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Zaccaria 9, 9-10 / Romani 8, 9-13

Esulta senza freno, figlia di Sion, grida di gioia, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re: giusto e vittorioso, umile, cavalcando un asino, un puledro, figlio d’asina…

Domenica 14 Tempo Ordinario

 

ZACCARIA 9, 9-10

Esulta senza freno, figlia di Sion, grida di gioia, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re: giusto e vittorioso, umile, cavalcando un asino, un puledro, figlio d’asina.

Egli eliminerà i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme; sarà eliminato l’arco di guerra, ed egli proclamerà la pace alle nazioni. Il suo dominio si estenderà da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra.

Zaccaria sembra essere un profeta che incoraggia ed esorta il popolo durante il difficile periodo della ricostruzione del Tempio, dopo l’esilio, intorno al 518 a.C. Nella seconda parte del suo libro, da cui sono tratti i versi che oggi leggiamo, presta molta attenzione all’azione divina, in un tempo di scarsa attività profetica.

I versi di oggi sono un importante annuncio messianico. Si scarta l’immagine del messia davidico per sostituirla con un re pacifico e umile, in cui la Chiesa ha visto una prefigurazione di Gesù. Questo stesso testo sarà espressamente utilizzato dal Vangelo di Matteo, presentando Gesù come Messia non davidico nell’ingresso trionfale a Gerusalemme. (Mt. 21)

 

ROMANI 8, 9-13

Ma voi non siete nella carne, bensì nello spirito, poiché lo Spirito di Dio abita in voi. Chi non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene; ma se Cristo è in voi, anche se il corpo è morto a causa del peccato, lo spirito è vita a causa della giustizia.

E se lo Spirito di Colui che risuscitò Gesù dai morti abita in voi, Colui che risuscitò Cristo dai morti darà anche vita ai vostri corpi mortali mediante il suo Spirito che abita in voi.

Così, fratelli miei, non siamo debitori verso la carne per vivere secondo la carne, poiché, se vivete secondo la carne, morirete. Ma se con lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Il brano di oggi esorta a una “vita nello spirito”, in contrapposizione alla “carne”. Quando Paolo parla di “carne” si riferisce a qualcosa di simile al “mondo” del Vangelo e delle lettere di Giovanni. Non si tratta del corpo fisico, della materia, ma delle tendenze subumane, nemiche dello “spirito”, che non è l’anima platonica, bensì “lo spirito di Dio”, la grazia, l’impulso divino umanizzante e salvifico.

La terminologia di Paolo (corpo, carne, spirito, vita, morte…) è fortemente simbolica e non bisogna cadere nell’errore di intenderla come ci suona nel nostro contesto culturale attuale.

 

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

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