La perfetta giustificazione morale dell’estrema destra per la sua agenda di tagli, esclusione e individualismo selvaggio
Ci sono matrimoni d’opportunità che cambiano il corso della storia, e non precisamente per il meglio. Oggi assistiamo a uno dei patti più sconcertanti e distruttivi del nostro tempo: l’idillio sempre più evidente tra i movimenti politici dell’estrema destra e la teologia della prosperità. Questa corrente religiosa, nata nei laboratori evangelici degli Stati Uniti e con radici in un calvinismo mal digerito, ha trovato nell’nazionalismo radicale il suo alleato perfetto per sbarcare in Europa e colonizzare le nostre società.
Non siamo di fronte a una semplice coincidenza di agende; siamo di fronte a una fusione ideologica che cerca di cambiare l’idea stessa di cosa sia giusto, cosa sia morale e cosa sia sacro.
L’”Evangelo del dollaro”: il calvinismo spogliato dalla comunità
Per comprendere questo fenomeno, bisogna guardare al DNA della teologia della prosperità. Questa corrente ha preso l’antica idea calvinista secondo cui il successo materiale nel lavoro poteva essere un segno di favore divino. Ma l’ha spogliata di tutta l’etica dell’austerità, della sobrietà e della responsabilità comunitaria che i puritani originali difendevano.
Il risultato è stata una caricatura ipercapitalista: se hai fede, se fai un patto con Dio (e se lasci i tuoi soldi nella mega-chiesa), Dio te li restituirà moltiplicati con ricchezza, salute e successo. Il grande pericolo di questo discorso non è solo la sua vacuità spirituale, ma la sua brutalità umana, poiché trasforma la povertà in un peccato. Secondo questa logica, chi è povero, chi è disoccupato o chi si ammala lo è perché manca di fede o non si è impegnato abbastanza. La compassione scompare e la disuguaglianza viene benedetta dal pulpito.
Il patto d’opportunità con l’estrema destra
Perché l’estrema destra europea ha deciso di agganciarsi a questa dinamica importata dall’America? La risposta è semplice: perché le offre la giustificazione morale perfetta per la sua agenda di tagli, esclusione e individualismo selvaggio.
In Europa, la tradizione sociale ha sempre difeso che prendersi cura dei deboli —attraverso la sanità pubblica, gli aiuti sociali o i servizi comuni— sia un dovere di giustizia. L’estrema destra ha bisogno di rompere quel consenso solidale per imporre le proprie politiche. Ed è qui che questo cavallo di Troia della prosperità risulta utilissimo.
Non siamo di fronte a un’influenza puramente spirituale, ma a una reale infrastruttura finanziaria. Le tecniche di raccolta di massa e il capitale delle corporazioni religiose statunitensi nutrono oggi grandi reti internazionali che iniettano fondi in Europa. Finanziano cime politiche, sponsorizzano campagne sui social media e consigliano i leader dell’estrema destra europea su strategie per mobilitare il voto basandosi sulla paura.
In Europa, la tradizione sociale ha sempre difeso che prendersi cura dei deboli —attraverso la sanità pubblica, gli aiuti sociali o i servizi comuni— sia un dovere di giustizia. L’estrema destra ha bisogno di rompere quel consenso solidale per imporre le proprie politiche. Ed è qui che questo cavallo di Troia della prosperità risulta utilissimo, dispiegando la sua strategia su quattro fronti chiari:
Legittimare l’egoismo: Predicando che il successo è un premio divino individuale, tasse e spesa sociale iniziano a essere viste come un furto al cittadino benedetto da Dio.
Il disprezzo per i vulnerabili: La xenofobia e il rifiuto dell’immigrato o del emarginato non vengono più presentati come crudeltà, ma come una difesa dei valori dei cittadini virtuosi. Il discorso dell’estrema destra fornisce il muro; la teologia della prosperità gli mette sopra il crocifisso.
La religione come arma di identità: Non li interessa il messaggio rivoluzionario del Vangelo, ma la religione come etichetta culturale per indicare chi è dentro e chi è fuori dalla patria.
Il fumo della “guerra culturale”: Usano l’ossessione per l’agenda anti-gender e la presunta difesa della famiglia tradizionale come un magnete per catturare i credenti. Una volta entrati nella rete, il messaggio si trasforma sottilmente: per difendere la fede, bisogna difendere il libero mercato e i tagli. La moralità sessuale diventa l’anestesia perfetta affinché il cittadino accetti la perdita dei propri diritti lavorativi e sociali.
Le conseguenze: un tempio senza anima
Le conseguenze di questo virus politico-religioso che attecchisce nel nostro suolo sono devastanti. La fede si svuota di ogni sua forza profetica e diventa un semplice strumento di marketing politico. I ponti dell’empatia e della convivenza vengono distrutti, sostituiti dalla paura del futuro e dall’adorazione del successo materiale.
Il più grande risultato di questa alleanza è stato quello di unificare il vocabolario dell’esclusione a livello globale. Lo stesso concetto di "cittadini virtuosi", coniato dal trumpismo negli Stati Uniti e ripetuto fino alla sazietà da Bolsonaro in Brasile per giustificare l’abbandono dei più vulnerabili, è quello che oggi utilizza l’estrema destra nel nostro continente. Un’etichetta perversa che divide il mondo tra chi produce e ha successo (i presunti benedetti) e chi ha bisogno dell’aiuto dello Stato (i eterni sospettati).
Quando la politica dell’odio si abbraccia con la teologia del denaro, la società diventa un luogo molto più freddo e ostile. Le chiese e i partiti che cadono in questa rete finiscono per difendere un sistema in cui l’essere umano vale solo per ciò che produce o per ciò che ha in banca. Alla fine, questo Dio su misura per l’estrema destra e i mercati non è il Dio che libera e accompagna; è semplicemente il vecchio vitello d’oro vestito con la bandiera nazionale.
