Fe Adulta

Ecclesiaste 1, 2 e 2, 21-23 / Colossesi 3, 1-5 e 9-11

Domenica 18 del Tempo Ordinario


ECCLESIASTE 1, 2 e 2, 21-23

Vanità delle vanità, dice Qohelet,

vanità delle vanità, tutto è vanità.

 

C’è chi lavora con abilità,

con destrezza e successo,

e deve lasciare la sua parte

a chi non ha lavorato.

Anche questo è vanità e grande sventura.

 

Che cosa ricava l’uomo da tutto il suo lavoro,

e dagli affanni con cui si affatica sotto il sole?

Di giorno, dolori, pene e fatiche;

di notte il cuore non trova riposo.

Anche questo è vanità.

 

Oggi si preferisce chiamare questo libro “Qohelet”, che è il nome ebraico del suo autore. Nome, d’altra parte, generico, che significa “l’uomo dell’assemblea” (ecclesia in greco e in latino è “l’assemblea”, “la chiesa”), il Maestro o il Predicatore.

È un “libro di Sapienza” di senso scarsamente religioso. La sua idea di base è una profonda disillusione sulla vita. Il riassunto del libro è, nella sua traduzione classica: “vanità delle vanità, tutto è vanità”.

Ci sono molti testi di Qohelet che abbondano in questo senso:

Poiché la sorte dell’uomo e della bestia è la stessa: come muore l’una, muore l’altro; e tutti e due hanno lo stesso soffio vitale. In nulla l’uomo supera la bestia, poiché tutto è vanità. Tutti vanno verso una stessa meta; tutti sono nati dalla polvere e tutti tornano alla polvere. QOHELET 3:19‑20

Come il fatto che ci sia un destino comune per tutti, per il giusto e per il malvagio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono come per il peccatore, per chi giura come per chi teme di giurare. Questo è il peggio di tutto ciò che accade sotto il sole: che ci sia un destino comune per tutti, e così il cuore degli uomini è pieno di malvagità e c’è follia nei loro cuori mentre vivono, e il loro destino è con i morti! QOHELET 9:1‑3

E un altro “libro di Sapienza”, in un certo modo simile a Qohelet, quello che prima si chiamava “L’Ecclesiastico” e ora “Il Siracide”, contiene affermazioni altrettanto sorprendenti:

Poiché anche l’Altissimo odia i peccatori, e sui malvagi farà vendetta. SIRACIDE 12:4‑6

Di nessun uomo ti soffermare a guardare la bellezza

e tra le donne non sederti.

Perché dai vestiti esce la tignola

e dalla donna la malizia femminile.

Vale più la malvagità di un uomo che la bontà di una donna.

SIRACIDE 42; 12-14

Naturalmente, questo ci pone la domanda in che senso e fino a che punto possiamo ammettere che queste affermazioni siano “Parola di Dio”, ma l’argomento supera le possibilità di questo commento.

 

COLOSSESI 3, 1-5 e 9-11

Poiché siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio. Quando Cristo, che è la nostra vita, si manifesterà, allora anche voi apparirete con Lui nella gloria.

Fate morire tutto ciò che è terreno in voi: la fornicazione, l’impurità, la passione, la cattiva concupiscenza e la cupidigia, che è idolatria. Non ingannatevi più gli uni gli altri.

Spogliatevi della vecchia natura e rivestitevi della nuova, che si va rinnovando a immagine del suo creatore, fino a conoscerlo.

In questo ordine nuovo, non c’è distinzione tra giudei e gentili, circoncisi e incirconcisi, barbari e sciti, schiavi e liberi; perché Cristo è tutto e in tutti.

Continuiamo a leggere splendidi testi ricchi di contenuto; in tutti si sviluppano le stesse idee: incorporati in Cristo, apparteniamo a “ciò che è in alto”.

Si gioca con il senso della morte (morire alla vecchia condizione, crocifiggerla…), con un profondo senso della speranza: oggi non è visibile la gloria, la vera vita. Ma alla fine apparirà la gloria di Cristo e la nostra con Lui.

Bisogna fare attenzione al significato di alcune espressioni, ad esempio:

Spogliatevi della vecchia natura

Pablo non vuole dire che l’umano sia cattivo, opposto al divino, ma chiama qui “umano” ciò che non è di Dio, ciò che deforma l’umano e lo impoverisce, come ha sviluppato nelle righe precedenti. Per questo continua dicendo:

e rivestitevi della nuova condizione, che si va rinnovando, come immagine del suo creatore, fino a conoscerlo.

A noi non piace l’espressione “rivestirsi”, perché sembra qualcosa come mettersi un vestito senza cambiare l’interno. Allo stesso modo si utilizza l’espressione per parlare di Gesù “rivestito di umanità”: ci sembra come se si trattasse di un travestimento. Non è questa l’intenzione di Paolo, anche se è vero che nel nostro modo di intendere ci risulta un’espressione infelice.

 

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J

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