Fe Adulta

Per le dimissioni dal trionfo

José Luis Sicre Avatar

Domenica 2ª di Quaresima

Avvertimento sulle prime letture dei domenici di Quaresima

Non sono state scelte per la loro stretta relazione con il vangelo, ma per ricordare alcuni momenti capitali della storia della salvezza. In questo ciclo A si tratta dei seguenti: 1) peccato di Adamo ed Eva (domenica scorsa); 2) vocazione di Abramo; 3) miracolo di Mosè nel deserto; 4) unzione di Davide come re; 5) promessa di restaurazione del popolo esiliato a Babilonia.

 

Durante la Settimana Santa, le nostre strade vedranno passare diverse immagini di Gesù Cristo crocifisso. La gente le guarderà con maggiore o minore rispetto, ma nessuno dirà: “Era un terrorista e un blasfemo. Hanno fatto bene a ucciderlo”.  Se la nostra immagine di Gesù è positiva, nonostante il suo destino così tragico, è dovuto, in gran parte, al vangelo di oggi.

Il tema comune alle tre letture di questo domenica è “per la rinuncia al trionfo”. Nella prima, Abramo deve rinunciare alla sua patria e alla sua famiglia, esperienza molto dura che solo conoscono bene coloro che hanno dovuto emigrare. Ma otterrà una nuova terra e una famiglia numerosa come le stelle del cielo. Anche tutte le famiglie del mondo si sentiranno unite a lui e useranno il suo nome per benedirsi.

Nella seconda lettura, Timoteo dovrà rinunciare a una vita comoda e prendere parte al duro lavoro di proclamare il vangelo. Ma otterrà la vita immortale che ci ha procurato Gesù attraverso la sua morte.

Nel vangelo, se lo mettiamo in relazione con l’episodio immediatamente precedente (il primo annuncio della passione e risurrezione) risulta chiaro anche il tema: Gesù, che rinuncia a garantirsi la vita, ottiene la vittoria simboleggiata nella trasfigurazione. Lo annuncia ai discepoli: «Vi assicuro che alcuni dei qui presenti non moriranno senza aver visto giungere questo Uomo come re».

Questa gloriosa manifestazione di Gesù avrà luogo sei giorni dopo. Il racconto possiamo dividerlo in tre parti: la salita sul monte (v.1), la visione (vv.2-8), la discesa dal monte (9-13). Da un punto di vista letterario è una teofania, una manifestazione di Dio, e gli evangelisti utilizzano gli stessi elementi che impiegavano gli autori dell’Antico Testamento per descriverle. Perciò, prima di analizzare ogni una delle parti, conviene ricordare alcuni dati della famosa teofania del Sinai, quando Dio si rivela a Mosè.

La teofania del Sinai

Dio non si manifesta in uno spazio qualsiasi, ma in un luogo speciale, la montagna, a cui non ha accesso tutto il popolo, ma solo Mosè, a cui a volte accompagna il fratello Aaronne (Es 19,24), o Aaronne, Nadab e Abiu insieme ai settanta capi d’Israele (Es 24,1). La presenza di Dio si esprime mediante l’immagine di una nube densa, dalla quale parla (Es 19,9). È anche frequente che in questo contesto si menzioni il fuoco, il fumo e il tremore della montagna, come simbolo della gloria e del potere di Dio che si avvicina alla terra. Questi elementi dimostrano che gli evangelisti non intendono offrire un resoconto oggettivo, “storico”, di ciò che è accaduto, ma creare un clima simile a quello delle teofanie dell’Antico Testamento.

La salita alla montagna

Gesù sceglie solo tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni. L’esclusione degli altri nove mira a indicare che sta per accadere qualcosa di così importante da non poter essere presenziato da tutti. Si dice che salirono «su una montagna alta e appartata». La tradizione cristiana, che non si accontenta di queste indicazioni generali, l’ha identificata con il monte Tabor, che ha poco di alto (575 m) e nulla di appartato. I vang evangelisti vogliono indicare qualcos’altro: usano il frequente simbolismo della montagna come dimora o luogo di rivelazione di Dio. Tra gli antichi cananei, il monte Safone era la dimora del pantheon divino. Per i greci si trattava dell’Olimpo. Per gli israeliti, il monte sacro era il Sinai (o Horeb).
Anche il Carmelo aveva un prestigio speciale tra loro, come il monte Sion a Gerusalemme. Una montagna «alta e separata» allontana orizzontalmente dagli uomini e avvicina verticalmente a Dio. In questo contesto avrà luogo la manifestazione gloriosa di Gesù.

