Domenica 32 Tempo Ordinario
SAPIENZA 6, 13-17
Raggiante e imperitura è la Sapienza. Facilmente la contemplano coloro che la amano e la trovano coloro che la cercano. Si anticipa a farsi conoscere a coloro che la desiderano. Chi si alza presto per cercarla, non si affaticherà, poiché alla sua porta la troverà seduta.
Pensare a lei è la perfezione della prudenza, e chi per lei si prodiga, presto si vedrà senza preoccupazioni.
Poiché lei stessa va dappertutto cercando coloro che sono degni di lei: si mostra benevola sui loro cammini e si fa loro incontro in tutti i loro pensieri.
Sappiamo già quale sia il genere di questi “libri della sapienza di Israele”, e come in essi si raccolga l’insegnamento della scuola, in cui i rabbini commentano la Legge e i Profeti applicandoli alla vita, dando consigli in forma di aforismi e sentenze.
Quattro sono i “Libri della Sapienza” che contiene la nostra Bibbia:
Proverbi
Ecclesiaste (Qohelet)
Ecclesiastico (Siracide)
Sapienza di Salomone.
Alcuni includono anche in questo gruppo il libro di Giobbe, che altri includono nei “Racconti con un messaggio” insieme a Rut, Tobia, Ester, Giuditta e Giona.
Il Libro della Sapienza di Salomone è il più recente dei libri della Bibbia. È datato intorno al 200 a.C., sebbene altre opinioni lo suppongano scritto quasi ai tempi di Gesù.
È composto probabilmente ad Alessandria, e scritto in greco. Il tema fondamentale è ciò che chiameremmo “teologia politica”, un trattato sulla giustizia, il governo, con argomentazione teologica e orientamento dottrinale.
Questo è il motivo per cui il suo titolo originale era: “Sapienza di Salomone”. Salomone appare nei capitoli 7 a 9, ma è ovviamente una finzione letteraria dell’autore. (Questi capitoli sono una meraviglia letteraria e teologica, ed è valsa la pena leggerli lentamente).
Il testo di oggi è una lode della Sapienza. Si intende che è la Sapienza di Dio, che gli esseri umani cercano e trovano quando la cercano con il cuore, poiché è lei stessa che vuole comunicarsi. Questa personificazione di una “qualità” di Dio è molto caratteristica dei generi sapienziali.
L’applicazione che ci viene suggerita includendo questo testo nell’eucaristia di oggi è senza dubbio riferire la Sapienza di Dio a Gesù. Gesù è “La Parola” (un’altra personificazione di Dio), Gesù è “La Sapienza”.
Noi lo capiamo meglio esprimendolo così: in Gesù, in ciò che dice e in ciò che fa, vediamo e comprendiamo Dio. Per questa ragione Gesù è luce, è Via, perché Dio è Via e Luce. Ed è da saggi lasciarsi illuminare, cercare la via giusta.
L’antitesi di ciò è la tentazione di Genesi 2. “Sarete come dei”, cioè: deciderete voi, senza contare su Dio, cosa è il bene e il male.
1 TESSALONICESI 4, 12-17
Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo ai morti, affinché non vi rattristiate come gli altri, che non hanno speranza. Poiché se crediamo che Gesù è morto e che è risorto, allo stesso modo Dio porterà con sé coloro che sono morti in Gesù.
Vi diciamo questo come Parola del Signore: noi, che viviamo, che rimarremo fino alla Venuta del Signore, non precederemo coloro che sono morti. Il Signore stesso, al comando dato dalla voce di un arcangelo e dalla tromba di Dio, discenderà dal cielo, e i morti in Cristo risorgeranno per primi. Poi noi, che viviamo, che rimaniamo, saremo rapiti tra le nuvole, insieme a loro, per incontrare il Signore nell’aria. E così saremo sempre con il Signore.
Consolatevi, dunque, l’un l’altro con queste parole.
Come al solito, non ha relazione con gli altri. È un testo che si usa abitualmente nelle celebrazioni dei defunti.
Appare chiaramente quella curiosa convinzione che la venuta del Signore fosse imminente. Questo ci deve mettere in guardia riguardo alla “Parola di Dio” dei testi biblici in generale, e farci distinguere i messaggi dalle interpretazioni circostanziali, più dovute alle abitudini o credenze precedenti che alla Parola.
Giuseppe Enrico Galarreta, S.J.
