Allo stesso modo, tutti i capi dei sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, seguendo tutte le pratiche abominevoli delle nazioni, e profanarono la Casa del Signore, che egli si era consacrato a Gerusalemme.
Il Signore, il Dio dei loro padri, mandò loro fin dall’inizio avvertimenti tramite i suoi messaggeri, poiché aveva compassione del suo popolo e della sua Dimora. Ma essi si presero gioco dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e si fecero beffe dei suoi profeti, finché l’ira del Signore contro il suo popolo non salì a tal punto che non ci fu più rimedio…
Domenica 4ª di QUARESIMA
2 CRONACHE 36, 14-23
Allo stesso modo, tutti i capi dei sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, seguendo tutte le pratiche abominevoli delle nazioni, e profanarono la Casa del Signore, che egli si era consacrato a Gerusalemme.
Il Signore, il Dio dei loro padri, mandò loro fin dall’inizio avvertimenti tramite i suoi messaggeri, poiché aveva compassione del suo popolo e della sua Dimora. Ma essi si presero gioco dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e si fecero beffe dei suoi profeti, finché l’ira del Signore contro il suo popolo non salì a tal punto che non ci fu più rimedio.
Allora fece muovere contro di loro il re dei Caldei. Incendiarono la Casa di Dio e demolirono le mura di Gerusalemme: diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. E quelli che scamparono alla spada li condusse in cattività a Babilonia, dove furono schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno dei Persiani; affinché si adempisse la parola del Signore, per bocca di Geremia:
«Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, rimarrà desolato tutti i giorni, finché non siano compiuti i settanta anni.»
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, in adempimento della parola del Signore, per bocca di Geremia, il Signore mosse lo spirito di Ciro, re di Persia, che mandò a proclamare a voce e per iscritto in tutto il suo regno:
«Così dice Ciro, re di Persia: Il Signore, il Dio del cielo, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli una Casa a Gerusalemme, in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo, sia il suo Dio con lui e salga!»
I libri chiamati “storici” dell’Antico Testamento formano due gruppi. Il primo (Giosuè – Giudici – Rut – Samuele – Re) narra l’occupazione da parte degli Israeliti del paese di Canaan. Il secondo gruppo è formato dai due libri delle Cronache e dai libri di Esdra e Neemia.
I due libri delle Cronache, che in origine formavano un unico libro, erano precedentemente chiamati “Paralipomeni”, cioè “le cose omesse”. Si tratta quindi di integrare ciò che è narrato nei libri precedenti. È un libro scritto dopo l’esilio di Babilonia, in un ambiente di intensa pietà, di conversione del Popolo a Dio, vivendo attorno al Tempio, come simbolo dell’unione con Dio e della sua presenza.
Scritto nel III secolo a.C., la sua intenzione è pienamente “sapienziale”: racconta la Storia per ricordare a Israele che la sua vita dipende dalla fedeltà a Dio, espressa nel culto, realizzato con il cuore. È un libro molto influente per l’epoca. Si può addirittura dire che la religiosità dei giudei devoti contemporanei di Gesù si ispirava fortemente a questo libro.
Il brano che leggiamo oggi narra la Cattività, come castigo di Dio per l’infedeltà, e il ritorno dalla prigionia per opera del decreto di Ciro, Re dei Persiani, conquistatore di Babilonia. In questo brano si presenta un’argomentazione tipica: l’infedeltà del popolo, inclusi i sacerdoti; la pazienza di Dio, fino a un limite; gli avvertimenti di Dio; il castigo; la misericordia di Dio; la restaurazione per mezzo di un salvatore. Ci vengono mostrati, quindi, alcuni aspetti importanti della fede di Israele:
– La Storia va letta come “Storia della Salvezza”, storia delle relazioni dell’uomo con Dio.
– Dio punisce il male a malincuore, perché ama il popolo, ed è sempre disposto al perdono.
Dal tempo di Gesù, vediamo l’insufficienza di questa concezione di Dio, ben orientata ma ancora lontana dalla piena rivelazione del “Dio con noi Salvatore”. Vediamo anche che la figura del salvatore, in questo caso il Re Persiano Ciro, è una prefigurazione di Gesù, Il Salvatore.
EFESINI 2, 4-10
Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, mentre eravamo morti a causa delle nostre colpe, ci ha vivificati insieme con Cristo – per grazia siete stati salvati – e con lui ci ha risuscitati e ci ha fatto sedere nei cieli in Cristo Gesù, al fine di mostrare nei secoli futuri la sovrabbondante ricchezza della sua grazia, per la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Infatti siete stati salvati per grazia mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è un dono di Dio; non viene neanche dalle opere, affinché nessuno si vanti. In effetti, sua creazione siamo: creati in Cristo Gesù, in vista delle opere buone che Dio ha predisposto affinché le praticassimo.
Questo brano è come un inno, che celebra l’amore gratuito e abbondante di Dio come fonte di tutto. È, inoltre, un testo su cui si è basata in buona parte diverse lunghe controversie: “la giustificazione”. Giustifica davanti a Dio la fede o le opere? Questa fu una delle più serie divergenze di Lutero con la dottrina allora considerata più ortodossa.
Più tardi, questo tema ha opposto diverse tendenze nella stessa Chiesa cattolica, nella famosa controversia “De auxiliis”: se tutto è opera della grazia, in che consiste la nostra libertà? Ma non è questo il nostro tema.
Fu un tentativo, ammirevole tentativo, di entrare a fondo nell’enigma di come si relazionano la libertà di Dio Onnipotente e Salvatore con la nostra libertà. Da quel tentativo traiamo soprattutto la lezione che la nostra mente è capace di fare molte domande, ma non di trovare tutte le risposte. La pena è che a causa di queste discussioni si è rotta l’unità della Chiesa…
Eppure, il messaggio di Paolo è più importante: Creati dall’amore di Dio, per conoscere Dio, per mezzo di Gesù Cristo; creati per fare opere buone. Questo è più importante delle altre disquisizioni teologiche. E Paolo insiste, non sul fatto che saremo salvati, ma sul fatto che siamo salvati, siamo risuscitati, siamo seduti alla destra del Padre. Non è semplicemente una promessa per il futuro: quello sarà “la manifestazione di ciò che siamo già”. Non è che risusciteremo e saremo figli: è che la nostra vita è stata risuscitata perché in Gesù abbiamo preso coscienza di essere figli. Ciò che accadrà dopo sarà che si manifesterà pienamente ciò che ora è ancora nascosto, senza aver ancora dato alla luce.
Letto da Giovanni e da Paolo, tutto l’Antico Testamento acquista una coerenza magnifica. Per questo, tra le altre cose, non vediamo nella Bibbia solamente un libro splendido di Saggezza umana, ma indoviniamo in essa, anche in mezzo alle sue molte provvisorietà e tentativi, la presenza dello Spirito di Dio Creatore-Salvatore. Per questo parliamo di Parola di Dio.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
