Fe Adulta

Proverbi 31, 10-31 / 1 tessalonicesi 5, 1-6 / Isaia 58, 4-11 / 1 giovanni 3, 13

Una donna completa, chi potrà trovarla? Essa vale molto più delle perle. In lei confida il cuore del marito, e non resterà senza profitto. Gli procura il bene, non il male, tutti i giorni della sua vita…

Domenica 33 Tempo Ordinario


PROVERBI 31, 10-31

Una donna completa, chi potrà trovarla? Essa vale molto più delle perle. In lei confida il cuore del marito, e non resterà senza profitto. Gli procura il bene, non il male, tutti i giorni della sua vita.

Cerca lana e lino e lavora con mani diligenti. Impugna la conocchia, le sue palme prendono il fuso.

Stende la mano al misero, e tende le mani al povero.

Fallace è la grazia, vana la bellezza, la donna che teme il Signore, quella sarà lodata.

Datele del frutto delle sue mani e che alle porte la lodino le sue opere.

 

1 TESSALONICESI 5, 1-6

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi scriva. Voi stessi sapete perfettamente che il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte.

Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora, all’improvviso, verrà su di loro la rovina, come i dolori del parto a colei che è incinta; e non scamperanno.

Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, affinché quel giorno vi sorprenda come un ladro, poiché tutti voi siete figli della luce e figli del giorno. Noi non siamo della notte né delle tenebre. Così dunque, non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri.

 

LE PRIME DUE LETTURE

Questi testi hanno poca relazione tra loro. L’elogio della donna, dal Libro dei Proverbi, è uno dei testi più noti dell’Antico Testamento. All’interno della concezione patriarcale, in cui l’uomo è il capo della famiglia con tutti i diritti, si fa un’elogiosa lode della donna come anima della casa. È un bel testo, sebbene pieno della mentalità propria dell’epoca.

La lettura della Lettera ai Tessalonicesi continua a sviluppare il tema della morte, con una concezione catastrofica e improvvisa della fine, molto propria anche della tendenza intellettuale dell’epoca.

Sarebbe intelligente sostituirli con altri più in relazione con il messaggio del vangelo, così centrale nella Buona Novella. Potrebbero servire:

 

ISAIA 58, 4-11

“Non digiunate come avete fatto finora, per farvi udire dall’alto la vostra voce. Forse è questo il digiuno che io voglio, mentre si umiliano le persone?

Non sarà forse questo il digiuno che io voglio: sciogliere le catene della malvagità, spezzare i legami della schiavitù, liberare gli oppressi, spezzare ogni giogo? Non sarà forse dividere il tuo pane con l’affamato e accogliere in casa tua i poveri senza tetto, che quando vedi un nudo lo copri e non ti nascondi alla tua carne? …..

Se allontani da te ogni giogo, non punti il dito contro nessuno né parli malvagità, risplenderà nelle tenebre la tua luce e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno. Il Signore ti guiderà sempre, nelle angustie sazierà la tua anima, darà vigore alle tue ossa e sarai come un giardino irrigato, come una sorgente le cui acque non vengono mai meno.

 

1 GIOVANNI 3, 13

Non meravigiatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama, rimane nella morte…

In questo abbiamo conosciuto cos’è l’amore: che egli ha dato la vita per noi. Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

Se uno che possiede beni della terra vede il suo fratello che soffre bisogno e gli chiude il cuore, come può rimanere in lui l’amore di Dio? Figli miei, non amiamo di parola né con la lingua, ma con opere e verità.

 

Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.

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