ISAIA 62, 1-5
Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non avrò riposo,
finché non spunti la sua giustizia come l’aurora, e la sua salvezza risplenda come una torcia.
I popoli vedranno la tua giustizia e i re la tua gloria;
ti sarà dato un nome nuovo pronunciato dalla bocca del Signore.
Sarai una corona splendente nella mano del Signore, un diadema regale nel palmo di Dio.
Non ti chiameranno più “l’abbandonata”, né la tua terra “la devastata”;
a te sarà dato il nome di “mia prediletta” e alla tua terra “la sposa”,
perché il Signore ti predilige e la tua terra avrà uno sposo.
Come un giovane sposa la sua fidanzata,
così ti sposa colui che ti ha costruita;
la gioia che lo sposo trova con la sua sposa,
Dio la troverà con te.
Si tratta del cosiddetto “terzo libro” di Isaia. Non è di Isaia, ma di alcuni discepoli che scrivono seguendo il suo spirito e imitando il suo stile. Isaia visse a Gerusalemme intorno al 750 a.C., ai tempi del malvagio re Acaz. Questo testo è stato scritto intorno al 550 a.C., durante l’Esilio babilonese o al ritorno a Gerusalemme, e riflette una situazione molto difficile per i teologi di Israele. Le Promesse attese non si stanno realizzando. Il regno di Giuda non è indipendente, non vi regna un discendente di Davide e la ricostruzione del tempio è misera… Questa situazione provoca una forte conversione nei teologi di Israele. La Promessa viene compresa meglio, la religione si purifica: non si aspetta più un regno politico ma il regno di Dio nei cuori. Non si identifica più religione e culto ma religione e obbedienza alla legge del Signore. Ora Gerusalemme riceverà un “nome nuovo”, cioè diventerà completamente diversa. Questa sarà la tremenda lezione dell’Esilio.
Il testo è brillante: l’arrivo di Dio è presentato con la più bella delle immagini: l’alba di un giorno di nozze. Viene il Signore, lo sposo pieno di ardore e di amore. L’uscita del sole attesa dalla sposa con immensa gioia perché viene lo sposo, il desiderato. Questa presentazione di Dio come uno sposo innamorato è un magnifico progresso nella conoscenza di Dio. La terribile esperienza della distruzione di Gerusalemme e del Tempio ha costretto Israele a purificare la sua fede in modo drastico e definitivo.
Questa è senza dubbio una delle linee più “mature” dei profeti, che arrivano a intuire l’essenza di Dio che si rivelerà in Gesù. Veniamo dal Dio quasi tribale, primo tra gli dèi, protettore del popolo e distruttore degli altri popoli, presentato come Signore severo….. Andiamo verso “Abbà”, il medico, l’innamorato, il Salvatore, Gesù Dio-con-noi. Nel cammino della fede, questo testo mostra un progresso decisivo nella conoscenza di Dio.
1 CORINZI 12, 4-11
Vi sono diversità di doni, ma uno stesso Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno stesso Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno stesso Dio che opera tutto in tutti.
In ciascuno si manifesta lo Spirito per il bene comune. E così, uno riceve dallo Spirito il parlare con sapienza, un altro il parlare con intelligenza, secondo lo stesso Spirito. A uno è dato dal medesimo Spirito il dono della fede; a un altro, per lo stesso Spirito, il dono di guarire. A uno è concesso di fare miracoli; a un altro, di profetizzare. A un altro ancora, di distinguere i buoni e i cattivi spiriti. A uno, il linguaggio arcano, a un altro il dono di interpretarlo.
Ma tutte queste cose le opera il medesimo e unico Spirito, distribuendo a ciascuno in particolare come Egli vuole.
Questa lettura non ha nulla a che vedere con le altre due. Per diverse domeniche faremo una lettura continua di questa lettera di Paolo. In questo frammento si inizia un tema molto interessante: Paolo vede nelle qualità di tutti una presenza dello Spirito di Dio, destinata alla comunità. L’idea continua con l’immagine della chiesa come un corpo di cui tutti siamo membri, che leggeremo la prossima domenica.
È un’immagine importante per la nostra spiritualità: le nostre qualità sono doni, doni di Dio, che investe in noi per il bene di tutti. E così possiamo vedere negli altri la presenza dello Spirito di Dio, che lavora per i suoi figli.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
