggi la finestra sul grande mondo), ci rendiamo conto a livello macro che la guerra, la menzogna e l’inganno, o la legge del più forte, sembrano fare da padrone… precisamente ora, quando grandi potenze come Stati Uniti, Russia e Cina sembrano dividersi il mondo tra loro… e l’Unione Europea e altri blocchi si mostrano indecisi e impotenti.
Sì, potremmo tendere al pessimismo di fronte al corso del mondo, perché la produzione di armi aumenta e il predatore che c’è nella natura umana non è ancora stato del tutto domesticato, né dalle grandi religioni né dalla cultura. Per quanto riguarda la violenza, la storia sembra in molti casi un eterno ritorno della stessa cosa, solo con armi sempre più letali. «Ciò che è stato, può tornare a essere»: questa fu, in sostanza, la risposta del filosofo Theodor Adorno alla domanda se qualcosa come «Auschwitz» potesse ripetersi. ¡Per questo dobbiamo rimanere all’erta!

Ma se guardiamo più da vicino, ci sono anche sviluppi incoraggianti nel nostro mondo, come si può leggere questi giorni sui media:

-Viviamo più a lungo: l’aspettativa di vita globale è aumentata notevolmente dal 2000.
-La mortalità dei bambini di età inferiore ai 15 anni è diminuita della metà dal 2000.
-Anche la povertà estrema è diminuita: nel 2000 era del 36%, oggi è del 10%.
-Grazie, tra le altre cose, all’energia solare, oggi ci sono molte più persone che prima hanno accesso all’elettricità: oggi è il 92% della popolazione mondiale, rispetto al 78% nel 2000. In Ruanda, ad esempio, la connessione alla rete elettrica è aumentata dal 6% al 64%.
-Il 68% delle ragazze frequenta oggi la scuola superiore, rispetto al 47% nel 2000.
-Il tasso di sopravvivenza al cancro è raddoppiato. Gli infarti miocardici sono meno mortali, oggi solo nel 10%.

-E così potremmo trovare molte buone notizie che ci fanno pensare che l’unità della famiglia umana progredisce poco a poco.

-**Per questo, a livello macro, desidero **

-**che siamo** cittadini e cittadine **politicamente sensibili **ai problemi del nostro paese e del nostro mondo; 

-che nel 2026 **promuoviamo i progressi positivi **con il nostro tempo, la nostra mente e anche con il nostro denaro… 

No è che come individui non possiamo fare nulla.  Di fronte alla tentazione del pessimismo, dovremmo seguire il consiglio di Aristotele:

«Non possiamo cambiare il vento,

ma possiamo regolare le vele».

 

Mariano Delgado*

Religione Digitale

*Mariano Delgado è professore emerito di Storia della Chiesa presso la Facoltà di Teologia di Friburgo (Svizzera), dove è stato Decano due volte. Tra il 2021-2025 è stato Decano della Classe VII (Religioni) presso l’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti (Salisburgo).

Versione italiana tradotta con IA

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