Fe Adulta

Un dono di cui non si può rinunciare

Commento alle letture della domenica 26 luglio 2026:

1Re 3, 5.7-12; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52

Possiamo dire veramente che tutti siamo salvati? O ci sarà, come dice il testo di Rm 8, 28-29, che alcuni saranno salvati e altri condannati? Una domanda complessa che ci pone e che è stata oggetto di molti dibattiti nel corso della storia della Chiesa. Quando Paolo parla di questa questione ha in mente la sua convinzione che Dio desideri per noi solo la vita piena. E in questo senso paolino del progetto di Dio, comprende l’orizzonte a cui siamo predestinati: “essere simili all’immagine del suo Figlio”, che non è altro che la “glorificazione” della nostra vita intera. Cioè, attraverso l’incarnazione, la morte e la risurrezione del Figlio accediamo alla nuova vita, al nuovo tempo, a una situazione, un Regno, che ha relazioni e norme nuove.

Non si tratta di un giudizio in cui i buoni saranno salvati e i cattivi allontanati; si tratta del desiderio di Dio che viviamo nella pienezza, in una nuova situazione, per noi e per tutta la creazione, dove si viva con giustizia e pace. Dio desidera questo piano per noi, ma non è un progetto dato. Al contrario, quel progetto attende la nostra intervento, la creatività umana, la trasformazione di ciò che è materiale, della mondanità, di ciò che è storico diventato cultura, affinché assomigli di più a quell’obiettivo iniziale del progetto del Regno: la concordanza e l’amore verso fratelli e sorelle.

Dio ha un disegno per noi, certo! Che ci amiamo, e che questo trasformi i nostri corpi e le nostre vite, cioè che ci “glorifichiamo”. Nessuno può separarci da questo progetto, nessuno può strapparci quell’orizzonte di armonia. Alla fine della lettera ai Romani, Paolo affermerà: “nessun altro potrà separarci dall’amore di Dio” (Rm 8,39).

In questo senso possiamo parlare delle parabole di Mt 13,44-52, come un dono a cui non si può rinunciare. Gesù paragona il regno magistralmente con cose quotidiane, così piccole, ma così preziose per noi… un uomo che vende ciò che ha per acquistare un campo contenente un tesoro o un mercante che vende altre gemme per rimanere con una perla di speciale valore. Le due parabole sottolineano un’idea: il progetto del Regno è più prezioso di qualsiasi altro progetto del mondo. La questione sta nel se scopriamo il tesoro nella vita di tutti i giorni e siamo capaci di prendere la decisione di renderlo nostro. Scoperta e discernimento sono i passi preliminari alla glorificazione.

Tuttavia, non diremo che sia una situazione facile. È una decisione rischiosa. Sarà veramente la perla di grande valore? Il sacrificio di lasciarlo tutto per il tesoro porterà a buon fine? È saggio fare questa scommessa su un Regno che è in divenire? Qui Gesù ci dà la chiave nelle stesse parabole: la scommessa è saggezza e coraggio allo stesso tempo, diremmo in parole semplici, un salto nel vuoto verso Dio, un’azione fidata che Dio compirà quel destino, la pienezza totale dell’essere umano.

Saggezza e coraggio, imparare a scoprire e imparare a rischiare, due modi per affrontare il mondo, due azioni che vanno insieme. Metterle in pratica nella vita di tutti i giorni, ponendo i nostri cinque sensi, la vita stessa nel progetto di Dio per noi e per il mondo. Il Regno è a portata di tutti, ma non tutti osano con saggezza fare quel passo. Bisogna rischiare… e fidarsi.

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