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Isaia 53, 10-11 / Ebrei 4, 14-16

ISAIA 53, 10-11

Ma il Signore volle stroncarlo con sofferenze. Se offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e il volere del Signore prospererà per mezzo suo. Dopo il tormento della sua anima, vedrà la luce, ne sarà saziato. Per la sua conoscenza il mio Servo giustificherà molti e si addosserà le loro iniquità.

Conosciamo già da diverse altre domeniche questo “secondo” (o terzo) Isaia, e il suo annuncio del “Servo del Signore”, servo sofferente per i peccati del popolo, e il suo significato: la concezione non davidica, non trionfalistica, del Messia. Questa immagine profetica si accompagna perfettamente alla parola del vangelo.

Purtroppo, ci sono due espressioni nel testo proprie di una teologia preistorica: “Ma il Signore volle stroncarlo con sofferenze”. Sembra rendere responsabile il Padre delle sofferenze di Gesù. “Se offrirà se stesso in espiazione” risponde a un concetto di redenzione mal compreso, che deriva dalla nozione di “sacrificio espiatorio”, cioè che Gesù, con il suo sangue e la sua morte “paga Dio” per i nostri peccati. Fortunatamente, la Chiesa sta già arrivando a comprendere che il Padre non chiede un prezzo per perdonare.


EBREI 4, 14-16

Avendo dunque un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Poiché non abbiamo un sommo sacerdote che non possa compatirsi delle nostre debolezze, ma uno che è stato provato in tutto come noi, eccetto che nel peccato. Accostiamoci dunque con fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per un aiuto opportuno.

La teologia della Lettera agli Ebrei utilizza spesso il paragone di Gesù con il Sommo Sacerdote di Israele, che, una volta all’anno, entrava nel Santuario per offrire il Sacrificio per il popolo. Si utilizza questa immagine per rappresentare che Gesù è Pontefice, colui che fa per noi il ponte verso Dio, perché “appartiene a entrambe le sponde”. Questo è ciò che offre sicurezza alla nostra fede: da un lato, che è uno di noi; dall’altro, che ci apre l’accesso a Dio. Gesù Dio e Uomo vero è il centro della nostra fede e della nostra speranza. Ma è importante ricordare che l’immagine del Sommo Sacerdote di Israele ha valore solo come immagine. Gesù non è un Pontefice, né un Sacerdote. Queste immagini possono forse farci comprendere Gesù, il che è molto diverso. Anche questo lo mediteremo poi.

 

Giuseppe Enrico Galarreta

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