Fe Adulta

Deuteronomio 04, 01-02. 06-08 / Giacomo 01,17-18. 21b, 22-27

DEUTERONOMIO 04, 01-02. 06-08

Mosè parlò al popolo dicendo:

Ora, Israele, ascolta i comandamenti e i decreti che io vi comando di osservare. Così vivrete ed entrerete a prendere possesso della terra che il Signore Dio dei vostri padri sta per darvi.

Non aggiungete nulla a ciò che vi comando, né togliete nulla; così osserverete i precetti del Signore, nostro Dio, che oggi vi comando. Custoditeli e metteteli in pratica perché essi sono la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, che quando avranno notizia di tutti essi diranno: certo che questa grande nazione è un popolo saggio e intelligente.

E in effetti, c’è forse qualche nazione così grande che abbia gli dèi così vicini come lo è il Signore Dio da noi ogni volta che lo invochiamo? E qual è la grande nazione i cui comandamenti e decreti siano così giusti come tutta questa legge che oggi vi do?

I primi tre capitoli del Deuteronomio sono un’introduzione storica in cui si mettono in bocca a Mosè il riassunto della storia del popolo dall’Oreb fino al momento in cui si trovano, all’ingresso di Canaan. Servono a mostrare l’importanza di rimanere fedeli alla legge del Signore, che verrà nuovamente promulgata a partire dal capitolo 4. I versi che oggi leggiamo sono l’inizio di quel capitolo 4: prima di promulgare la Legge si fa un’esortazione al suo adempimento e a “non cambiare nulla” di essa. L’argomento principale sviluppato in questo capitolo 4 consiste nel mostrare i grandi prodigi che il Signore ha fatto per il suo popolo, il terribile pericolo di scomparsa che deriva dall’infedeltà a Dio, e termina così:

“Osserva i comandamenti e i precetti che oggi ti darò; così sarà bene a te e ai figli che ti succederanno e prolungherai la vita nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti per sempre”.

Tutti questi testi mostrano l’enorme importanza che il popolo attribuiva alla Legge. Il suo adempimento, da parte dei “santi” del popolo, i farisei, era, quindi, estremamente rigoroso, anche se non poche volte si concentrava in un’osservanza meticolosa, di dettaglio, dimentica dello spirito profondo della Legge (la giustizia, la misericordia, la fedeltà, come ricordò loro Gesù).

Ma nel testo ci sono molte cose che fanno riflettere.

1.- un autore dice che Mosè dice che Dio dice… E poi altri dicono che tutto questo è Parola di Dio. Siamo seri, prima di mandar giù senza pensarci che questa è la Parola di Dio. L’origine di tutti i fondamentalismi sta in questa catena. Se ascolti qualcuno dire: “Dio mi ha detto”, preparati a correre.

2.- osserva la mia legge e ti regalerò una terra, una terra che è di altri. Un autore dice che Dio dice che regala loro la terra. Il nostro dio a favore di noi contro altri.

Terribile messaggio di tutto l’Antico Testamento. Dio uccide egiziani per noi, Dio stermina cananei per noi, Dio ci comanda di sterminare… E servire a Dio ha un premio in questo mondo, un premio di possesso e potere contro altri. Se questo assomiglia a ciò che dice Gesù, me lo spieghino.

3.- non cambiate nulla. Ma Gesù è novità, novità, conversione. Essere aperti alla Parola, che sempre chiederà di cambiare, alle persone e all’Istituzione. Essere disposti a cambiare, compito in sospeso di una Chiesa installata nel solito, perché conviene al suo status, alla sua sicurezza e alla tranquillità della “sua” terra promessa. Contro chi?

4.- e l’orgoglio del popolo. Dio ci rende grandi. La Chiesa è come una grande nazione privilegiata da un Dio parziale, a favore di essa e contro i suoi nemici.

Ha tutto questo qualcosa a che vedere con il vangelo? Ancora una volta leggeremo tutta questa sfilza di atrocità e chiederemo al popolo di riconoscerla come “Parola di Dio”? Ancora una volta dovremo cercare nella Bibbia qualche testo che non contraddica Gesù?

 

SANTIAGO 01,17-18. 21b, 22-27

Ogni beneficio e ogni dono perfetto viene dall’alto, dal Padre degli Astri, nel quale non vi sono fasi né periodi di ombra.

Per sua volontà, con la Parola della Verità, ci ha generato, affinché siamo come le primizie delle sue creature. Accogliete docilmente la Parola che è stata piantata ed è capace di salvarvi. Mettetela in pratica e non limitarvi a sentirla, ingannando voi stessi.

La religione pura e senza macchia agli occhi di Dio Padre è questa: visitare orfani e vedove nelle loro tribolazioni e non sporcarsi le mani con questo mondo.

Per cinque domeniche faremo una lettura continua di questa lettera, che in precedenza era datata come il più antico degli scritti del NT (verso il 49) e ora si stima scritta alla fine del secolo. Anche la sua paternità è stata attribuita a Giacomo “il fratello del Signore”, una figura importante della comunità di Gerusalemme, sebbene oggi si tenda piuttosto a considerare il nome come uno pseudonimo. Il suo genere letterario, più che una lettera, sembra sapienziale, in linea con i Libri della Sapienza dell’AT, senza unità né piano d’insieme, come una serie di massime che sviluppano vari aspetti della religiosità dei cristiani (fede/opere, rigenerazione attraverso la parola, la legge della libertà…)

In connessione con gli altri testi di questa domenica, colpisce come questo testo segua la linea di Gesù per quanto riguarda la messa in pratica della parola e il concepire la religione come servizio ai bisognosi. E troviamo alla fine una ricetta definitiva, collegata alle parabole del buon samaritano e del giudizio finale,

La religione pura e senza macchia agli occhi di Dio Padre è questa: visitare orfani e vedove nelle loro afflizioni e non sporcarsi le mani con questo mondo.

Che non ha bisogno di alcun commento

 

Giuseppe Enrico Galarreta

 

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