Pietro, vedendo ciò, si rivolse al popolo:
“Israeliti, perché vi meravigliate di questo, o perché ci fissate come se per il nostro potere avessimo fatto camminare costui?
Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri, ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato davanti a Pilato, mentre egli era deciso a metterlo in libertà…”
ATT I 3, 12-19
Pietro, vedendo ciò, si rivolse al popolo:
“Israeliti, perché vi meravigliate di questo, o perché ci fissate come se per il nostro potere avessimo fatto camminare costui?
Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri, ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato davanti a Pilato, mentre egli era deciso a metterlo in libertà.
Voi avete rinnegato il Santo e il Giusto e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino; avete ucciso il Capo che conduce alla Vita. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti, e noi ne siamo testimoni.
Io so, fratelli, che voi avete agito per ignoranza, come anche i vostri capi. Ma Dio ha adempiuto in questo modo ciò che aveva annunciato per bocca di tutti i profeti: che il suo Cristo avrebbe sofferto.
Pentitevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati.”
Questo testo segue una miracolosa guarigione operata da Pietro alla porta del Tempio. Di fronte alla meraviglia del popolo, Pietro interpreta il significato di questo SEGNO. È lo stesso significato dei segni di Gesù. La presenza dell’azione salvifica di Dio, che si manifesta nella salute, nella Parola, nella presenza della forza del bene.
La stessa forza di Dio che risuscita Gesù è quella che restituisce la salute a quest’uomo. Questa è la tesi fondamentale. Immediatamente se ne trae la conclusione: voi avete rifiutato Gesù per ignoranza: avete una nuova opportunità, pentitevi e accettate la Parola, convertitevi.
GIOVANNI 2, 1-4
Figli miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate. Ma se qualcuno pecca, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il Giusto.
Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati, non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
In questo sappiamo che lo conosciamo: nel fatto che osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: “Io lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti è un bugiardo e la verità non è in lui.
Presenta due temi fondamentali:
· Gesù mostra Dio come perdono
· conoscere Dio è una questione di opere, non di parole.
C’è il pericolo di trarre da questi testi conclusioni poco corrette, come se Gesù si offrisse al Padre affinché questi deponga la sua ira alla vista del sacrificio sanguinoso di Gesù, peggio ancora, come se fosse la volontà del Padre a uccidere Gesù.
Gesù lo uccidono i peccati di molti, l’orgoglio degli scribi, la “ragion di stato” dei sacerdoti, il compromesso politico di Pilato, l’indifferenza della gente, la codardia dei suoi discepoli.
Gesù lo uccide il suo coraggio, la sua decisione di compiere la sua missione fino alla fine, la sua verità.
Nella sua morte impariamo che il peccato uccide: anche noi siamo uccisi dall’orgoglio, dall’invidia, dall’avidità esclusiva di possedere e godere… tante cose che distruggono la nostra vita e quella degli altri. Questo è ciò che uccide, non la volontà del Padre, che vuole e cerca la vita piena per tutti i suoi figli.
D’altra parte, l’autore della lettera è preoccupato per le tendenze troppo carismatiche, troppo speculative, della sua comunità, e si sforza di mettere l’amore al suo posto: l’amore di Gesù furono le sue opere, la sua dedizione fino alla morte. E amare come Gesù è amare il prossimo e servirlo.
Il contesto di tutta la lettera lo esprime molto bene: “Chi dice di amare Dio, ma non aiuta il suo fratello, è un bugiardo”.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
