Fe Adulta

Esodo 20, 1-17 / 1 corinzi 1, 22-25

Allora Dio pronunciò tutte queste parole dicendo: Io, il Signore, sono il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai scultura né immagine alcuna né di ciò che è lassù nei cieli, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.

Non ti prostrerai davanti a loro né darai loro culto, perché io, il Signore, sono un Dio geloso, che punisce l’iniquità dei padri sui figli, nipoti e pronipoti, quando mi odiano…

Domenica 3ª di QUARESIMA

 

ESODO 20, 1-17

Allora Dio pronunciò tutte queste parole dicendo:

Io, il Signore, sono il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altri dèi di fronte a me.

Non ti farai scultura né immagine alcuna né di ciò che è lassù nei cieli, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.

Non ti prostrerai davanti a loro né darai loro culto, perché io, il Signore, sono un Dio geloso, che punisce l’iniquità dei padri sui figli, nipoti e pronipoti, quando mi odiano. Ma uso misericordia fino alla millesima generazione verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non riterrà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Ricorda il giorno del sabato per santificarlo. Durante sei giorni lavora e fai le tue opere, ma il settimo giorno è un giorno di riposo, dedicato al Signore tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che sta nelle tue città. Perché in sei giorni il Signore fece il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi. E il settimo giorno si riposò; perciò il Signore benedisse il giorno di sabato e lo santificò.

Onora tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che il Signore, tuo Dio, ti darà.

Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non testimonierai il falso contro il tuo prossimo.

Non desidererai la casa del tuo prossimo, né desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

Ci troviamo di fronte alla formulazione della Legge. Il testo fa riferimento a un “evento” che dovrebbe essere avvenuto intorno al 1300 a.C. A noi oggi sembra una formulazione “primitiva”. Ma Israele è il popolo che va avanti in questa formulazione. La Parola guida Israele e lo porta, fin dalla più remota antichità, ad avvicinarsi alla Legge.

Vediamo in esso due parti, una riguardante Dio, e l’altra il comportamento abituale. Riguardo a Dio, il rispetto: Dio unico, Dio geloso, non rappresentabile in immagini, non invocabile invano… Si indica piuttosto la posizione dell’uomo davanti al “Signore”, ed è questa la fondazione della Legge, “perché Io sono il Signore”.

La seconda parte è il codice etico: il riposo settimanale, l’omicidio, l’adulterio, il furto, la falsa testimonianza, la cupidigia… Si può dire che questo è “quasi” senso comune: sottomissione e rispetto al Signore e norme di convivenza.

Tutto ciò è stato formulato in una scenografia di montagna fumante, suono di trombe e tuoni, affinché l’uomo si sottometta. Ma è stato fatto anche perché il popolo viva. La finalità non è la sottomissione, ma la Salvezza. La fondazione di questa Legge non sta nell’Amo, ma nel Salvatore che ha fatto uscire il suo popolo dalla schiavitù.

 

1 CORINZI 1, 22-25

I giudei chiedono segni e i greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani; ma per quelli che sono chiamati, sia giudei che greci, potenza di Dio e sapienza di Dio.

Perché la stoltezza divina è più sapiente della sapienza degli uomini, e la debolezza divina è più forte della forza degli uomini.

È uno dei testi più famosi di Paolo: “I giudei chiedono segni, i greci sapienza: ma noi predichiamo Cristo crocifisso”.

La Legge proclamata nell’A.T. è sapienza proclamata con segni. A nessuno scandalizza che “Il Signore” esiga sottomissione, a nessuno sorprende che si manifesti con “segni e prodigi”, a nessuno sorprende il contenuto della Legge, che è il senso comune per la convivenza. Sapienza e segni. Perciò non scandalizza. Ma Gesù scandalizza.

La saggezza di Gesù non è giustizia, né è ragionevole. È lavorare con Dio per aiutare gli esseri umani a diventare figli. Portare la croce con fiducia, senza comprendere. Soffrire sapendo che anche Lui lo ha fatto.

Non credere in un dio ragionevole, che abita nei templi, chiede culto e impone giustizia, ma nel Padre Liberatore, nel Figlio che dà la vita, nello Spirito che muove gli uomini.

Il riassunto non sta nel Tempio, ma nel lavare i piedi. Senza segni. “Questa generazione perversa e adultera chiede un segno, ma non le sarà dato altro segno che quello di Giona” (Luca 11,29).

Gesù non è un mago che convince della “sua potenza” facendo piccoli miracoli. Quando Gesù agisce fuori dal normale è perché guarisce, perché rende presente l’intenzione di Dio: salvare. E ogni interpretazione del miracolo come “questi è un superuomo”, si avvicina alla magia o all’idolatria.

La dottrina di Gesù non è saggezza umana, non è ragionevole, a meno che non si sia entrati nella sua dinamica: che i figli dobbiamo aiutare il Padre nel lavoro di salvare l’uomo. Allora le cose si comprendono. Ma solo da quel punto di vista si comprende. Altrimenti, è follia e scandalo.

 

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

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