Fe Adulta

Meglio essere semplici che saggi

Domenica 14 TO. Ciclo A

Saggi e semplici (Matteo 11,25-30)

Il brano di questa domenica contiene un’azione di grazie, un insegnamento e un invito.

Azione di grazie. Gesù vede che il popolo è diviso davanti a lui, e li cataloga in due gruppi. Quello dei “saggi e dotti”, che hanno una saggezza umana, e quindi sono scandalizzati da Gesù o lo rifiutano. Sono in particolare gli scribi, che hanno padroneggiato le Scritture dopo molti anni di studio; anche i farisei, molto uniti agli scribi, che seguono i loro insegnamenti e si considerano perfetti conoscitori della volontà di Dio. Ma ci sono anche i “saggi e dotti” dal punto di vista umano, coloro che si ritengono capaci di criticare Giovanni Battista e Gesù, anche se non hanno studiato teologia.

D’altra parte, c’è il gruppo delle “persone ordinarie”, senza pregiudizi, a cui Dio può rivelare qualcosa di nuovo perché non credono di sapere tutto. Pescatori, un esattore di tasse, prostitute, i malati… Queste persone accettano che Gesù sia il Messia, sebbene non imponga la religione con la forza; accettano che sia l’inviato di Dio, sebbene mangi, beva e si associ con persone di cattiva reputazione; si lasciano sfidare dalla sua parola e corrono la loro condotta. Questo, come la futura confessione di Pietro, è un dono da Dio. La capacità di vedere ciò che è buono, ciò che è positivo, ciò che costruisce. I saggi e i dotti rimangono nelle disquisizioni, nelle sfumature, nell’analisi, e finiscono per non accettare Gesù.

Insegnamento. In poche parole abbiamo un piccolo trattato di cristologia, incentrato su ciò che Gesù ha e ciò che può rivelarci. Ciò che ha, il Padre glielo ha dato. Il miglior commento si trova nel quarto vangelo, dove si dice che il Padre ha dato a Gesù i due più grandi poteri: quello di giudicare e quello di dare la vita. A questi due poteri si aggiunge qui il potere di rivelare il Padre. Queste persone semplici, attraverso Gesù, conosceranno Dio come Padre, non come un essere onnipotente o un giudice inesorabile. Glielo rivelerà, perché è l’unico che può farlo.

Invito. Ma questa rivelazione del Padre non è qualcosa di astratto, teorico. È un sollievo per coloro che sono appesantiti e sopraffatti dal giogo delle leggi e delle norme imposte loro dalle autorità religiose. I rabbini parlavano del “giogo della Legge”, al quale gli israeliti dovevano sottomettersi volentieri e desiderosi di piacere a Dio. Ma quel giogo a volte diventava insopportabile a causa della moltitudine di comandamenti e divieti, e a causa della crudele idea di Dio che trasmettevano. Al contrario, il giogo di Gesù pone la persona prima della Legge, come dimostreranno i due racconti successivi, incentrati sull’osservanza del sabato.

Sommario. Questi versetti contengono una dinamica molto curiosa: il Padre rivela al Figlio, il Figlio rivela al Padre, ma il grande beneficiario è l’uomo che accoglie quella rivelazione; è liberato da un’immagine legalistica, dura e oppressiva di Dio e della religione. La sua pietà, nel diventare più divina, diventa più umana.

Un re semplice, ma di immenso potere (Zaccaria 9, 9-10)

Il fatto che Gesù si presenti come “mite e umile” ricorda la promessa di un re “modesto, montato su un asino”, annunciato dal profeta Zaccaria. Siamo, probabilmente, alla fine del quarto secolo a.C., poco dopo che Alessandro Magno ha attraversato la Palestina sulla strada per l’Egitto. Contro l’immagine grandiosa del monarca macedone, montato sul suo cavallo Bucefalo, il profeta contrappone l’immagine di un re dall’aspetto modesto, montato su un asino, ma di enorme potenza, capace di compiere ciò che altri profeti avevano attribuito a Dio stesso: senza bisogno di un esercito (distruggerà i carri da guerra di Efraim e la cavalleria di Gerusalemme, romperà gli archi dei guerrieri) stabilirà la pace e dominerà dall’Eufrate fino alla fine del mondo. Un re eccezionale, quasi divino.

Gli evangelisti collegheranno questo testo all’entrata di Gesù a Gerusalemme. Nel contesto di questa domenica, cerca di rafforzare l’immagine di un Gesù mite e umile, che non stabilisce la pace tra le nazioni ma nei cuori.

“Ti esalterò, mio Dio, mio re” (Salmo 144)

Il salmo scelto per questa domenica riunisce bene le due letture. Cattura l’immagine del re, ma non evidenzia la sua potenza militare o il suo dominio universale, ma la sua clemenza, misericordia, pietà, bontà. “È buono con tutti, è affettuoso con tutte le sue creature”. Come Gesù, che allevia i stanchi e gli oppressi, il re promesso “sostiene coloro che cadono, raddrizza coloro che si piegano”. Perciò, la reazione che dovremmo avere ascoltando le parole del vangelo è di benedire il Signore Gesù giorno dopo giorno, per sempre.

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