Religione Digitale
« La necessità di ritrovarci con noi stessi, di evitare di perderci nella frammentazione esterna, di cercare e trovare un senso che guidi le nostre vite e animi le nostre relazioni, è una necessità comune a tutti: oggi risorge in vari modi, anche nella fretta e nella dispersione della vita quotidiana, soprattutto nelle domande dei più piccoli ».
Era il consiglio offerto questo pomeriggio dal Papa nella località italiana di Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove ha avuto un incontro con la comunità agostiniana e ha venerato in essa le reliquie di Sant’Agostino, nel suo primo anno di pontificato, due mesi dopo aver viaggiato in Algeria e visitato i luoghi di Ippona, la cui spiritualità ha ispirato la creazione dell’ordine cui appartiene l’agostiniano Leone XIV.
« Come possiamo essere una Chiesa viva qui a Pavia oggi? », si è chiesto Robert F. Prevost, davanti ai suoi fratelli, ai vescovi e ai fedeli della diocesi italiana. « Abbiamo bisogno di uno sguardo animato dallo spirito di fede, che ci aiuti a leggere la realtà con maggiore profondità di quella che appare a prima vista, e a evitare di cadere in un atteggiamento negativo e pessimista, incapace di generare una nuova vita », ha espresso il Papa in questa visita pastorale del Santo Padre Leone XIV a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano, che lo ha portato anche a visitare il Centro Nazionale per l’Idroterapia Oncologica (CNAO).
« Siamo chiamati a essere realisti, e sappiamo che nelle comunità parrocchiali e nella vita di una diocesi ci sono molte questioni urgenti e impegni che richiedono la nostra presenza e molteplici attività. Tuttavia, si tratta di tornare al centro, di costruire sempre dalla pietra angolare, di evitare che le nostre azioni si disperdano, concentrandosi solo su noi stessi e sui nostri sforzi », ha esortato il Papa agostiniano, esortando che « coltiviamo dunque una Chiesa in cui camminiamo insieme, capace di rinnovarsi senza divisione, in cui ci riconosciamo tutti come fratelli e sorelle e lavoriamo con gioia al servizio del Regno di Dio ».
« Dobbiamo imparare a essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se questo significa rinunciare ad alcune delle strutture e certezze del passato », perché « l’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che dobbiamo tesaurizzare », ha esortato il Papa, prima di venerare con profondo raccoglimento le reliquie del santo di Ippona.
« Siamo chiamati, soprattutto, a portare il messaggio del Vangelo, un messaggio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che rivela la bellezza della fede per le nostre vite e per la nostra società », ha espresso il Papa, che ha assicurato che « oggi esiste un’esigenza sempre maggiore di accompagnare le persone nella scoperta o riscoperta della fede », un contesto, ha proseguito, in cui « la figura di Sant’Agostino brilla con una luce preziosa », ricordando a questo punto il suo pensiero: « Non uscire da te stesso, ritorna a te stesso: la verità dimora nell’uomo interiore ».
A questo punto, Leone XIV ha messo in evidenza che « lo stile di vita cristiano, che era nuovo e sorprendente nei suoi inizi, paragonato ai mondi ebraico e pagano, deve continuare a esserlo oggi, nel mondo attuale », per il quale « cari, come pietre vive, siamo chiamati a essere una Chiesa fermamente radicata nel territorio ».
Ha ricordato che « ascoltare la Parola genera vitalità spirituale, stimola la testimonianza nella vita quotidiana, anche attraverso movimenti e associazioni, e ci incoraggia a stare vicino ai poveri », sottolineando che « soprattutto qui a Pavia, ha sottolineato l’importanza del ministero universitario e del dialogo con la cultura » e ha anche sostenuto « di continuare su questo cammino » della sinodalità, « imparando sempre più a camminare insieme, nel discernimento comune e sviluppando progetti condivisi, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità », ha affermato il Papa, prima di venerare le reliquie di Sant’Agostino e proseguire con la visita pastorale, questa volta già in Piazza Duomo.
