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Genesi 3, 9-15 e 20 / Efesini 1, 3-6 e 11-12

GENESI 3, 9-15 e 20

Dopo che Adamo ebbe mangiato dall’albero, il Signore Dio lo chiamò:

– Dove sei?

Egli rispose:

– Ho udito il tuo rumore nel giardino, ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto.

Il Signore replicò:

– Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?

Adamo rispose:

– La donna che mi hai dato come compagna mi ha offerto del frutto e io ho mangiato.

Il Signore Dio disse alla donna:

– Che cos’hai fatto?

Lei rispose:

– Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato.

Il Signore Dio disse al serpente:

– Poiché hai fatto questo, sarai maledetto tra tutto il bestiame e tra tutte le bestie della terra, ti trascinerai sul ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita.

Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua; essa ti schiaccerà il capo mentre tu la ferirai al calcagno.

L’uomo chiamò sua moglie “Eva”, perché fu la madre di tutti i viventi.

La Genesi è un libro composto da diversi gruppi di temi. La prima parte del libro è pura teologia, riguardante la creazione, del mondo e dell’essere umano. La seconda è una raccolta di antichissime tradizioni e leggende (Caino e Abele, la torre di Babele e il diluvio). La terza è la storia di Abramo, Isacco e Giacobbe, fino alla migrazione in Egitto.

La prima parte non ha nulla di genere storico. È “teologia narrativa”, cioè teologia basata su racconti. Questi racconti sono inventati, non storici, basati su tradizioni e leggende di varie culture molto antiche. Su di essi non ha senso la domanda “cosa accadde?” ma piuttosto “quale messaggio l’autore ha voluto trasmettere?” Il messaggio può essere trasmesso raccontando una storia, una leggenda, un racconto inventato o un poema, una canzone. Ancora una volta, acquista enorme importanza conoscere il “genere letterario” di ogni passo. Il genere letterario del passo che commentiamo non è storia ma racconto inventato per trasmettere un messaggio.

Questo messaggio è qui un tentativo (fallito) di spiegare la presenza del male nel mondo, un atto di fede in cui il male non proviene da Dio, ma dall’uso improprio della libertà umana. E i mali che l’essere umano sopporta (la morte, il lavoro faticoso, il parto doloroso) sono intesi come punizione di Dio per la disobbedienza degli umani.

Questa interpretazione non è più accettata oggi nella Chiesa, sebbene permanga e si faccia presente nella predicazione e persino in alcuni documenti pontifici (come il catechismo di Giovanni Paolo II). Pertanto, né Adamo ed Eva, né il Paradiso, né il primo peccato sono esistiti e quindi non si può costruire nulla su quei racconti, nemmeno sul loro messaggio, che appartiene a una teologia preistorica, interamente superata.

 

EFESINI 1, 3-6 e 11-12

Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti in Cristo con ogni benedizione spirituale e celeste.

Egli ci ha scelti in Cristo – prima della creazione del mondo – affinché fossimo santi e immacolati davanti a lui per amore.

Egli ci ha predestinati in Cristo – per pura iniziativa sua – a essere suoi figli, affinché la gloria della sua grazia, che ci ha generosamente concessa nel suo amato Figlio, ridondi a lode sua.

Con Cristo anche noi abbiamo avuto in eredità. A questo eravamo destinati per decisione di colui che fa tutto secondo la sua volontà. E così, noi, che già speravamo in Cristo, saremo a lode della sua gloria.

È, evidentemente, un passo prezioso che si riferisce al piano di Dio sugli esseri umani, un’esortazione alla santità fondata sull’aiuto di Dio, la sua grazia, una chiamata di Dio a essere suoi figli, cioè a scoprire e riconoscere chi siamo e a che cosa siamo chiamati.

Si può applicare a tutti gli esseri umani senza distinzione, anche se qui si vuole applicare (in modo piuttosto esclusivo) alla madre di Gesù.

 

Giuseppe Enrico Galarreta

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