Domenica 31 del Tempo Ordinario
SAPIENZA 11, 23 – 12, 2
Signore, tutto il mondo è davanti a te come un granello di sabbia sulla bilancia, come una goccia di rugiada mattutina che cade sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, affinché si pentano. Ami tutti gli esseri e non odi nulla di ciò che hai fatto; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti creata.
E come potrebbero sussistere le cose se tu non l’avessi voluto? Come conserverebbero la loro esistenza se tu non le avessi chiamate?
Ma a tutti perdoni, perché sono tuoi, Signore, amico della vita. In tutte le cose c’è il tuo soffio incorruttibile. Perciò correggi poco a poco quelli che cadono; a quelli che peccano ricordi il loro peccato, affinché si convertano e credano in te, Signore.
Conosciamo già questo libro, splendido esempio della “Sapienza di Israele”, che si rifugia sotto il nome di Salomone, il saggio dei saggi di Israele. Composto ad Alessandria al tempo di Gesù o poco prima, è l’ultimo libro dell’Antico Testamento e si compone come un trattato di teologia politica, un trattato dei grandi temi, la giustizia, la sapienza.
Il brano che leggiamo oggi è un testo di elevata ispirazione, che sviluppa un’idea nuova e profonda: la misericordia e la bontà come manifestazione del potere, la clemenza e il perdono di Dio come frutto della sua onnipotenza.
L’onnipotenza crea perché ama e ama tutto ciò che crea; perciò, il suo potere si manifesta nel prendersi cura della creazione e dare sempre una nuova opportunità a chi pecca. È bello il nome che si attribuisce a Dio: “Signore, amico della vita”.
2 TESSALONICESI 1, 11 – 2, 2
Fratelli: preghiamo sempre per voi, affinché il nostro Dio vi consideri degni della vostra vocazione; affinché con la sua forza vi permetta di compiere buoni desideri e l’opera della fede; e affinché così Gesù nostro Signore sia la vostra gloria e voi siate la gloria di lui, secondo la grazia di Dio e del Signore Gesù Cristo.
Vi chiediamo a proposito dell’ultima venuta del nostro Signore Gesù Cristo e del nostro incontro con lui, che non perdiate facilmente la testa né vi allarmiate per presunte rivelazioni, detti o lettere nostre: come se affermassimo che il giorno del Signore è vicino.
Pablo scrive questa seconda lettera ai cristiani di Tessalonica per smentire le idee di alcuni che, aspettando l’immediata venuta della fine dei tempi, si rifiutavano persino di lavorare. Tutta la lettera è un’esposizione sui tempi finali, che per Paolo non sono imminenti, e una serie di esortazioni alla vita pia “secondo la grazia di Dio e del Signore Gesù Cristo”.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
