Mt c 11-17
«Venne Gesù dalla Galilea al Giordano e si presentò a Giovanni per essere battezzato da lui»
Gesù cresce in una società di disuguali; da gente gradita agli occhi di Dio, a cui concede ogni sorta di beni, a gente abbandonata dalla sua mano a causa dei loro peccati, a cui invia ogni sorta di calamità. E quella concezione di Dio propugnata dai dottori e impressa a fuoco nello spirito di ogni israelita, generò in lui un accumulo di dubbi che, lontano dal diminuire, crebbero con il tempo.
Perché a Gesù si ribaltavano le viscere alla vista della miseria, della malattia, del disprezzo e della emarginazione che soffriva quella povera gente, e non poteva accettare che il Dio giusto che proclamano le scritture potesse mandar loro tanto dolore per i loro peccati… Non era forse la schiavitù a cui ci sottopone il peccato nostro la maggiore punizione?… E si sentì sempre più a disagio dentro la fede e le tradizioni del suo popolo, e giunse un momento che quelle domande divennero insopportabili e sentì la necessità imperiosa di uscire da quella situazione… ¡Uscire!…
Ma, uscire dove? A che scopo?… Ricordavo la chiamata di Dio ad Abramo: «Varcare i confini della tua terra»… e a Mosè: «Libera il mio popolo dall’Egitto». Ma Abramo era il più grande dei patriarchi e Mosè il più grande capo d’Israele; il liberatore, il legislatore… Come poteva ricevere una chiamata simile un povero artigiano smarrito in una remota regione della Galilea?… Cosa poteva uscire dalla Galilea?
Si informò che un grande profeta di nome Giovanni predicava e battezzava le persone sulle rive del Giordano, e decise di abbandonare tutto e andare a incontrarlo. Si congedò dalla sua famiglia e partì. Come dice il vangelo di oggi: «Gesù venne dalla Galilea al Giordano per farsi battezzare da Giovanni».
Giovanni era un profeta che si opponeva al sistema; un uomo austero ed esigente verso se stesso che percorreva il Giordano invitando il popolo a voltare le spalle al peccato. Il grande successo di Giovanni proveniva dal fatto insolito di aprire una porta di salvezza al popolo umile e impoverito. A quella feccia maledetta che tutti disprezzavano, diceva che la salvezza non è riservata ai pochi eletti, ma a tutti coloro che si convertono pentendendosi dei loro peccati.
Sebbene Giovanni predicasse un Dio giusto che puniva implacabilmente gli empi, non appena si conobbero, si trovarono così in sintonia che Gesù si unì al gruppo di Giovanni e rimase con lui per un certo periodo. In quell’ambiente di preghiera e pentimento, iniziò a intuire un Dio molto diverso da quello che gli era stato trasmesso fin da bambino; Dio non è il Giudice che ci giudica per i nostri peccati, ma è colui che ci ama con follia e ci aiuta a liberarci dal peccato.
«Dio è per noi –pensò– ciò che i miei genitori per me quando ero molto piccolo; Dio è Abbà»… E quel sentimento filiale che nacque in lui, lo spinse a condividere la sua scoperta con tutti, perché la notizia che poteva dar loro era la migliore notizia che qualcuno potesse ricevere: «Ho conosciuto Dio e Lui è molto meglio di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare».
Tornò a Cafarnaum con un gruppo di galilei che aveva conosciuto nel Giordano, e deciso a proclamare Abbà e il Suo Regno di amore e giustizia a tutti i quattro venti. Un sabato, Gesù si alzò nella sinagoga, si diresse all’estrada e prese la parola: «Avete udito che fu detto agli antichi… ma io vi dico…».
Non c’era più da aspettare, la novità della nuova Notizia era già qui, con noi. Il nuovo vino aveva cominciato a riempire le vecchie botte!
Miguel Ángel Munárriz Casajús
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