Fe Adulta

Otto porte per entrare nel regno di dio

Domenica 4º TO. Ciclo A

La domenica scorsa, il vangelo di Matteo ci presentava Gesù che percorre la Galilea e annunciava la buona notizia del Regno di Dio. A partire da oggi, fa che gli ascoltatori si riuniscano in un grande auditorium all’aperto, si siedano attorno a Gesù, e ascoltino il programma di quel regno di Dio: il “Discorso della montagna”, che leggeremo le prossime domeniche.

Selezione dell’auditorium

Gesù non è un politico che vuole a tutti i costi ottenere voti, ingannando e facendo promesse che non manterrà. Desidera far chiaro chi sintonizzerà con il suo progetto e chi no. Per non farsi prendere in inganno. E questo lo espone, all’inizio di tutto, nelle beatitudini. È impossibile spiegare in poche parole il senso di ciascuna di esse (chi lo desidera può leggere J. L. Sicre, Il vangelo di Matteo*, pp. 102-112).

Le beatitudini propongono valori sconcertanti

Se Gesù dicesse: “Beati coloro che hanno buona salute, che guadagnano abbastanza per vivere, che si godono della loro famiglia…” non avrebbe avuto bisogno di giustificare queste affermazioni. Chiunque sarebbe stato d’accordo. Tuttavia, Gesù proclama beati coloro che soffrono, piangono, sono perseguitati… Per questo, ogni beatitudine è seguita da una giustificazione: «perché di loro è il regno dei cieli», «perché saranno consolati», ecc. La ricompensa promessa nella prima e nell’ultima è «il Regno dei cieli». In realtà, tutte le altre si riferiscono anche a quel Regno di Dio, solo concentrandosi su determinati aspetti concreti. Questo premio non possiamo interpretarlo solo come qualcosa dell’altra vita. Comincia a realizzarsi in questa.

Detti in parole semplici, tutte queste persone sono felici perché possono far parte della comunità cristiana (Regno iniziale dei cieli) e, in seguito, del Regno definitivo di Dio.

 Le beatitudini non sono una gara a ostacoli

La menzione dei poveri, di coloro che piangono, degli sofferenti… può creare una sensazione di disagio, come se dovessimo attraversare tutte quelle situazioni per far parte del regno di Dio. Le beatitudini si trasformano in una terribile gara a ostacoli, dove dietro ogni ostacolo ci aspetta il successivo. Tuttavia, le beatitudini sono qualcosa di molto diverso.

Le beatitudini, otto porte per entrare nel Regno di Dio

Antonio Barluzzi, l’architetto italiano che progettò la Basilica delle Beatitudini nel 1939, ebbe la bella idea di una pianta ottagonale, e su ogni lato una grande finestra da cui si può contemplare il paesaggio esterno. Tuttavia, le beatitudini non sono finestre per guardare ciò che accade fuori, ma porte aperte per ascoltare e seguire Gesù.

Sopra ogni porta c’è un’iscrizione con la beatitudine corrispondente. A volte il senso del testo risulta discutibile (Gesù parlò in aramaico, poi fu tradotto in greco, e ora lo ritraduciamo nelle nostre lingue). Facciamo un giro dell’edificio, facendoci delle domande davanti a ogni porta. Alla fine potrai scegliere quella che ti viene meglio per entrare nel palazzo.

1. Ti consideri povero agli occhi di Dio, come il pubblicano che dice: «Abbi pietà di me, Signore, perché sono un peccatore?» Oppuri pensi di avere molti meriti e di poter presentare a lui un conto di tutto ciò che fai per lui? Ambisci alla ricchezza, avere ogni giorno di più?

2. Ti fanno soffrire le ingiustizie che provocano migliaia di esiliati e sfollati, disoccupazione giovanile, tratta di bianche, ecc., o ti lasciano indifferente? Soffri con il dolore altrui? Sperimenti nella tua vita il dolore fisico, problemi psichici, economici, lavorativi?

3. Sei convinto che la migliore risposta alla violenza sia la non-violenza? Che «chi di spada muore di spada»? In una società dove abbonda tanto odio, rispondi, come Gesù, «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno»?

