Fe Adulta

Venite a me

Mt 11, 25-30

Sappiamo bene che per Gesù la preghiera è essenziale. In molti momenti si ritira per pregare in solitudine, cercando momenti espliciti di incontro con il suo Abba (cf. Mt 14,13.23; 17,1; 26.36ss…). In altri momenti ci invita a pregare (cf. 18,19-20; 24,20…); e ci insegna anche come farlo (cf. 6,5ss; 9,38…).

Ma oggi è diverso, perché dopo la breve e nota espressione, « in quel tempo », ci troviamo subito immersi nella stessa preghiera di Gesù. E, come succede quando qualcuno ci introduce in un momento intimo, possiamo sentire una certa prudente ritrosia, ma al tempo stesso riconoscenza verso chi ci apre la sua vita in un istante così privato.

Gesù si rivolge direttamente al Padre e lo fa ringraziandolo e chiamandolo come il Signore del cielo e della terra. Lo ringrazia « perché ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate alla gente semplice ». A questa espressione sorge per noi qualche domanda: che cosa sono « queste cose »?, chi sono i « sapienti e i dotti »?, a chi si riferisce Gesù con « gente semplice »?

Situare il testo nel suo contesto ci aiuterà a comprenderlo meglio. Durante i primi capitoli del Vangelo, Matteo si è preoccupato di far conoscere gli insegnamenti e le azioni di Gesù. A partire dal capitolo 11 (dove si trova il nostro racconto), l’evangelista modifica la direzione del suo sguardo e pone l’attenzione sull’atteggiamento che ogni persona o ogni gruppo manifesta verso Gesù. Così, Giovanni il Battista ancora dubita e invia i suoi messaggeri a chiedergli direttamente (11,2-15); alcune persone non riescono a penetrare le apparenze e lo giudicano duramente (11,16-19); e le città dove ha compiuto la maggior parte dei suoi miracoli non si convertono (11,20-24).

Anche i « sapienti e i dotti » non comprendono (11,25). In Matteo questi sapienti e dotti sono, certamente, gli esperti della Legge, quei farisei che lo criticano (12,2), che cercano come eliminarlo (12,14), che lo associano a Belzebù, il principe dei demoni (12,24) e che gli chiedono segni (12,38) senza accogliere quelli che già ha compiuto. Coloro che credevano di sapere tutto di Dio si mostrano ciechi, incapaci di scoprirlo in Gesù, legati come sono dalle loro false immagini di un dio che ha caricato il popolo di precetti e di osservanze. Un dio così diverso dal Dio di Gesù, il Dio che ama e che libera, che ci solleva dai nostri pesi e li porta con sé, che ci vuole felici.

È la gente semplice che accoglie « queste cose », cioè la rivelazione di Dio in Gesù, la sua Buona Novella. La gente semplice è colei che si pone « disarmata » davanti a Dio, colei che è capace di lasciarsi afferrare da lui fino in fondo, colei che crede e confida, colei che si apre al suo Amore senza metterlo in questione e così si lascia trasformare radicalmente da lui.

Anche oggi nella Chiesa è la gente semplice che continua a interrogarci e insegnarci. Che cura dobbiamo avere nel non caricare noi stessi né altri di fardelli pesanti che sono frutti di ragionamenti intellettuali e non di vera esperienza di incontro con Gesù! Coloro che abbiamo la grande fortuna di accompagnare altri nel loro cammino di vita e di fede siamo testimoni del peso che molte persone continuano a portare. Penso a giovani che si percepiscono sotto grandi pesi quando non sanno che fare con quello che sentono di fronte alle norme religiose che hanno imparato; o quando si trovano di fronte alla loro identità sessuale senza sapere come intendere quello che accade loro alla luce di ciò che è stato detto loro nel nome di Dio. Penso a coppie che non si sentono incluse nella grande famiglia ecclesiale o a coloro che si sanno rifiutati per come pensano. Per tutti loro queste parole sono particolarmente significative, e per noi la grande domanda: Come stiamo vivendo, che cosa facciamo e che cosa diciamo perché tutti possano trovarsi e avere vera esperienza del Dio che ci libera e consola? La nostra vita è veramente un canale per questa Buona Novella?

Agli inizi della stagione estiva, quando tutti cerchiamo come riposare di più e meglio, come placare il nostro stress e scaricare le nostre preoccupazioni, un Vangelo così è il più bel regalo che potremmo ricevere« Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo »Non può esservi promessa migliore per coloro che viviamo in una società dove l’immediatezza e l’individualismo esercitano un potere senza precedenti. Anche in noi, che siamo credenti e pensiamo di avere una scala di valori diversa, ne troviamo le tracce.

« Venite » ci dice GesùEccoci! Quale persona non sente che questa Parola è per lei? Chi non ha una fatica o un peso che desideri scaricare? Ma, notiamo gli altri imperativi: « prendete » e « imparate ». Accidenti! In vacanza e più lavoro! Movimento, carico e apprendimento… certamente Gesù è il maestro dei contrasti. E il Maestro di Saggezza. Perché le sue parole ci conducono, ancora una volta, all’essenziale. Quello che oggi abbiamo bisogno non è il semplice riposo dal lavoro; non è staccarsi dalla routine; né viaggiare né consumare di più… Quello di cui l’essere umano continua ad avere bisogno, oggi e sempre, è trovare il Senso, orientare la vita verso Dio.

« Imparate da me che sono mite e umile di cuore ». Imparate da colui che è docile alla volontà del Padre, da colui che è aperto alla sua Parola e all’incontro con lui, dal misericordioso, da colui che è pronto al perdono… Imparate da colui che si lascia plasmare dalle mani del Padre facendo del suo Progetto il senso della sua esistenza.

« Prendete il mio giogo… perché è facile e il mio carico è leggero ». Il seguimento di Gesù, lo sappiamo, è esigente e radicale. Comporta la donazione totale della vita. Ma, proprio per questo, è assolutamente liberatore e ricostituente. Ascoltiamo queste parole: « prendete il mio giogo » e ci immaginiamo scene di schiavitù e sofferenza. Tutto il contrario! Il seguimento di Gesù incoraggia la nostra gioia e la nostra libertà, ci libera da tutto ciò che è relativo e che così spesso diventa nella nostra vita un peso che non ci lascia vivere in pienezza.

« Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo ». Se per tutti è un dono, come risuonerà questa promessa alle orecchie di coloro che, per le loro circostanze personali o sociali, si trovano presi in conflitti e difficoltà, angosciati di sopravvivere e di lottare perché altri sopravvivano. Tutti loro, i popoli del Venezuela, del Messico, della Siria, dell’Iraq, dell’Afghanistan, della regione del Grande Sahel e delle regioni del Ciad, del Congo, della Somalia…, tante sorelle e fratelli che attraversano deserti o mari in fuga…, coloro che soffrono di malattia, discriminazione o violenza, tutti li teniamo presenti nella nostra preghiera. Che nel pregare con questa Parola che ci è donata oggi non ce li dimentichiamo.

 

Inma Eibe, ccv

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