Domenica 18 del Tempo Ordinario
ECCLESIASTE 1, 2 e 2, 21-23
Vanità delle vanità, dice Qohelet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
C’è chi lavora con abilità,
con destrezza e successo,
e deve lasciare la sua parte
a chi non ha lavorato.
Anche questo è vanità e grande sventura.
Che cosa ricava l’uomo da tutto il suo lavoro,
e dagli affanni con cui si affatica sotto il sole?
Di giorno, dolori, pene e fatiche;
di notte il cuore non trova riposo.
Anche questo è vanità.
Oggi si preferisce chiamare questo libro “Qohelet”, che è il nome ebraico del suo autore. Nome, d’altra parte, generico, che significa “l’uomo dell’assemblea” (ecclesia in greco e in latino è “l’assemblea”, “la chiesa”), il Maestro o il Predicatore.
È un “libro di Sapienza” di senso scarsamente religioso. La sua idea di base è una profonda disillusione sulla vita. Il riassunto del libro è, nella sua traduzione classica: “vanità delle vanità, tutto è vanità”.
Ci sono molti testi di Qohelet che abbondano in questo senso:
Poiché la sorte dell’uomo e della bestia è la stessa: come muore l’una, muore l’altro; e tutti e due hanno lo stesso soffio vitale. In nulla l’uomo supera la bestia, poiché tutto è vanità. Tutti vanno verso una stessa meta; tutti sono nati dalla polvere e tutti tornano alla polvere. QOHELET 3:19‑20
Come il fatto che ci sia un destino comune per tutti, per il giusto e per il malvagio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono come per il peccatore, per chi giura come per chi teme di giurare. Questo è il peggio di tutto ciò che accade sotto il sole: che ci sia un destino comune per tutti, e così il cuore degli uomini è pieno di malvagità e c’è follia nei loro cuori mentre vivono, e il loro destino è con i morti! QOHELET 9:1‑3
E un altro “libro di Sapienza”, in un certo modo simile a Qohelet, quello che prima si chiamava “L’Ecclesiastico” e ora “Il Siracide”, contiene affermazioni altrettanto sorprendenti:
Poiché anche l’Altissimo odia i peccatori, e sui malvagi farà vendetta. SIRACIDE 12:4‑6
Di nessun uomo ti soffermare a guardare la bellezza
e tra le donne non sederti.
Perché dai vestiti esce la tignola
e dalla donna la malizia femminile.
Vale più la malvagità di un uomo che la bontà di una donna.
SIRACIDE 42; 12-14
Naturalmente, questo ci pone la domanda in che senso e fino a che punto possiamo ammettere che queste affermazioni siano “Parola di Dio”, ma l’argomento supera le possibilità di questo commento.
COLOSSESI 3, 1-5 e 9-11
Poiché siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio. Quando Cristo, che è la nostra vita, si manifesterà, allora anche voi apparirete con Lui nella gloria.
Fate morire tutto ciò che è terreno in voi: la fornicazione, l’impurità, la passione, la cattiva concupiscenza e la cupidigia, che è idolatria. Non ingannatevi più gli uni gli altri.
Spogliatevi della vecchia natura e rivestitevi della nuova, che si va rinnovando a immagine del suo creatore, fino a conoscerlo.
In questo ordine nuovo, non c’è distinzione tra giudei e gentili, circoncisi e incirconcisi, barbari e sciti, schiavi e liberi; perché Cristo è tutto e in tutti.
Continuiamo a leggere splendidi testi ricchi di contenuto; in tutti si sviluppano le stesse idee: incorporati in Cristo, apparteniamo a “ciò che è in alto”.
Si gioca con il senso della morte (morire alla vecchia condizione, crocifiggerla…), con un profondo senso della speranza: oggi non è visibile la gloria, la vera vita. Ma alla fine apparirà la gloria di Cristo e la nostra con Lui.
Bisogna fare attenzione al significato di alcune espressioni, ad esempio:
Spogliatevi della vecchia natura
Pablo non vuole dire che l’umano sia cattivo, opposto al divino, ma chiama qui “umano” ciò che non è di Dio, ciò che deforma l’umano e lo impoverisce, come ha sviluppato nelle righe precedenti. Per questo continua dicendo:
e rivestitevi della nuova condizione, che si va rinnovando, come immagine del suo creatore, fino a conoscerlo.
A noi non piace l’espressione “rivestirsi”, perché sembra qualcosa come mettersi un vestito senza cambiare l’interno. Allo stesso modo si utilizza l’espressione per parlare di Gesù “rivestito di umanità”: ci sembra come se si trattasse di un travestimento. Non è questa l’intenzione di Paolo, anche se è vero che nel nostro modo di intendere ci risulta un’espressione infelice.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J
