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La quaranta come pedagogia nel tempo

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Mercoledì scorso, con il Mercoledì delle Ceneri, abbiamo iniziato il tempo di Quaresima. Non si tratta solamente di un periodo liturgico penitenziale, ma, soprattutto, è un tempo teologico, un kairós che struttura l’esperienza cristiana della conversione, della verità su Gesù Cristo e della speranza pasquale.

La Quaresima non è una semplice commemorazione ciclica, ma una pedagogia spirituale che educa il credente nella tensione tra il già e il non ancora. Nella tradizione biblica, i quaranta giorni rimandano a esperienze fondazionali: il deserto d’Israele, Mosè sul Sinai, Elia diretto al monte Oreb, Gesù tentato nel deserto… In tutti i casi, il tempo si trasforma in luogo di prova, di purificazione e di rivelazione. La Quaresima colloca la Chiesa in questo stesso spazio simbolico: un tempo limitato che orienta verso una trasformazione reale.

La conversione quaresimale, il cambiamento o metanoia, non deve essere compresa solo in chiave morale, ma anche in chiave cognitiva ed esistenziale: è un cambiamento di sguardo, una riordinazione dell’intelletto e del desiderio secondo la verità di Cristo. Per il cristiano, la Quaresima interroga la coerenza tra la fede pensata e la fede vissuta, tra il discorso teologico e la forma di vita. In questo senso, il digiuno, l’elemosina e la preghiera non sono pratiche ascetiche isolate, ma veri e propri esercizi di unificazione interiore.

Lungi da una visione repressiva, la Quaresima propone un’ascetica orientata alla libertà. Il digiuno, per esempio, non nega il corpo, ma lo rieduca; rivela fino a che punto i desideri e le seduzioni di questo mondo possono arrivare a essere tirannici. In questo senso, la Quaresima dialoga profondamente con la tradizione filosofica classica — da Aristotele agli stoici — e con l’antropologia cristiana: solo è libero chi sa ordinare i propri appetiti secondo il bene.

D’altra parte, la Quaresima non è un’esperienza meramente privata, ma soprattutto ecclesiale. L’intera Chiesa entra in un processo di discernimento e purificazione, riconoscendo la propria fragilità storica e la costante necessità di riforma (Ecclesia semper reformanda). Per questo motivo, la Quaresima ha anche una dimensione profetica: mette in discussione le complicità con il potere, il consumismo sfrenato e le idolatrie contemporanee.

Finalmente, il senso ultimo della Quaresima è pasquale. **Non si spiega da sola, ma per mezzo della Pasqua**. La croce, che emerge progressivamente nella liturgia quaresmale, non è esaltazione della sofferenza, ma rivelazione dell’amore che si dona fino alla fine. La Quaresima prepara l’intelletto e il cuore a comprendere che la verità cristiana non si impone con la forza, ma si manifesta nel dono di sé.

In sintesi, la Quaresima è **un tempo di verità**, in cui il cristiano è invitato a lasciarsi giudicare dal Vangelo, a purificare la ragione e il desiderio, e a riorientare tutta la sua esistenza verso il mistero pasquale del nostro Signore Gesù Cristo, centro e criterio ultimo della nostra stessa fede.

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Joan Planellas

Religione digitale

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