Quando Elia giunse al monte di Dio, sull’Oreb, entrò in una caverna e vi trascorse la notte. Gli fu rivolta la parola del Signore, che gli disse: «Che fai qui, Elia?»
Egli rispose: «Ardo di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, perché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari e ucciso di spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo e ora cercano di togliermi la vita».
Il Signore gli disse:
«Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, venne il fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, venne il sussurro di una brezza leggera. Come Elia lo udì, si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
All’interno del “ciclo di Elia”, nel Primo Libro dei Re, questo è un episodio molto significativo.
Elia, perseguitato dall’odio della regina Gezabele, fugge nel deserto. Nutrito dal pane che gli dà l’angelo, giunge, dopo quaranta giorni di cammino, al Monte di Dio, l’Oreb, dove ha luogo la scena che leggiamo oggi.
È come tornare al passato, ricollegarsi con le radici del popolo. Gli elementi della natura scatenati -uragano, terremoto, fuoco- sono i consueti accompagnatori della presenza di Dio, citati nella grande teofania dell’Esodo (Es 19,16) e nei salmi (50,3; 97,3 tra molti altri).
Così, si faceva in modo che la natura rappresentasse soprattutto il potere e la magnificenza del Signore. Tuttavia, Elia percepisce il Signore nel passaggio leggero della brezza, come esprimendo la pace che sorge nell’animo del profeta, così violentemente perseguitato fino a quel momento.
Da qui, il profeta inizia una nuova attività, ungerà re d’Israele Ieu e designerà il proprio successore, Eliseo. Inoltre, nasce in seguito il concetto di “il resto d’Israele”, quei 7.000 che non hanno piegato le ginocchia davanti ai Baal, coloro che rimangono fedeli al Signore in mezzo all’apostasia generale.
L’idea di base del testo è quindi un ritorno alle origini d’Israele, la fedeltà a Dio, all’Alleanza. E un annuncio che solo una minoranza del popolo sarà il vero erede. Inteso così, ha una forte consonanza con il testo evangelico, che presenta Gesù come il compimento della Promessa, accettato da alcuni pochi e rifiutato dalla maggioranza.
Romani 9, 1-5
Dico la verità in Cristo, non mento – la mia coscienza me lo attesta nello Spirito Santo – provo una grande tristezza e un dolore incessante nel cuore. Infatti, desidererei essere io stesso anatema, separato da Cristo, per i miei fratelli, quelli della mia razza secondo la carne – gli Israeliti – di cui sono l’adozione filiale, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse e i patriarchi; da cui anche Cristo secondo la carne, che è al di sopra di tutte le cose, Dio benedetto nei secoli. Amen.
Eccezionalmente, il testo si accorda bene con il messaggio degli altri due testi. È un messaggio semplice: Paolo si lamenta che il popolo della promessa e dell’alleanza non sia stato fedele al suo destino, non sia stato in grado di riconoscere il Messia. Seguendo la cattiva abitudine di ridurre al minimo i testi, rimaniamo privati del resto, che dice:
“Cioè, non sono i figli carnali i figli di Dio…”
Per concludere, citando Osea:
“A Non-Popolo lo chiamerò Mio-Popolo; a Non-Amata, Amata; e dove prima si diceva: “non siete mio popolo”, là saranno chiamati figli del Dio vivente.
E citando Isaia:
“Anche se gli Israeliti erano numerosi come la sabbia del mare, si salverà solo un resto… Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un resto, saremmo come Sodoma, simili a Gomorra.”
E infine:
Cosa diremo allora? Che i pagani, che non cercavano la giustizia, l’hanno ottenuta, si intende: la giustizia per mezzo della fede. Invece, Israele, che cercava una legge di giustizia, non l’ha ottenuta. Perché? Perché la cercavano attraverso le opere e non per mezzo della fede, e così sono inciampati nella pietra d’inciampo, secondo quanto scritto: “Porrò in Sion una pietra d’inciampo, una roccia di scandalo”; e anche “chi si appoggia su di essa non sarà deluso”.
In questo testo appare dunque chiaramente che Paolo, quando si riferisce a Fede-Opere, intende per ‘fede’ la fede in Gesù, mentre intende per ‘opere’ l’adempimento della legge mosaica.
Il testo si accompagna dunque perfettamente agli altri due, ponendo un’enfasi particolare sull’importanza decisiva di accettare Gesù, e mostrando i seguaci di Gesù come rappresentanti di quel “resto di Israele” che sarà l’erede della promessa, il Popolo della Nuova Alleanza.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
