ISAIA 42, 1-7
Dice il Signore:
Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto, al quale mi sono affezionato.
Ho posto il mio spirito su di lui; porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà, non alzerà la voce, non la farà risuonare per le strade.
La canna rotta non la spezzerà, lo stoppino fumigante non lo spegnerà.
Promuoverà fedelmente il diritto, non verrà meno né si spezzerà
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le sue leggi che le isole attendono.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia, ti ho preso per mano,
ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo, luce delle nazioni,
per aprire gli occhi dei ciechi,
per far uscire dal carcere i prigionieri,
e dalla prigione quelli che abitano nelle tenebre.
Queste letture appartengono al secondo e terzo libro della profezia di Isaia, scritti probabilmente da profeti anonimi che operarono durante l’esilio babilonese, tra il 553 e il 539 a.C.
Nella loro opera, magnifica per la teologia e il valore poetico, appare la misteriosa figura del “Servo di YHWH”. Gli studiosi si dividono in molteplici spiegazioni su chi sia questo personaggio. Nella tradizione della Chiesa, questa figura è sempre stata vista come un annuncio di Gesù, “sul quale è lo spirito”, che “non spezzerà la canna rotta”, che sarà “luce delle nazioni”…
Ma c’è di più, molto di più. Isaia sta immaginando “come sarà il Messia”. E sta proclamando chiaramente che sarà un anti-messia (un anticristo) in relazione a ciò che la comune credenza di Israele si aspettava: non un re, non un potente, non per Israele, non un chiassoso spettacolare, ma un guaritore, un liberatore dei poveri, preoccupato per la giustizia.
Il testo è magnifico e dobbiamo rileggerlo e assaporarlo più volte.
ATTII DEGLI APOSTOLI 10, 34-38
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: – È chiaro che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, di qualunque nazione sia. Egli ha mandato la sua parola ai figli di Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo, che è il Signore di tutti.
Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, dopo che Giovanni aveva predicato il battesimo, incominciando dalla Galilea: intendo dire Gesù di Nazaret, che Dio ha unto con lo Spirito Santo e con potenza, il quale è passato beneficando e risanando tutti quelli che erano oppressi dal diavolo; perché Dio era con lui.
Pietro pronuncia queste parole a Cesarea, nella casa del centurione romano Cornelio. Pietro si è reso conto che Gesù non è solo per i giudei, ma per tutto il mondo, e lo professa così.
Immediatamente, fa una sintesi breve, intensa e perfetta: presenta Gesù come “l’unto di Dio con la forza dello Spirito Santo”, “che passò facendo il bene e risanando tutti quelli che erano oppressi dal diavolo, perché Dio era con lui”. Il testo termina così:
“Noi siamo testimoni di tutto ciò che egli ha fatto in Giudea e a Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a un legno. Ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e gli ha concesso di apparire, non a tutto il popolo, ma a noi, testimoni prescelti da Dio, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione. Egli ci ha ordinato di predicare al popolo e di testimoniare che egli è stato costituito da Dio giudice dei vivi e dei morti. Tutti i profeti rendono testimonianza di lui, che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati in suo nome.”
Come vediamo, è una sintesi magnifica della fede di Pietro. È un peccato che i testi che leggiamo nella liturgia eucaristica siano così mutilati, per volerli rendere brevi, che perdono gran parte del loro significato.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
