Domenica 6 TO Ciclo A
Le beatitudini e le parabole della saliera e della luce, lette nelle domeniche precedenti, formano l’Introduzione al Discorso della Montagna. A partire da questo momento, Matteo presenta l’offerta religiosa di Gesù, contrapponendola a quella degli scribi e dei farisei: “In verità vi dico, se la vostra giustizia non è superiore a quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
“Giustizia” qui non significa “giustizia sociale”, ma fedeltà a Dio, adempimento di ciò che egli considera giusto. E ciò che è in gioco è entrare nel regno dei cieli, far parte della comunità cristiana in questo mondo, e del futuro regno di Dio.
Poiché il Vangelo ci pone di fronte a un’alternativa: entrare o non entrare nel regno di Dio, la prima lettura (Eclesiàstico 15,16-21) si orienta nella stessa linea. Qui l’alternativa consiste nell’osservare i comandamenti di Dio o negarsi a ciò. Non si tratta di qualcosa di indifferente. Il primo equivale a scegliere l’acqua e la vita; il secondo, a optare per il fuoco e la morte.
Advertencia previa sobre el evangelio
La liturgia offre due possibilità: 1) una lettura breve, che raccoglie solo alcune delle affermazioni principali contenute in Mt 5,17-37; 2) una lettura lunga, che non omette nulla, sviluppando il contenuto della breve. Sebbene la prima risulti a volte schematica e ometta idee molto importanti, la seconda è così complessa, e con temi così distinti, che risulta impossibile spiegarli in un’omelia. Mi limiterò ad alcune indicazioni sulla breve. Chi desideri un commento a tutto il passo può vederlo in J, L, Sicre, Il vangelo di Matteo. Un dramma con finale felice (Verbo Divino 2019) pagine 114-123.
Gli scribi
Sociologicamente, gli scribi costituiscono un gruppo molto eterogeneo, a cui appartengono sacerdoti di alto rango, semplici sacerdoti, membri del clero basso, di famiglie importanti e di tutti i ceti sociali (commercianti, falegnami, costruttori di botteghe, salariati). Troviamo persino persone che non erano di discendenza israelita pura, ma figli di madre o padre convertiti al giudaismo. Il potere degli scribi risiede esclusivamente nella loro scienza. Chi desiderava essere ammesso nella corporazione doveva compiere un ciclo di studi di diversi anni. Generalmente, a partire dai 14 anni di età dominava l’esegesi della Legge (Pentateuco). Ma l’età canonica per l’ordinazione era di 40 anni.
Da quel momento in poi, era in grado di risolvere autonomamente questioni di legislazione religiosa e rituale, di essere giudice in processi penali e di prendere decisioni in ambito civile, sia come membro di una corte di giustizia, sia individualmente. Aveva diritto di essere chiamato rabbino. E si aprivano loro le posizioni chiave del diritto, dell’amministrazione e dell’insegnamento.
Il pericolo del legalismo
Nonostante l’alta considerazione di cui godono tra la gente, Gesù non suscita simpatia. Non vuole che i suoi seguaci assomiglino agli scribi, né che possano essere confusi con loro. Perché nella loro posizione esiste un pericolo gravissimo di legalismo, cioè, di esaltazione della legge e della norma al di sopra di ogni cosa. Al legalismo, si può giungere attraverso due percorsi molto simili:
a) Cercando sicurezza umana. Una persona immatura, con paura di correre rischi, preferisce che le venga indicato in ogni momento cosa deve fare. Più regole ci sono, meglio è, perché così non si sente insicura.
b) Alla ricerca di sicurezza religiosa. Queste persone concepiscono la salvezza come qualcosa che si guadagna con merito, con impegno, rispettando in ogni momento la volontà di Dio. Questa volontà di Dio non la concepiscono come un atteggiamento globale nella vita, ma concretizzata in una serie di atti. Più norme mi impongono, meglio conoscerò ciò che Dio vuole e più facile mi sarà salvarmi.
Nell’argomento precedente ci sono cose buone e cattive. Ma la cosa più grave è che la persona amante delle regole rischia di rimanere nella lettera della legge, senza approfondire il suo spirito, che è più esigente. Ad esempio, la legge ordina di non mangiare carne il venerdì di quaresima. E si accontenta di rispettare la lettera della legge, ma non si preoccupa di mangiare aragoste o gamberi. La legge ordina di andare a messa la domenica e nei giorni festivi, e la rispetta scrupolosamente; ma forse non dedica nemmeno un minuto a Dio durante il resto della settimana.
Un altro grave rischio della mentalità legalista è che, con la legge in mano, si può schiacciare il prossimo e amargargli l’esistenza. Si critica chi non vive come si ritiene opportuno, lo si condanna, persino lo si perseguita.
La critica di Gesù al legalismo
Per combattere questa postura legalista e insegnare ai suoi discepoli ad agire cristianamente, Matteo mette in bocca a Gesù sei casi concreti, riferenti all’omicidio, adulterio, divorzio, giuramento, vendetta e amore del prossimo (Matteo 5,21‑48). Domenica si leggono tre dei quattro primi [si omette il riferimento al divorzio]. I due ultimi non si leggono quest’anno 2026 poiché la Quaresima comincia il 18 febbraio.
Nel primo caso, omicidio, Gesù porta la legge alle sue conseguenze più radicali. Il quinto comandamento proibisce di uccidere. La mentalità legalista, attenendosi alla lettera, si accontenta di non ferire il prossimo. Gesù dice che lo spirito del comandamento va molto più lontano. L’importante non è solo rispettare la vita fisica del prossimo, ma anche tutta la sua persona.
Nel secondo caso, adulterio, Gesù interpreta anche il comandamento in modo radicale. La lettera della legge si fissa solo sul fatto fisico. Ma Gesù va al suo spirito profondo, tenendo conto persino del pericolo remoto di cadere.
Nel quarto caso (il terzo viene omesso nella breve lettura), a proposito del giuramento, anche la legge annulla. Gesù si muove in una società che usa e abusa del giuramento. Il discepolo di Gesù deve muoversi in un’onestà e sincerità così assolute che gli basti dire sì e no.
Questo domenica abbiamo visto due forme di combattere il legalismo: portare la legge alle sue conseguenze più radicali e annullarla. La domenica prossima vedremo un altro ricorso: cambiare la legge con una norma più esigente.
Riflessione finale
La prima lettura parla di un’alternativa tra acqua e fuoco, vita e morte. Per Gesù, l’alternativa consiste nell’entrare nel regno di Dio o nel rimanere fuori. Lo scriba sarebbe d’accordo nel dire che è meglio osservare i comandamenti ed essere fedeli alla volontà di Dio. Ma Gesù direbbe: “Dipende da come interpreti quella volontà”. Se la fai in modo legalistico, limitandoti alla lettera della legge, non puoi seguirmi, non puoi entrare nel Regno di Dio. Il vangelo di oggi si presta a un esame di coscienza, specialmente a proposito del nostro rapporto con il prossimo, che a volte stiamo assassinando senza rendercene conto.
José Luis Sicre
Versione italiana tradotta con IA
