Fe Adulta

Domenica 12 del tempo ordinario. ciclo a

Nessuna paura di parlare, nessuna paura di morire, e coraggio di confessare Gesù.

Il vangelo della domenica scorsa ha ricordato la scelta dei dodici discepoli e l’inizio del discorso che Gesù rivolge loro prima di inviarli in missione: destinatari a cui devono rivolgersi, compito da svolgere, gratuità. Poi parla diffusamente dell’opposizione e delle persecuzioni che incontreranno, e del coraggio e della generosità che devono mostrare nelle difficoltà (Mt 10,16-42). Da questa sezione è stato scelto il vangelo di questa domenica, che possiamo dividere in due blocchi: non avere paura di essere uccisi e avere coraggio per confessare Gesù

Non abbiate paura di parlare né di morire (Mt 10,26-31)

Nel primo blocco colpisce l’attenzione la triplice ripetizione di “non abbiate paura”. Sebbene queste parole siano usate frequentemente nell’Antico Testamento, non dobbiamo interpretarla come una formula fatta, di scarso valore. I discepoli sentiranno paura in alcuni momenti. Una paura così terribile che li spingerà a tacere, per evitare di essere uccisi. Il modo in cui Gesù affronta questo argomento risulta di una freddezza stupefacente, usando tre argomenti molto diversi: 1) la morte del corpo non ha alcuna importanza, ciò che importa è la morte dell’anima; 2) di conseguenza, non bisogna temere gli uomini, bensì Dio; 3) in realtà, non dovete temere Dio perché contate molto per lui; anche se cadete a terra, come i passeri, lui si prenderà cura di voi.

Abbiate coraggio di confessarmi (Mt 10,32.33)

Il secondo blocco affronta un tema alquanto diverso: il pericolo non consiste ora nel tacere bensì nel negare Gesù. Quando a Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, gli denunciavano qualcuno come cristiano, gli chiedeva tre volte se lo era, minacciandolo di punirlo nel caso lo fosse. Secondo i momenti e le regioni, la punizione poteva andare dalla perdita dei beni alla prigione, persino la morte. Per incoraggiare in quel difficile istante, l’argomento che usa Gesù non è quello della paura di Dio, bensì della sua possibile reazione “davanti al Padre mio del cielo”: mi comporterò con lui come lui si comporta con me. Ricorda la massima: “La misura che userete, la useranno con voi” (Mt 7,2).

Chi pensi che questo ha interesse solo per la comunità di Matteo, venti secoli fa, deve leggere l’appendice che aggiungo alla fine sui martiri del secolo XXI.

Riassumendo

Nel primo caso, colui che gli apostoli devono temere è Dio, l’unico che può uccidere l’anima. Nel secondo, colui che devono temere è Gesù, che potrebbe negarli davanti al Padre del cielo. Coloro che non devono temere sono gli uomini.

Quando si pensa ai recenti omicidi di cristiani in Egitto, Siria e altri paesi, coloro che viviamo in una società con libertà religiosa possiamo avere l’impressione che queste parole siano disumane, quasi crudeli. Tuttavia, ai cristiani perseguitati di tutti i tempi hanno infuso enorme speranza ed energia per confessare la loro fede. Hanno preferito la morte a rinnegare Gesù; hanno preferito stare dalla sua parte, salvare l’anima prima che il corpo.  

Geremia, apostolo e anti-apostolo (Geremia 20,10-13)

La prima lettura serve da parallelismo e contrasto con il vangelo. Geremia era originario di Anatòt, un piccoletto a 4 km da Gerusalemme (oggi rimane dentro la città moderna). In un momento di grave crisi politica, quando i babilonesi costituivano una grande minaccia, il popolo ripone la sua fiducia nel tempio del Signore, come se fosse un amuleto magico che potesse salvarli. Geremia, in un durissimo discorso, denuncia questa fiducia idolatrica nel tempio e incoraggia la conversione e a cambiare condotta. Altrimenti, il tempio rimarrà in rovina. Questo attacco a ciò che è più sacro gli guadagnerà la critica e l’odio di tutti, cominciando dai suoi concittadini di Anatòt, che tramano di ucciderlo.

