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Geremia 31, 7-9 / Ebrei 5, 1-6

GEREMIA 31, 7-9

Poiché così dice il Signore: Mandate grida di gioia per Giacobbe, esultate alla testa delle nazioni; proclamate, lodate e dite: «Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto di Israele!»

Ecco, io li conduco dal paese del nord e li raduno dalle estremità della terra. Fra di loro, il cieco e lo zoppo, la donna incinta e quella che partorisce insieme. Una grande assemblea ritorna qui. Con pianto e suppliche li ricondurrò, li guiderò presso corsi d’acqua, per una via piana dove non inciamperanno. Perché io sono per Israele un padre, ed Efraim è il mio primogenito.

Geremia nasce a Gerusalemme intorno al 645 a.C., poco più di un secolo dopo Isaia. È forse il profeta più “tragico” di Israele. Di carattere sensibile, fatto per amare, viene chiamato da Dio (nell’anno 626) per essere la voce del continuo rimprovero ai peccati del popolo e dei re, e l’annuncio della distruzione, per mano dei caldei di Nabucodonosor, come castigo per i peccati. Questa attività profetica lo renderà impopolare, perseguitato per aver demoralizzato il popolo. Nel 587 Gerusalemme viene definitivamente conquistata e distrutta da Nabucodonosor e il popolo è deportato a Babilonia. Geremia rimane e probabilmente è portato da un gruppo di fuggiaschi in Egitto, dove muore.

Questa tremenda lotta interiore e questa vita di persecuzione purificano tuttavia profondamente la fede di Geremia e lo portano a interiorizzare e spiritualizzare il messaggio. Geremia comprende bene che la salvezza di Dio è una dimensione interiore, non politica, gode dell’amicizia di Dio, intende il peccato come rottura di quell’amicizia, ed è, in sintesi, il miglior annunciatore della Nuova Alleanza, basata fondamentalmente sulla relazione intima dell’anima con Dio, e sulla dedizione della vita al servizio di Dio, con abnegazione e sofferenza. Tutto ciò rende Geremia un’immagine vivente del “Servo Sofferente” annunciato da Isaia, e quindi, una sorta di immagine anticipata di Cristo.

Tuttavia, in mezzo a questa vita difficile, ci fu un momento di speranza. Dal 622 al 609, il pio re Giosia promosse una riforma religiosa, un rinnovamento della fedeltà alla Legge. Durante una ristrutturazione del tempio viene trovato un testo del Deuteronomio (2 Re, 22,8). Si fa una lettura pubblica del testo, si ristruttura il tempio e si avvia la riforma religiosa. Questo provoca in Geremia una grande speranza, espressa nei capitoli 30 – 31 del suo libro. È un canto del trionfo di Yahvé, della definitiva restaurazione di Gerusalemme….

 

EBREI 5, 1-6

Poiché ogni Sommo Sacerdote è preso tra gli uomini e viene costituito per gli uomini nei rapporti con Dio per offrire doni e sacrifici per i peccati; ed è in grado di avere compassione degli ignoranti e degli sviati, essendo egli stesso avvolto da debolezza. E a causa di questa stessa debolezza deve offrire sacrifici per i propri peccati come per quelli del popolo. E nessuno si attribuisce tale dignità, se non chi è chiamato da Dio, come lo fu Aronne. Allo stesso modo, neanche Cristo si attribuì la gloria di Sommo Sacerdote, ma la ricevette da colui che gli disse: Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Come anche dice in un altro passo: Tu sei sacerdote in eterno, alla maniera di Melchisedek.

Si continua a sviluppare lo stesso simbolismo che abbiamo spiegato la domenica XXIX, cercando di spiegare Gesù attraverso il simbolismo del Sommo Sacerdote di Israele. Gesù, l’essere umano investito da Dio della dignità di Sacerdote.

 

Giuseppe Enrico Galarreta

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