4. Hai fame e sete di giustizia, cioè di fare ciò che è giusto, di compiere la volontà di Dio, come Gesù, che considerava il suo nutrimento «fare la volontà del suo Padre».

5. Ti compiaci dei malati, di chi ti deve qualcosa, dei peccatori, come si è compiaciuto Gesù? O consideri peccatori coloro che non pensano e sentono come te, e loro augurano tutto il male del mondo?

6. Sei puro di cuore nel tuo rapporto con gli altri, senza ingannare, frodare, calunniare o criticare?

7. Lavori per la pace, per un mondo più giusto, perché prevalga la buona comprensione nella famiglia, nel tuo ambiente?

8. Ti hanno perseguitato o criticato per aver cercato di compiere ciò che Dio vuole?

9. Quando criticano, insultano i cristiani e la Chiesa, dai grazie a Dio, sei allegro e contento per la grande ricompensa che riceveremo in cielo?

Hai finito di girare l’edificio. Qual è la porta che più ti si addice per entrare? Forse ce ne sono due o tre. Se pensi che non ci sia nessuna, usa la prima: ti consideri «interiormente povero», senza merito davanti a Dio. Puoi entrare.

Riassunto

Le beatitudini ci dicono quali persone possono capire e accettare il messaggio di Gesù, incorporandosi alla comunità cristiana.

Di conseguenza, le beatitudini non sono, innanzitutto, un codice di condotta morale che dice: «così devi agire se vuoi essere cristiano». Sono piuttosto un’esposizione di situazioni e di atteggiamenti di fronte alla vita che permettono di comprendere il vangelo e di appassionarsi alle parole di Gesù.

La beatitudine non dice: «Soffri, per poter entrare nel Regno di Dio».

Dice: «Se soffri, non pensare che la tua sofferenza sia assurda; ti permette di comprendere il vangelo e di seguire Gesù».

Non dice: «Cerca di farti spogliare dei tuoi beni per agire in modo non violento».

Dice: «Se rispondese alla violenza con la non violenza, non pensare di essere stupido, considerati fortunato perché agisci come Gesù».

Non dice: «Cercate di essere perseguitati per la vostra fedeltà a Dio».

Dice: «Se ti perseguitano per la tua fedeltà a Dio, fortunato sei, perché sei dentro il Regno di Dio».

Ma, trattandosi dei valori che stima Gesù, non vi è dubbio che le beatitudini si trasformano anche in un modello di vita che dobbiamo sforzarci di imitare. Dopo ciò che dice Gesù, non possiamo rimanere indifferenti di fronte ad atteggiamenti come quello di prestare aiuto, non violenza, lavoro per la pace, lotta per la giustizia, ecc. Il cristiano deve promuovere tale condotta. E il resto del Discorso della Montagna gli insegnerà a farlo in diverse circostanze.

Prima lettura: paura invece di gioia (Sofonias 2,3; 3,12-13)

Il testo è frutto di unire un versetto del c.2 con due versetti del c.3. Si esorta a cercare Dio, adempiere i suoi comandamenti, cercare la giustizia, la moderazione, ma con lo scopo di liberarsi «il giorno della collera del Signore». Effettivamente, nel c.3 quella collera finisce con i nemici e solo sussiste un popolo povero e umile. Le beatitudini coincidono nel parlare di un nuovo popolo di Dio, con le stesse caratteristiche, ma il punto di partenza non è la paura della collera di Dio. Consiglio di non fermarsi in questa lettura.

2ª lettura: le beatitudini a Corinto (1 Cor 1,26-31)

Invece, è molto adatto il testo di Paolo, che si potrebbe parafrasare: «Beati quelli che non sono saggi, né potenti, né aristocratici». «Beati quelli che il mondo considera semplici, gente umile e spregevole, quelli che non contano per gli altri». Perché potranno unirsi a Cristo e far parte della sua comunità.

 

José Luis Sicre

Versione italiana tradotta con IA

Condividi FeAdulta Facebook