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Valutazione delle reti cristiane sulla visita del Papa leone xiv in spagna

Siamo consapevoli della complessità di analizzare un fatto sociale rilevante, senza considerare la duplice prospettiva che esso racchiude:

-La visita apostolica di Leone XIV in Spagna è stata un successo rotondo dal punto di vista religioso, sociologico e politico, sebbene apprezziamo sfumature contraddittorie nel suo sviluppo.

-la situazione della Chiesa Cattolica come istituzione, quella della Chiesa in Spagna e le relazioni Chiesa/Stato sono molto criticabili e degne di seri rigetti.

Ma per calibrare l’importanza della visita papale sembra conveniente separare entrambe le realtà per non interferire aspetti basilari della presenza del Papa nel nostro paese. Visita con proiezione internazionale, che obbliga a una comprensione della centralità del messaggio, evitando la dispersione nel più quotidiano, sebbene abbia affrontato anche i temi con chiarezza.

1º. La presenza del Papa era desiderata dal governo, dalla classe politica, dalle organizzazioni sociali e, soprattutto, dalla popolazione cattolica e credente in generale, così come in larga misura dal popolo comune, poiché apprezza nella sua persona una leadership spirituale e sociale, che può incidere nel miglioramento delle cause più giuste nella nostra società.

2º. La sua condizione di Capo dello Stato Vaticano, è vero che ha incrementato l’apparato e le formalità della visita, ma non è stata cruciale per diminuire la sua vicinanza alla gente, il suo messaggio esplicito alle persone e il suo discorso coerente con i bisogni sociali più urgenti.

Ciò non implica che non continuiamo a desiderare un cambio di ruolo, affinché il Papa sia solo Pastore e visiti le genti senza supporti politici impropri. Inoltre, la considerazione di Capo di Stato incrementa, logicamente, la spesa organizzativa della visita per questioni di sicurezza e protocollari.

Gli atti di massa e ben organizzati richiedono una spesa importante ma le cifre che sono state utilizzate rappresentano una sfida per la stessa Chiesa e per un Papa che proclama la Chiesa dei Poveri.

3º. Il suo discorso al Congresso dei Deputati è stato un campanello d’allarme per la coscienza dei rappresentanti politici: la sua opzione radicale per la concordia, attenuando l’asprezza delle discrepanze, la sua difesa della pace mondiale, denunciando il riarmo come metodo di soluzione dei conflitti, la sua scelta energica per gli immigrati, rigettando ogni disumano trattamento nei procedimenti, ebbero un valore inestimabile per influire sulle politiche pubbliche.

Persino le sue allusioni alle questioni più conflittuali con la postura della gerarchia cattolica, le ha realizzate con uno stile così ponderato ed elegante, che nessuno ha potuto sentirsi offeso, sebbene ovviamente la legislazione adottata democraticamente dalle Cortes Generales prevalga oggettivamente sulla posizione di un attore indipendente come lo è la Chiesa.

Il fatto che tutti i gruppi abbiano applaudito senza riserve il Papa significa la loro gratitudine per un discorso così sereno e ben strutturato, sebbene poi ognuno cerchi i suoi riflessi più prossimi per fare suo il messaggio. Lo stesso può dirsi dei diversi settori all’interno della Chiesa con posizionamenti diversi su questioni importanti.

4º. Non neghiamo la multitudinaria Eucaristia di Cibeles, né la processione del Corpus successiva, ma con tutto il rispetto crediamo che quando le celebrazioni sfiorano il folclorico perdono parte della loro essenza, sebbene comprendiamo la necessità degli elementi simbolici. Lo stesso è accaduto con altri eventi, come la Veglia della Piazza di Lima o l’atto finale del Bernabeu. Sebbene riconosciamo il buon clima e il fervore della gente, che non possiamo mai disprezzare, sì rivendichiamo ancora una volta un rinnovamento della liturgia che sia diretto alla semplicità e non al fasto, e all’aggiornamento dei riti affinché siano più vicini alla nostra quotidianità. Menzione speciale è stata l’incontro innovativo nel Movistar Arena di Madrid con gli ambiti della cultura, dello sport, dell’educazione, del lavoro e dell’impresa. Il motto è stato “Tessere Reti” e a nostro parere è stato un successo sia per le persone scelte per intervenire sia per gli interventi in sé stessi, canzoni, danze, ecc. Il messaggio è stato chiaro: dobbiamo lavorare insieme, spalla a spalla, se vogliamo risolvere i problemi dell’Umanità.

5º. Ci sentiamo profondamente identificati con le sue visite ai gruppi più vulnerabili: quella effettuata alla sede di Caritas a Carabanchel, quella della Carcere di Barcellona e quella del Porto di Arguineguín e del centro di accoglienza di Santa Cruz de Tenerife. Lì Leone XIV si è fuso con i più spossessati.

6º. È stato specialmente rispettoso con la realtà nazionale della Catalogna, non solo utilizzando frequentemente la sua lingua, ma recandosi in spazi assolutamente unici come la basilica di Montserrat o la Sagrada Familia, dove ha inaugurato la torre di Gesù, che culmina la grande opera di Gaudí, proprio nel centenario della sua morte. Tutto questo comporta un’espressione di riconoscimento al sentimento catalanista nella forma più profonda della sua esistenza.

7º. Da questa visione positiva senza riserve, vogliamo anche segnalare importanti lacune, che il Papa si è lasciato nel cilindro:

-I suoi interventi sulla pedofilia e gli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa hanno avuto un rilievo molto scarso, ad eccezione di quello realizzato dinanzi ai media qualificandola di “piaga” e dinanzi alla Conferenza Episcopale, che sì è risultato opportuno e fermo. Ma la relazione con le vittime è stata molto parziale e selettiva, marcata dall’episcopato spagnolo, al quale il Papa non avrebbe dovuto assecondare in una questione così delicata. Confidiamo in una rettifica coerente e che tutte le vittime siano assistite equamente.

-Le allusioni al ruolo fondamentale della donna nella Chiesa non hanno trovato posto nei suoi numerosi discorsi e questo sì costituisce una macchia insanabile. Se tanto si sostiene l’unità nella Chiesa, è assurdo non comprendere che il primo anello di tale unità è l’uguaglianza tra tutti i suoi membri, essendo inoltre le donne la grande forza vitale dell’attività ecclesiale.

-Nemmeno vi sono state riferimenti a un caso così deplorevole come quello delle inmatriculazioni ecclesiastiche, un abuso giuridico ed economico incalcolabile, che la Chiesa deve riparare al più presto, altrimenti sarà lo Stato che alla fine dovrà mettere ordine in questo disdegnio.

-Parimenti, il riferimento alle persone LGBTQ+  non ha contato con il supporto preciso e ciò lascia nell’emarginazione credenti sinceri che hanno bisogno di un’accoglienza nella comunità ecclesiale con comprensione e uguaglianza dei diritti.

Di conseguenza, ci rallegriamo del successo della visita papale, ma esprimiamo la nostra preoccupazione, sia per gli obli e i malfunzionamenti del viaggio, sia per la necessità che il rinnovamento profondo della Chiesa non sia rimandato oltre e lo spirito sinodale ci aiuti a dare una svolta copernicana all’istituzione, affinché si accresca la sua fedeltà al Vangelo, e l’Umanità percepisca in essa il vero volto di Gesù risorto, fonte di tutte le nostre speranze.

 

Redes Cristianas, 19 di giugno 2026

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