La visione

In essa ci sono quattro elementi che la fanno avanzare fino alla sua pienezza: 1) la trasformazione del volto e delle vesti di Gesù; 2) l’apparizione di Mosè ed Elia; 3) l’apparizione di una nube luminosa che copre i presenti; 4) la voce che si ode dal cielo.

1. La trasformazione di Gesù era espressa da Marco con queste parole: «i suoi abiti divennero di una bianca luminosità, come nessun canditore del mondo è in grado di sbiancarli» (Mc 9,3). Matteo omette questo confronto finale e aggiunge un dato nuovo: «il suo volto brillava come il sole». La luce simboleggia la gloria di Gesù, che i discepoli non avevano percepito fino ad ora in modo così sorprendente.

2. «Improvvisamente, si apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui». Mosè è il grande mediatore tra Dio e il suo popolo, il profeta con il quale Dio parlava faccia a faccia. Senza Mosè, umanamente parlando, non sarebbe esistito il popolo di Israele né la sua religione. Elia è il profeta che salva quella religione nel suo momento di crisi più grande, verso il IX secolo a.C., quando sta per soccombere all’influenza della religione cananea. Senza Elia sarebbe caduta a terra tutta l’opera di Mosè. Il fatto che ora appaiano ai discepoli (non a Gesù) è un modo per garantir loro l’importanza del personaggio che stanno seguendo.

Non è né un eretico né un pazzo, non sta distruggendo l’opera religiosa di secoli, si trova sulla linea degli antichi profeti, portando la sua opera a compimento.

In questo contesto, le parole di Pietro che propone di costruire tre capanne suonano fuori luogo. Ma sono semplice conseguenza di ciò che dice prima: «quanto bene stiamo qui». Quando il primo annuncio della passione, Pietro rifiutò la sofferenza e la morte come forma di salvezza. Ora, sulla stessa linea, considera preferibile rimanere in alto sul monte con Gesù, Mosè ed Elia che seguire Gesù con la croce.

3. Come nel Sinai, Dio si manifesta nella nube e parla da essa.

4. Le loro prime parole riproducono esattamente quelle che furono udite al momento del battesimo di Gesù, quando Dio presentava Gesù come il suo servo. Ma qui si aggiunge un imperativo: “Ascoltatelo!”. L’ordine si riferisce direttamente alle precedenti parole di Gesù, che hanno causato tanto scandalo a Pietro, e alla dura alternativa tra vita e morte che ha posto ai suoi discepoli. Questo messaggio non può essere eluso né banalizzato. “Ascoltatelo!”.

La discesa del monte

Due fatti racconta Matteo in questo momento: l’ordine di Gesù di non parlare della visione finché lui non risorge, e la domanda dei discepoli sul ritorno di Elia.

La prima cosa coincide con il divieto di dire che egli è il Messia (Mt 16,20). Non è momento ora di parlare del potere e della gloria, suscitando false idee e speranze. Dopo la risurrezione, quando per credere in Cristo sia necessario accettare lo scandalo della sua passione e croce, si potrà parlare con tutta libertà anche della sua gloria.

Il secondo tema, sulla venuta di Elia, lo omette la liturgia.

Resumo

Questo episodio è raccontato come anticipazione della gloria di Gesù e come esperienza positiva per gli apostoli e per tutti noi. Dopo aver ascoltato Gesù parlare della sua passione e morte, delle dure condizioni che impone ai suoi seguaci, abbiamo tre esperienze complementari: 1) Gesù trasfigurato in modo glorioso; 2) accompagnato da Mosè ed Elia; 3) ascoltiamo la voce del cielo.

Questo implica un’insegnamento crescente: 1) nel vedere trasformati il loro volto e i loro abiti abbiamo l’esperienza che il loro destino finale non è il fallimento, ma la gloria; 2) la comparsa di Mosè ed Elia conferma che Gesù è il culmine della storia religiosa d’Israele e della rivela­zione di Dio; 3) la voce del cielo ci dice che seguire Gesù non è una follia, ma ciò che più si conforma al piano di Dio.

Tre idee che aiutano a superare lo scandalo di Gesù Cristo crocifisso.

 

José Luis Sicre

Versione italiana tradotta con IA

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