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Deuteronomio 30, 10-14 / Colossesi 1, 15-20

DEUTERONOMIO 30, 10-14

Mosè parlò al popolo dicendo:

– Ascolta la voce del Signore tuo Dio, osservando i suoi precetti e i suoi comandamenti, ciò che è scritto nel codice di questa legge; ritorna al Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima.

Perché il precetto che io ti comando oggi non è cosa che ti superi né irraggiungibile; non è nel cielo, non vale dire: chi di noi salirà al cielo e ce lo porterà e ce lo annuncerà perché lo comprendiamo?

Né è di là dal mare, non vale dire: chi di noi attraverserà il mare e ce lo porterà perché lo mettiamo in pratica?

Il comandamento è molto vicino a te: nel tuo cuore e nella tua bocca. Mettilo in pratica.

È la parte finale del Deuteronomio ed è probabilmente un’aggiunta alla redazione originaria. Sta concludendo il libro e le idee vengono a essere una sintesi del messaggio.

Il primo paragrafo presenta l’idea fondamentale di tutta la Legge: ritorna al Signore e osserva i suoi precetti. Risuona molto armoniosamente con la formulazione del vangelo: “Fa’ questo e avrai la vita”.

Il secondo paragrafo è più originale: la Legge non è qualcosa di difficile da comprendere, accessibile solo agli eruditi. È nel cuore. Non si tratta di capire, si tratta di mettere in pratica.

Tutto il testo trova una splendida culminazione nel vangelo di oggi.


COLOSSESI 1, 15-20

Cristo Gesù è immagine di Dio invisibile, primogenito di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose: celesti e terrestri, visibili e invisibili. Troni, Dominazioni, Principati, Potestà… tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutto, e tutto sussiste in lui. Egli è anche il capo del corpo: della Chiesa.

Egli è il principio, il primogenito di tra i morti, e così è il primo in tutto. Perché in lui Dio ha voluto che risiedesse ogni pienezza. E per mezzo di lui ha voluto riconciliare con sé tutte le cose: quelle del cielo e quelle della terra, facendo la pace mediante il sangue della sua croce.

È molto probabile che si tratti di un grande inno liturgico cristologico raccolto dall’autore. C’è una sezione cosmica, che fa una lettura in chiave cristologica dei testi sapienziali dedicati alla Sapienza. Segue una sezione ecclesiologica, raccogliendo il tema di Cristo primogenito e Cristo capo della Chiesa. Termina con l’interpretazione di Cristo come redenzione.

In sintesi, una sintesi della cristologia paolina, nelle sue espressioni più sublimi (e forse più lontane dalle nostre preferenze).

 

Giuseppe Enrico Galarreta

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