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Il concistoro chiede ai cristiani di “non essere meri spettatori di una rovina sociale, ma saggi architetti che ricostruiscano la città di tutti”

(Sintesi della Sala Stampa).- Dopo la Santa Messa celebrata da Sua Eminenza il cardinale Re, alle 9:30 i cardinali si sono riuniti in Aula Paolo VI per la terza sessione del Concistoro, moderata dal cardinale Rugambwa. Il Papa Leone XIV ha guidato la preghiera dell’Adsumus e, a suo nome, il cardinale moderatore ha ringraziato il Collegio per le parole di sostegno ai suoi appelli alla pace e li ha esortati a diventare ancora più efficaci, assumendo la loro responsabilità nelle diocesi e regioni di provenienza, affinché si levasse un appello unanime che desse ancora più forza a questo impegno comune.

Successivamente, il cardinale Brislin ha preso la parola per presentare la sua relazione introduttiva sul tema «Costruire nel bene: le opere del nostro tempo». Dopo un momento di preghiera e silenzio, il cardinale Rugambwa ha dato inizio ai lavori di gruppo e ha fissato la ripresa della sessione plenaria, dopo la pausa, alle 11:30.

Il Papa, presente all’inizio della sessione, è tornato prima che iniziassero le presentazioni dei gruppi. Undici gruppi hanno presentato le loro relazioni in Plenaria: gli otto del primo gruppo e i tre del secondo.

individualismo esacerbato, IA e polarizzazione

Molti gruppi hanno incentrato la loro riflessione su un’analisi delle profonde fratture del nostro tempo, tra i popoli, le nazioni, all’interno delle società e delle famiglie stesse, e su come queste generano ferite, soprattutto tra i più poveri, i più deboli, i giovani—ai quali manca il senso della novità—e gli adulti che mancano della saggezza che viene con l’età. Molti degli interventi hanno evidenziato il pericolo della mancanza di significato e di relazioni significative, di identità, che spingono verso un atteggiamento tribale. Tutti hanno sottolineato il ruolo di un individualismo esacerbato che porta all’illusione che gli altri esistano per il nostro successo.

In questo contesto si inserisce la sfida dell’intelligenza artificiale, come una dimensione antropologica su cui riflettere identificando valori umani condivisi, partendo dall’appello a dare un nome agli esseri viventi—e non ridurli a numeri e statistiche—, a sperimentare e accettare il senso umano del limite—che l’IA tende a negare—e a difendere la dignità del lavoro.

In questo quadro, molti gruppi hanno parlato del valore del bene comune, come qualcosa di difficile da assimilare e comprendere, che spesso la politica non ricerca; di come sia necessario un linguaggio del cuore per superare il conformismo, la corruzione e il senso di impossibilità generato dal constatare che le proprietà e le risorse per raggiungerlo sono nelle mani di pochi. Il senso del bene comune ha la sua origine nella fede, hanno affermato numerosi gruppi, nella fede in Dio e nella trascendenza che esiste in ogni persona, che spinge l’uomo a superare ogni frontiera, la prima che lo porta oltre se stesso, a vivere in solidarietà con i poveri, come risposta all’individualismo, vivendo pienamente la cattolicità, costruendo relazioni disinteressate—non istituzioni—a tutti i livelli, e cercando un linguaggio capace di dialogare con ambienti estranei alla fede cristiana.

In questo il ruolo della politica è essenziale, così come l’impegno delle istituzioni ecclesiastiche nella formazione dei futuri servitori pubblici, affinché la dottrina sociale della Chiesa sia conosciuta e studiata, come rimedio alle divisioni. L’antidoto all’individualismo e alle fratture—hanno convenuto molti gruppi—è il Vangelo, una Chiesa che trasmette un senso di appartenenza, capace di alleviare le ferite del nostro tempo, rinnovata per evitare forme di integralismo e polarizzazione, che rende visibile il suo volto samaritano; cristiani che non siano meri spettatori di una rovina sociale, ma saggi architetti che ricostruiscano la città di tutti. In questo contesto, è un segno di speranza il riconoscimento che affrontiamo le stesse sfide, in molti ambiti e in molte parti del mondo, e come la comunione con Cristo ci rende meno preoccupati di quello che gli altri pensano.

Diversi gruppi hanno sottolineato, in questo senso, il valore della sinodalità, come via di ascolto e dialogo, e anche di responsabilità ecclesiale.

Alla fine degli interventi, la parola è stata concessa ad alcuni cardinali, che hanno ripreso i temi della sessione in termini più personali. Altri hanno espresso la loro gratitudine al Papa per i suoi recenti viaggi apostolici e il suo impegno per la pace. La sessione si è conclusa alle 12:45 con la preghiera dell’Angelus, guidata dal Santo Padre.

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