Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io stipulerò con la casa d’Israele (e con la casa di Giuda) una nuova alleanza; non come l’alleanza che stipulai con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dall’Egitto…
GEREMIA 31, 31-34
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io stipulerò con la casa d’Israele (e con la casa di Giuda) una nuova alleanza; non come l’alleanza che stipulai con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dall’Egitto; poiché essi hanno infranto la mia alleanza, e io li ho abbandonati – oracolo del Signore -; ma questa sarà l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele, dopo quei giorni – oracolo del Signore -: porrò la mia legge nel loro intimo e la scriverò sui loro cuori, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.
Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, ciascuno il suo prossimo e ciascuno il suo fratello, dicendo: «Conoscete il Signore», poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore – quando perdonerò la loro iniquità e del loro peccato non mi ricorderò più.
Geremia è il profeta che ci risulta più vicino. Vive seicento anni prima di Cristo. Sono gli anni più difficili per Israele. Decadenza, sconvolgimento generale del mondo per la caduta di Ninive in mano ai Caldei, assedio e distruzione di Gerusalemme, esilio del popolo. Geremia passa questi anni insegnando, predicando, predicendo la catastrofe… e malvisto da tutti, rifiutato, accusato di minare il morale del popolo, imprigionato. Rimane a Gerusalemme dopo l’esilio e termina i suoi giorni in esilio in Egitto.
Ma tutte queste sofferenze purificano enormemente la sua fede. È colui che meglio formula la dottrina della “Nuova Alleanza”, della “Religione del Cuore”. Questo lo ha costituito come padre spirituale del giudaismo più puro, di ciò che è stato chiamato “il resto di Israele”.
Il testo di oggi è un buon esempio di questa religione purificata, di questo culto a Dio che risiede nel cuore dell’uomo. È l’annuncio del Nuovo Popolo, formato da Figli, che conoscono Dio e non vivono nel peccato-giustizia, ma nel perdono, nella conoscenza del Padre.
EBREI 5, 7-9
Cristo, avendo offerto nei giorni della sua vita mortale preghiere e suppliche con forte grido e lacrime a colui che poteva salvarlo dalla morte, fu esaudito per la sua pietà, e pur essendo Figlio, con quello che patì imparò l’obbedienza; e giunto alla perfezione, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
È uno dei documenti più profondi e ricchi del Nuovo Testamento. Attribuito talvolta a Paolo, oggi sembra più probabile, per il suo stile e la sua teologia, che non sia di lui, sebbene sia del suo ambiente. Utilizza brillantemente tutto l’Antico Testamento applicandogli i suoi concetti e le sue immagini, come pienezza, compimento e superamento di tutto ciò che è precedente.
Il brano che leggiamo è inserito in un altro più ampio che gli dà senso. Comincia così:
“Avendo, dunque, un tale Sommo Sacerdote che è penetrato nei cieli – Gesù, il Figlio di Dio – manteniamo ferma la fede che professiamo. Infatti, non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa compatire le nostre debolezze, ma uno che è stato provato in tutto come noi, eccetto che nel peccato. Avviciniamoci, dunque, con fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia per un aiuto opportuno…”
Il testo presenta quindi Gesù partendo dalle immagini, usanze, ecc., dell’Antico Testamento. Qui viene paragonato al Sommo Sacerdote del Tempio di Gerusalemme, e lo si fa proprio per sottolineare la differenza. È un Sommo Sacerdote che non “offre per i peccati degli altri” ma che porta su di sé i nostri peccati.
Si parla dunque di Cristo uomo, eletto Sacerdote. È una profonda teologia dell’Incarnazione. Quest’uomo eletto Sacerdote, dichiarato Figlio, è l’opera di Salvezza di Dio. È accettato da Dio perché accetta la sua volontà. Dio non lo ha liberato dal dolore e dalla morte: è stato sottoposto a tutto questo. Dio lo ha ascoltato non liberandolo dal soffrire le conseguenze del male e del peccato, ma facendolo trionfare su tutto questo, per Lui stesso e per tutti.
È, come vediamo, una teologia profonda e quindi difficile, ma conosciamo bene questa linea della rivelazione: Gesù, Dio con noi. Dio che condivide il male dell’uomo, perché ci ama, e che trionfa su di esso.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
