Una delle mansioni più urgenti della Chiesa oggi e sempre è quella di far giungere la fede agli uomini come “buona novella”.
Frequentemente comprendiamo l’evangelizzazione come un compito quasi esclusivamente dottrinale. Evangelizzare sarebbe portare la dottrina di Gesù Cristo a coloro che ancora non la conoscono o la conoscono in modo insufficiente.
Allora ci preoccupiamo di assicurare l’insegnamento religioso e la propagazione della fede di fronte ad altre ideologie e correnti di opinione. Cerchiamo uomini e donne ben formati, che conoscano perfettamente il messaggio cristiano e lo trasmettano in modo corretto. Cerchiamo di migliorare le nostre tecniche e organizzazione pastorale.
Naturalmente, tutto questo è importante, poiché l’evangelizzazione implica annunciare il messaggio di Gesù Cristo. Ma non è questo l’unico né il più decisivo. Evangelizzare non significa solo annunciare verbalmente una dottrina, ma rendere presente nella vita delle persone la forza umanizzante, liberatrice e salvifica che si racchiude nell’evento e nella persona di Gesù Cristo.
Compresa così l’evangelizzazione, la cosa più importante non è disporre di potenti ed efficaci mezzi di propaganda religiosa, ma saper agire con lo stile liberatorio di Gesù.
Il decisivo non è avere uomini e donne ben formati dottrinalmente, ma poter contare su testimoni viventi del vangelo. Credenti in cui si possa vedere la forza umanizzante e salvifica che racchiude il vangelo quando è accolto con convinzione e in modo responsabile.
Noi cristiani abbiamo spesso confuso l’evangelizzazione con il desiderio che si accetti socialmente «il nostro cristianesimo». Le parole di Gesù che ci chiamano ad essere «sale della terra» e «luce del mondo» ci obbligano a farci domande molto serie.
Siamo i credenti una «buona notizia» per qualcuno? Ciò che si vive nelle nostre comunità cristiane, ciò che si osserva tra i credenti, è «buona notizia» per le persone di oggi?
Mettiamo i cristiani nella società attuale qualcosa che dia sapore alla vita, qualcosa che purifichi, guarisca e liberi dalla decomposizione spirituale e dall’egoismo brutale e insolidale? Viviamo qualcosa che possa illuminare le persone in questi tempi di incertezza, offrendo una speranza e un orizzonte nuovo a chi cerca salvezza?
José Antonio Pagola
Pubblicato su www.gruposdejesus.com
Versione italiana tradotta con IA
