Fe Adulta

Esodo 16, 2-15 / Efesini 4, 17-24

Cosa volete essere, sempre uguali, uomini vecchi corrotti da desideri di piacere, o persone rinnovate, con una nuova condizione più umana?…

ESODO 16, 2-15

Tutta la comunità degli israeliti cominciò a mormorare contro Mosè e Aronne nel deserto. Gli israeliti dicevano loro: «Magari fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando ci sedevamo presso le pentole di carne, quando mangiavamo pane a sazietà!». Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io farò piovere su di voi pane dal cielo…». Quella stessa sera vennero le quaglie e coprirono l’accampamento; e al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. E quando la rugiada si fu evaporata, apparve sul suolo del deserto una cosa minuta, come grani, simile alla brina della terra. Quando gli israeliti la videro, si dicevano l’un l’altro: «Cos’è questo?», poiché non sapevano cosa fosse. Mosè disse loro: «Questo è il pane che il Signore vi dà come cibo».

Dato che il vangelo farà menzione del manna, il pane dal cielo che Mosè diede al popolo per ordine di Dio, nel deserto, è logico che in questa prima lettura ci venga ricordato quell’antico episodio.

Gli israeliti ebbero molti problemi nel deserto, tra cui la mancanza di cibo e acqua, problemi che Mosè risolveva (molto probabilmente perché i madianiti, uomini del deserto, li accompagnavano).

La conoscenza della migrazione delle quaglie, la localizzazione di sorgenti sotterranee, l’utilizzo dei pochi frutti del deserto, sono tipiche delle tecniche di sopravvivenza dei nomadi del Sinai.

La lettura religiosa che fu fatta più tardi di quegli avvenimenti fornì un’interpretazione in chiave di Alleanza, di protezione meravigliosa di Dio verso il suo popolo, per mezzo di Mosè suo servo. Il testo riporta due di quegli avvenimenti, le quaglie e il manna, che meravigliarono Israele nel deserto e furono interpretati come segno evidente della protezione di Dio. L’idea è chiara: Israele vive del pane che Dio gli dà.

 

EFESINI 4, 17-24

Vi dico dunque questo e vi scongiuro nel Signore, di non comportarvi più come vivono i pagani, secondo la vanità dei loro pensieri, con la mente ottenebrata ed esclusi dalla vita di Dio. Voi invece non è così che avete imparato Cristo, se è vero che è Lui che avete imparato e in Lui siete stati istruiti, come è la verità in Cristo Gesù. Cristo vi ha insegnato a deporre l’uomo vecchio, corrotto dai desideri di piacere, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente. Rivestitevi dunque dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

Generalmente possiamo dire che si tratta di un’esortazione morale. In un mondo di costumi moralmente poco accettabili, i seguaci di Gesù devono distinguersi per il loro modo di vivere. Questo è un tema ingiustamente trascurato in molte storie della chiesa, dedicate piuttosto alle strutture, ai dogmi, ai capi. I cristiani si sono distinti molto per una condotta morale diversa, che ha attirato alla chiesa molte persone di buona volontà.

Ma nel testo c’è molto di più, e molto applicabile a noi oggi.

“se è vero che è Lui che avete imparato e in Lui siete stati istruiti, come è la verità in Cristo Gesù”. Si sta forse suggerendo che Paolo dubita che a Efeso si viva realmente lo spirito di Gesù?

Non possiamo dimenticare che Efeso è “la capitale” delle chiese del discepolo preferito, tanto carismatiche quanto anarchiche, tanto piene di problemi di falsi profeti, come si mostra nelle lettere di Giovanni. Il rapporto tra le chiese paoline e giovannee a Efeso è un tema appassionante, che qui possiamo solo suggerire.

“Cristo vi ha insegnato a deporre l’uomo vecchio, corrotto dai desideri di piacere”. Corrotto dai desideri di piacere è una descrizione brutalmente appropriata per la nostra società occidentale (chiamatela come preferite).

La soddisfazione di ogni desiderio, la trasformazione di ciò che è desiderato in necessario, la facilità che esclude lo sforzo, la ingannevole trasformazione di questa vita in un paradiso, stanno distruggendo le persone, specialmente i bambini e i giovani. Basta guardare al modo in cui trascorrono i fine settimana gran parte della gioventù e ai problemi che angosciano gli educatori.

E noi, la chiesa, dobbiamo offrire un modo alternativo di vivere, un altro concetto di essere felici: il codice di felicità che sono le Beatitudini. E non si tratta di una stranezza di emarginati, si tratta della stessa sopravvivenza dell’umano.

“Rinnovatevi nella mente e nello spirito. Lasciate dunque che lo Spirito rinnovi la vostra mentalità, e rivestitevi della nuova condizione umana, creata a immagine di Dio: giustizia e vera santità”. Parola magica, “rinnovare”, far tutto nuovo, diverso e migliore. La vita che cerca la pura e facile felicità nella soddisfazione immediata è il vecchio, ciò che ha già fallito, ciò che, anche storicamente, ha mostrato la sua insufficienza, persino la sua pericolosità per dare felicità e persino per la sopravvivenza dell’essere umano e persino del pianeta stesso… Non siamo portatori di un messaggio di repressione ma di salvezza, di salvezza dell’umano fidandoci del progetto di Dio.

“Rivestitevi di…”. Espressione stupenda per capire come Paolo il senso della parola “rivestirsi”. Quando si applica a Gesù, “rivestito della nostra condizione umana” non si vuole dire che l’umano di Gesù è come un vestito che si può mettere e togliere. È un modo per esprimere un cambiamento completo, un nuovo modo di essere.

Nessun docetismo quindi in questa espressione, e sì un’immagine molto espressiva: “buttate via i vestiti vecchi, accettate il rinnovamento, lasciate che lo Spirito vi cambi la mentalità”.

Non sappiamo se questo è di Paolo o della sua scuola, ma è una meraviglia, se sappiamo leggere.

 

Giuseppe Enrico Galarreta

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