L’omelia del Papa
Eccellentissimo Signore, cari fratelli nell’Episcopato,
cari sacerdoti e diaconi,
cari religiosi e religiose, e seminaristi,
fratelli e sorelle,
sono lieto di essere qui tra voi e ringrazio il vescovo Corrado Sanguineti e il padre Joseph Farrell, Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, per le loro parole di benvenuto. Mi piace ciò che ho sentito su questa Chiesa a Pavia: una comunità con un’antica tradizione che rimane viva e presente in città e nei suoi dintorni, attenta ai segni di questo tempo e alle sue sfide, senza scoraggiarsi dalle difficoltà, dal contesto secolarizzato e dalle difficoltà di trasmissione della fede.
Per evitare lo scoraggiamento, abbiamo bisogno di uno sguardo animato dallo spirito di fede, che ci aiuti a leggere la realtà con maggiore profondità di quella che appare a prima vista, e a evitare di cadere in un atteggiamento negativo e pessimista, incapace di generare una nuova vita. Lo sguardo che ci viene chiesto — e che lo Spirito Santo ci concede — è, invece, quello di Gesù. In mezzo alle difficoltà e ai malintesi, Egli vede la mano provvida del Padre nei gigli dei campi e negli uccelli del cielo (cf. Mt 6,28-29), nutre la speranza nel piccolo seme che cresce (cf. Mc 4,30-33) e ci invita ad alzare lo sguardo e contemplare i campi già bianchi per la mietitura (cf. Gv 4,35). Nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, il Papa Francesco ci ha esortato a questa lettura spirituale della realtà, dicendo: « Lo sguardo della fede è capace di riconoscere la luce che lo Spirito Santo sempre diffonde in mezzo all’oscurità […]. La nostra fede è chiamata a intravvedere il vino in cui nasce lo Spirito Santo ». « L’acqua può essere trasformata, e scoprire il grano che cresce tra la zizzania » (n. 84).
Illuminati dalla speranza del Vangelo e ispirati da ciò che l’apostolo Pietro ci ha detto nella lettura (vedi 1 Pietro 2, 4-10), che chiama i discepoli del Signore « pietre vive », chiediamoci: Come possiamo essere una Chiesa viva qui a Pavia oggi?
La prima istruzione dell’apostolo è essenziale: rimanere uniti a Cristo, la pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta da Dio. Cristo è il fondamento dell’edificio spirituale, la pietra angolare che serve da fondamento al nostro cammino ecclesiale, all’azione pastorale e all’evangelizzazione (vedi vv. 4-5).
Questo essere edificati e edificare in Cristo ci protegge dal rischio di disperderci e di sovraccaricarci di lavoro su questioni secondarie, che possono essere buone, ma che non affrontano l’essenziale. Naturalmente, siamo chiamati a essere realisti, e sappiamo che nelle comunità parrocchiali e nella vita di una diocesi ci sono molte questioni urgenti e impegni che richiedono la nostra presenza e molteplici attività. Tuttavia, si tratta di tornare al centro, di costruire sempre dalla pietra angolare, di evitare che le nostre azioni si disperdano, concentrandosi solo su noi stessi e sui nostri sforzi. Poiché Cristo è il centro, beviamo tutti da questa unica fonte e sottoponiamo il nostro impegno al discernimento che proviene dalla sua luce e dalla sua Parola. Coltiviamo dunque una Chiesa in cui camminiamo insieme, capace di rinnovarsi senza divisione, in cui ci riconosciamo tutti come fratelli e sorelle e lavoriamo con gioia al servizio del Regno di Dio.
Ciò implica ciò che il vostro vescovo ha detto all’inizio: dobbiamo imparare a essere comunità cristiane centrate sull’essenziale, anche se questo significa rinunciare ad alcune delle strutture e certezze del passato. L’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che dobbiamo tesaurizzare. Lo raccomando, soprattutto, ai sacerdoti, che a volte possono soffrire di una sensazione di dispersione interiore e stanchezza per le loro molteplici responsabilità: tornate sempre al centro, unificate tutto nella vostra relazione con il Signore e scoprite in Lui la gioia della fraternità sacerdotale e del ministero pastorale condiviso con i laici. Lo raccomando anche ai religiosi e alle religiose, che spesso sperimentano la difficoltà di attualizzare il carisma cui appartengono, ma che hanno sempre bisogno di rinnovarsi in Cristo e di condividere i talenti ricevuti sia con altre comunità religiose che con la Chiesa diocesana nel suo insieme.
