NUMERI 11, 25-29
In quei giorni, il Signore scese nella nuvola, parlò con Mosè e, prendendo una parte dello spirito che possedeva, lo trasmise ai settanta anziani; quando lo spirito si posò su di loro, essi cominciarono subito a profetizzare.
Nel campo erano rimasti due del gruppo, chiamati Eldad e Medad; sebbene fossero nell’elenco, non si erano recati alla tenda, ma lo spirito si posò su di loro e cominciarono a profetizzare nel campo. Un ragazzo corse a riferirlo a Mosè:
– Eldad e Medad stanno profetizzando nel campo.
Giosuè, figlio di Nun, assistente di Mosè fin dalla giovinezza, intervenne:
– Mosè, mio signore, proibiscilo loro.
Mosè gli rispose:
– Sei geloso per me? Magari tutto il popolo del Signore fosse profeta e ricevesse lo spirito del Signore!
Questo libro è tra i meno utilizzati nelle letture dell’eucaristia. Solo due volte; questa e la famosa benedizione di 6,22 (“Il Signore ti benedica e ti protegga…”) che leggiamo il 1° gennaio.
La lettura di questo episodio è stata inserita qui per la sua somiglianza con la scena dei discepoli narrata da Marco.
Il testo ha un aspetto fortemente primitivo nei suoi modi di espressione. La nuvola non è un simbolo della presenza di Dio, ma il suo veicolo di trasporto. Lo spirito di Mosè può essere diviso, come una possessione fisica… Ma il messaggio è chiaro, e perfettamente simile a quello della pericope evangelica. Colpisce anche il fatto che sia Giosuè, il giovane assistente di Mosè, tutto fedeltà al capo, sebbene ancora poco prudente, a denunciare coloro che profetizzano al di fuori del gruppo, mentre nel vangelo è Giovanni, considerato il più giovane e il più entusiasta dei discepoli. È come se in entrambi i testi si indicasse lo zelo ben intenzionato ma fuori luogo.
GIACOMO 5, 1-6
E ora, voi ricchi, piangete e lamentatevi per le disgrazie che vi sono capitate. La vostra ricchezza è corrotta e i vostri vestiti sono tarlati. Il vostro oro e la vostra argento sono arrugginiti, e quella ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà la vostra carne come il fuoco.
Avete accumulato ricchezze proprio ora, nel tempo finale!
Il salario frodato agli operai che hanno raccolto i vostri campi sta gridando contro di voi; e le grida dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore degli eserciti. Avete vissuto in questo mondo nel lusso e dediti al piacere. Vi siete ingrassati per il giorno della strage.
È un magnifico sermone contro le ricchezze, specialmente contro le ricchezze mal acquisite. Il suo contesto è chiaro: la comunità aspetta la parusia, la fine dei tempi; perciò, l’accumulo di ricchezza è più inappropriato che mai. Il giorno del Giudizio di Dio è presentato con l’immagine consueta di giustizia, in cui il Signore darà finalmente soddisfazione a tutti gli oltraggiati in questo mondo.
La sua relazione con gli altri testi è, come quasi sempre, nulla, ed è un peccato, perché questo testo accompagnerebbe molto bene altri testi evangelici come quello del ricco Epulone o le Beatitudini di Luca.
Giuseppe Enrico Galarreta
