Fe Adulta

Ezechiele 33, 7-9 / Romani 13, 8-10

A te, anche tu, figlio dell’uomo, io ti ho costituito come sentinella per la casa d’Israele. Quando udrai una parola dalla mia bocca, tu li avvertirai da parte mia. Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai senza scampo», e tu non parli per avvertire il malvagio affinché desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua colpa, ma del suo sangue io ne chiederò conto a te.

Domenica 23 Tempo Ordinario


EZECHIELE 33, 7-9

A te, anche tu, figlio dell’uomo, io ti ho costituito come sentinella per la casa d’Israele. Quando udrai una parola dalla mia bocca, tu li avvertirai da parte mia.

Se io dico al malvagio: «Malvagio, tu morirai senza scampo», e tu non parli per avvertire il malvagio affinché desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua colpa, ma del suo sangue io ne chiederò conto a te.

Se invece avverti il malvagio di convertirsi dalla sua condotta, e lui non si converte, egli morirà a causa della sua colpa, mentre tu avrai salvato la tua vita.

Ezechiele visse tra il 600 e il 550, senza che si possa precisare di più. Sono gli anni tragici della distruzione di Gerusalemme da parte dei babilonesi di Nabucodonosor (578). Ezechiele e Geremia sono i due profeti testimoni della caduta di Gerusalemme e della deportazione a Babilonia.

La prima parte della profezia di Ezechiele è contemporanea agli ultimi giorni di Giuda, ed è annuncio della caduta di Gerusalemme. La seconda parte, già in esilio, è dedicata a mantenere viva la speranza del popolo nella restaurazione, fondandola nella fiducia in Dio e quindi nell’adesione del popolo al Signore, non in vane speranze politiche.

Nel testo di oggi si fa un’esortazione ai “profeti”, incaricati di annunciare al popolo la Parola, affinché adempiano al loro dovere, enfatizzando la loro responsabilità e l’importanza di essere fedeli alla loro missione.

 

ROMANI 13, 8-10

Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge.

Infatti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in questa parola: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

La carità non fa alcun male al prossimo. La carità è dunque il pieno compimento della legge.

È un bellissimo riassunto della legge dell’amore, che mostra come in quel “primo comandamento” siano racchiusi tutti gli altri.

Alcune interpretazioni semplicistiche e restrittive pensano che “ama e fa’ ciò che vuoi” sia un invito alla noncuranza. Leggono solo “fa’ ciò che vuoi” e omettono la sua condizione: “ama”. Il messaggio, tuttavia, è molto più sensato: l’amore è molto più esigente della Legge. Non solo la adempie, ma la supera mille volte.

L’ultima frase è una preziosa sintesi: “La carità è la legge nella sua pienezza”.

 

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

Condividi FeAdulta Facebook