Fedeli alla fede in Cristo, pietra angolare, ci permette anche di affrontare i problemi attuali legati alla trasmissione della fede e alla pratica religiosa. In un momento in cui molte persone sembrano aver perso il loro fervore spirituale o, per varie ragioni, non trovano più attrattiva nella fede cristiana, siamo chiamati, soprattutto, a portare il messaggio del Vangelo, un messaggio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che rivela la bellezza della fede per le nostre vite e per la nostra società. Oggi esiste un’esigenza sempre maggiore di accompagnare le persone nella scoperta o riscoperta della fede. Pertanto, dobbiamo proclamare il cuore del Vangelo: Gesù, che nella sua incarnazione, morte e risurrezione ci rivela il mistero di Dio e, allo stesso tempo, il mistero di noi stessi. « Un ministero pastorale con approccio missionario […] si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e, allo stesso tempo, più necessario » (Evangelii Gaudium, 35).
In questo contesto, la figura di Sant’Agostino brilla con una luce preziosa. Il suo pensiero, la storia della sua conversione e la sua spiritualità ci ricordano il valore e la primazia dell’ interiorità: « Non uscire da te stesso, ritorna a te stesso: la verità dimora nell’uomo interiore » (De vera religione, XXXIX, 72). La necessità di ritrovarci con noi stessi, di evitare di perderci nella frammentazione esterna, di cercare e trovare un senso che guidi le nostre vite e animi le nostre relazioni, è una necessità comune a tutti: oggi risorge in vari modi, anche nella fretta e nella dispersione della vita quotidiana, soprattutto nelle domande dei più piccoli.
Quando la nostra testimonianza di fede è costante e appassionata, diventiamo « pietre vive » che compongono l’edificio spirituale che è la Chiesa. Lo stile di vita cristiano, che era nuovo e sorprendente nei suoi inizi, paragonato ai mondi ebraico e pagano, deve continuare a esserlo oggi, nel mondo attuale. Uniti a Cristo, possiamo esprimere il nostro santo sacerdozio offrendo sacrifici spirituali quotidianamente (cf. 1 Pietro 2,5). Intrecciata con la preghiera e il servizio agli altri, questa adorazione trasforma le nostre vite in un segno del Vangelo attraverso le nostre scelte, azioni e relazioni.
Cari, come pietre vive, siamo chiamati a essere una Chiesa fermamente radicata nel territorio.
Io, la Chiesa che cammina tra le lotte e le speranze del popolo, esperta nell’arte di ascoltare e accompagnare, coltivando relazioni con le famiglie, con coloro che si preparano a ricevere i Sacramenti e anche con coloro che sono nuovi nella fede o se ne trovano lontani.
So che questa passione pastorale vi spinge già e vi invito a coltivarla senza scoraggiarvi, cercando di raggiungere tutti con la gioia del Vangelo, apprezzando il meglio della vostra storia — pensate agli oratori — ed esplorando nuove opportunità di incontro. Merita speciale attenzione l’impegno di organizzare reti di piccole comunità che si riuniscono nelle case intorno al Vangelo, aperte al servizio della parrocchia o della comunità pastorale. Ascoltare la Parola genera vitalità spirituale, stimola la testimonianza nella vita quotidiana, anche attraverso movimenti e associazioni, e ci incoraggia a stare vicino ai poveri. E, soprattutto qui a Pavia, sottolineo l’importanza del ministero universitario e del dialogo con la cultura. Lo studio e la ricerca scientifica incoraggiano i credenti a sviluppare una prospettiva basata sulla fede, capace di illuminare la ricerca della verità, della giustizia e della bellezza che muovono l’anima umana. So che avete iniziato a fare passi importanti verso l’adozione di un approccio sinodale della vita comunitaria, integrando il cammino parrocchiale tradizionale con nuove iniziative di evangelizzazione. Pertanto, vi invito a continuare su questo cammino, imparando sempre più a camminare insieme, nel discernimento comune e sviluppando progetti condivisi, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità.
Cari fratelli e sorelle, che la Santissima Maria, Madre della Chiesa, vi ottenga l’ardente desiderio di vivere e testimoniare il Vangelo, nella carità fraterna che ci rende un solo popolo che cammina verso Dio. Venerando le reliquie del Santo Padre Agostino, chiedo a lui, insieme al suo Santo Patrono Siro, di intercedere sempre per questa Chiesa e per la città di Pavia. Grazie!
