Canterò al mio amico la canzone del suo amore per la sua vigna. Il mio amico aveva una vigna su un fertile colle. L’ha vangata e ripulita dalle pietre, e vi ha piantato viti pregiate. Ha costruito una torre in mezzo ad essa, e vi ha anche scavato un torchio. E si aspettava che producesse uva, ma ha prodotto uva acerba…
Domenica 27 Tempo Ordinario
ISAIA 5, 1-7
Canterò al mio amico la canzone del suo amore per la sua vigna.
Il mio amico aveva una vigna su un fertile colle. L’ha vangata e ripulita dalle pietre, e vi ha piantato viti pregiate. Ha costruito una torre in mezzo ad essa, e vi ha anche scavato un torchio. E si aspettava che producesse uva, ma ha prodotto uva acerba.
Ora dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, venite a giudicare tra la mia vigna e me: Che cosa si poteva ancora fare per la mia vigna, che io non abbia fatto? Io mi aspettavo che producesse uva. Perché ha prodotto uva acerba?
Ora dunque, vi farò sapere ciò che io faccio alla mia vigna: toglierò la sua siepe, e sarà divorata; demolirò il suo muro di cinta, e sarà calpestata. La ridurrò a una landa desolata, né potata né sarchiata. Cresceranno i rovi e le spine, e alle nuvole proibirò di far piovere su di essa.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la sua piantagione preziosa. Egli si aspettava da loro giustizia, ed ecco invece oppressione; rettitudine, ed ecco clamori.
È esattamente la stessa linea di messaggio del vangelo. Notiamo solo che Isaia presenta il lavoro di Dio per la sua vigna come un atto continuo di amore. E l’amore sono opere, lavori di Dio per il suo popolo. Ciò che Dio si aspetta dal suo popolo è che risponda sullo stesso piano, con amore di opere.
Ma il popolo non risponde. Siamo ai tempi del re Yotam (739 – 734 aC), e in Israele ci sono terribili ingiustizie sociali, sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi, oblio della Legge e della fedeltà a Yahvé.
La predicazione di Isaia oscilla tra la proclamazione dell’amore di Dio per il suo popolo, l’urgenza della conversione, e la minaccia delle disgrazie che cadranno sul popolo.
FILIPPESI 4, 6-9
Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza, con la preghiera e la supplica, con rendimento di grazie, esponete le vostre richieste a Dio. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
Quanto al resto, fratelli, tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, tutto ciò che è virtù e degno di lode, tutto questo prendete in considerazione. Tutto ciò che avete imparato, ricevuto, udito e visto in me, mettetelo in pratica e il Dio della pace sarà con voi.
Un testo magnifico, che non necessita di alcuna spiegazione. Potremmo ripeterlo mille e mille volte come preghiera vocale, e unirci a quel desiderio di santità integrale che sembra animare le prime comunità.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