La reazione del profeta è stata scelta come esempio concreto delle persecuzioni che Gesù annuncia ai suoi discepoli. Ma c’è una grande differenza. Il profeta finisce per chiedere a Dio di vendicarlo dei suoi nemici. Gesù non suggerisce mai niente di simile ai suoi discepoli. Al contrario, morirà perdonando coloro che lo uccidono.

Nota finale

Un commento a tutto il discorso di missione si può vedere in J. L. Sicre, El evangelio de Mateo. Un drama con final feliz. Verbo Divino, Estella 2019, 194-212.

Martiri del secolo XXI

5 di ottobre 2003. Annalena Tonelli, volontaria cattolica italiana. Ha lavorato per 33 anni in Africa assistendo i rifugiati. Assassinata nel suo ospedale da un somalo armato.

2005. Dorothy Mae Stang,  missionaria delle Suore di Nostra Signora di Namur, statunitense, nazionalizzata brasiliana. Assassinata da un sicario per ordine della lobby zootecnica e agricola. 

5 di febbraio di 2006. Andrea Santoro, sacerdote cattolico, assassinato nella chiesa di Santa Maria a TrebisondaTurchia.

17 di settembre di 2006. Leonella Sgorbati, suora italiana delle Missionarie della Consolata, assassinata in Somalia.

12 di marzo di 2008. Paulos Faraj Rahho, Arcivescovo della Chiesa cattolica caldea di Mosul, ​ Iraq. Rapito e assassinato da islamisti.

31 di ottobre di 2010. Attacco alla chiesa cristiana di Bagdad, che ha causato almeno 58 persone morte, inclusi 2 sacerdoti, e altri 75 feriti,​ dopo che più di 100 fedeli erano stati presi come ostaggi.

2 di marzo di 2011. Politico cattolico, assassinato per la sua opposizione alla legge sulla blasfemia, uno strumento di violenza contro le minoranze, specialmente contro i cristiani.

7 di aprile di 2014. Frans van der Lugt, gesuita francese, assassinato in Siria all’età di 75 anni.

26 di luglio di 2016. Jacques Hamel, sacerdote francese, assassinato durante l’attentato della chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray della quale era parroco ausiliare. 

29 di ottobre di 2019. Paul McAuley, missionario dei Fratelli delle Scuole Cristiane, attivista ambientale, trovato morto nella comunità studentesca interculturale “La Salle”, a Iquitos, Perù.

***

Poiché l’elenco precedente terminava nel 2019 ho chiesto all’Intelligenza Artificiale Perplexity di aggiungere i martiri tra il 2020 e il 2026. Mi ha risposto quanto segue.

Non esiste ancora un elenco pubblico e completo, anno per anno, solo di martiri cattolici tra il 2020 e il 2026. Quello che abbiamo sono dati globali recenti e alcuni esempi significativi.

1. Dati globali recenti (non solo cattolici)

La Commissione dei Nuovi Martiri – Testimoni della Fede, creata da Papa Francesco nel 2023, ha raccolto casi di cristiani assassinati “per odio della fede” nel secolo XXI (di tutte le confessioni cristiane, non solo cattolici):

· Secondo la conferenza stampa dell’8 di settembre di 2025, sono stati identificati circa 1700 martiri e testimoni della fede del secolo XXI.

· Un altro articolo giornalistico, basato sullo stesso lavoro della Commissione, parla di 1624 fedeli morti per la loro fede in soli 25 anni di secolo XXI. 

Questi numeri includono cattolici, ortodossi, anglicani, protestanti e altre Chiese orientali, perché il Papa ha chiesto esplicitamente che l’indagine si estendesse “a tutte le confessioni cristiane”. 

2. Distribuzione geografica (2000–2025 circa)

La Commissione offre una suddivisione per regioni (per tutto il periodo di quello che è passato del secolo XXI):

· America: 304 martiri e testimoni della fede.

· Europa: 43 assassinati in Europa + 110 europei morti in missione fuori dal continente.

· Oriente Medio e Maghreb: 277.

· Asia e Oceania: 357.

· Africa: 643 (la regione con più cristiani assassinati per la loro fede, in gran parte per attacchi jihadisti).

 

José Luis Sicre

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