Fe Adulta

Sapore e luce

Mt 5, 13-16

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Cosí risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.”

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“Sale della terra…, luce del mondo”. A volte, queste parole sono state lette in chiave proselitistica, di un modo estremamente attraente per l’ego e gratificante per la mente.

Una tale lettura si potrebbe sintetizzare in questo modo: unicamente può essere “sale” e “luce” chi possiede la verità. Poiché Gesú è il Figlio di Dio incarnato, che ci ha comunicato la verità definitiva (infatti, egli stesso ha detto: “Io sono la verità”), noi siamo portatori della verità. Ciò che ora ci spetta -ciò che Dio vuole- è di estendere questa verità al mondo intero, affinché possa uscire dall’errore (che consiste, in fin dei conti, nell’ignoranza del vangelo). Il “serbatoio della verità” l’abbiamo già; quello che ci viene richiesto è coraggio per trasmetterlo e testimonianza di vita.

Dicevo che una lettura di questo genere risulta attraente per l’ego e gratificante per la mente…, finché la persona si trova nel livello mitico di coscienza.

È caratteristica di questo livello l’idea di “possedere” la verità assoluta, la quale è stata previamente e in maniera spontanea identificata con una credenza o concetto. In questo modo, la verità viene trattata come un “oggetto” che uno può avere -se accetta tale credenza- o, al contrario, un altro ne è privo, per mancanza di informazione o anche in buona fede.

L’ego è sempre attratto dal fatto di considerarsi in possesso della verità, in modo particolare per due motivi: perché questo gli fa provare una sensazione di sicurezza e perché gli permette -inconsciamente- di mantenere un’immagine di sé “al di sopra di” coloro che, per lui, sono nell’errore. L’ego adora sentirsi “speciale”.

E per la mente risulta gratificante perché si muove proprio a suo agio nel mondo delle idee, dei concetti, delle credenze…, oggetti tutti quanti che la ragione può delimitare e definire secondo i suoi bisogni.

Ciò che invece risulta frustrante per la mente è il messaggio che lei non può acchiappare la verità, perché questa non è mai un “oggetto” che possa essere contenuto nei suoi limiti. Altrettanto frustrante per l’ego è l’avvertire che non può vantarsi di “possedere” la verità, e che basta che uno si creda in possesso di questa -o al di sopra degli altri- per sospettare che ha sbagliato seriamente direzione.

Con tutto ciò, non sembra difficile capire che l’essere umano sia caduto (cada) cosí facilmente nel tranello di considerare la verità come un oggetto alla sua portata, e che si arroghi un atteggiamento di superiorità per quanto riguarda idee o credenze. (L’ego adora che gli altri lo riconoscano come “sale” e come “luce”, dato che non cerca altro che sentirsi riconosciuto ad ogni costo.

Tuttavia, basta prendere le minime distanze da ciò che è la coscienza mitica per rendersi conto del tranello che si nasconde nell’impostazione precedente.

Com’è già stato detto, il tranello non è altro che confondere la verità con un oggetto mentale che potesse essere acchiappato. E pensare che siamo “sale” e “luce” per come pensiamo o addirittura per quello che facciamo.

Se mettiamo ogni cosa al suo posto, con un minimo rigore, ci accorgeremo che la persona che è luce non lo va gridando ai quattro venti; e che lo è, non per le sue idee che vorrebbe imporre, ma per sé stessa, per ciò che è.

In concreto, è “sale” quella persona che ci aiuta ad assaporare la vita piú profondamente, perché ci contagia il suo piacere di vivere e ci sostiene perché possiamo sperimentarlo. È “luce” chi, con la sua presenza amorosa, dissipa le nostre tenebre e ci rende piú agevole il percepire il senso luminoso della nostra esistenza, della nostra vera identità.

Essere “luce” e “sale”, quindi, è la cosa piú opposta che ci sia a qualsiasi atteggiamento di superiorità e di proselitismo. Né l’orgoglio né il fanatismo apportano sapore o luce.

Gesú appare come “sale” e come “luce” per quello che egli era e che egli viveva. Perché Gesú non fu un teologo, o uno che mettesse l’accento sui concetti. Il suo è un messaggio estremamente semplice, incentrato sulla prassi, una prassi misericordiosa: insomma, “sale” e “luce” forse non sono che un altro nome della compassione.

Significa questo l’ammettere il relativismo del “tutto vale”, per quanto riguarda idee o credenze? Certamente no. Non si nega la verità; ciò che si afferma è che questa non è alla portata della nostra mente, per quanto la mente (la ragione critica) ci aiuti anche a discernere. Ma quello che pare indubbio è che la verità non può essere pensata, può solo essere “stata”.

Quello di cui bisogna accorgersi è la relatività del modo umano di cognizione. Perché, spesso, quando si sentono persone -nel campo della filosofia, della religione o in qualsiasi altro- inveire contro il “relativismo”, in realtà ciò che sembra apprezzarsi è la paura del pluralismo, il disagio verso la differenza e, in definitiva, un’insicurezza inconscia.

 

Enrique Martínez Lozano

Traduzione: Teresa Albasini

www.enriquemartinezlozano.com

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