Fe Adulta

Il divino è la nostra essenza

Fray Marcos Avatar
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Domenica 2° DI QUARZA (A)

Mt 17,1-9

La scorsa domenica la gloria si presenta come una tentazione. Oggi ci viene presentata come la cosa più divina del mondo. Dal punto di vista della ragione è una contraddizione, ma nell’ordine trascendente, una formulazione può essere verità e la contraria anche.

Una volta che scoprirono nell’esperienza pasquale chi era Gesù, cercarono di comunicare quella vivencia che aveva loro dato Vita, adornandola con immagini prese dall’AT. Così dissimulavano la cecità che aveva loro impedito di scoprire chi era Gesù.

Non possiamo pensare a una messa in scena da parte di Gesù; dobbiamo capire che non è una cronaca di un avvenimento. Si tratta di una teofania, costruita con gli elementi e la struttura delle molteplici manifestazioni di Dio narrate nell’AT. Credo che sia un racconto pasquale, retrodatato alla sua vita, dopo essersi elaborato, per dargli maggiore forza.

Il racconto è tessuto con elementi delle teofanìe dell’AT. Nulla in esso è originale; neanche la voce offre qualcosa di nuovo, poiché ripete esattamente ciò che ha detto nel battesimo. Vuole esprimere la presenza divina in Gesù, con un linguaggio che tutti potevano capire. L’importante è ciò che vuole comunicare, non gli elementi che utilizza per comunicarlo.

Fino all’esperienza pasquale nessuno scoprì cosa fosse Gesù. Tutto ciò che si vide dopo la sua morte era già presente in lui quando camminava per le vie della Palestina. Se si ritorna alla sua vita terrena è con lo scopo di far vedere che Gesù fu sempre un essere divino.

Gesù visse costantemente trasfigurato, ma non si manifestava esternamente con spettacolari sintomi. La sua umanità e la sua divinità si esprimevano ogni volta che si avvicinava a un uomo per aiutarlo a essere egli stesso. L’unica luce che trasforma Gesù è quella dell’amore e solo quando manifesta questo amore illumina. Nell’umano traspare Dio.

Si è portato via tre: L’esperienza interiore è sempre personale, non collettiva, perciò li presenta con i loro nomi propri. Mosè anche salì al Sinai accompagnato da Aron. La montagna: È l’ambito del divino. Se Dio è nel ‘cielo’, la montagna sarà il miglior luogo affinché si manifesti. Nella Bibbia la montagna alta è il luogo dove sempre è Dio.

Fronte splendente: la gloria di Dio si comunica a coloro che sono vicini a Lui. A Mosè, quando scendeva dal monte, dovettero coprirgli il volto perché feriva gli occhi. La luce:** è sempre stato simbolo della presenza di Dio. La nube: Simbolo della protezione di Dio. Gli israeliti era accompagnata nel deserto, li proteggeva di giorno e illuminava di notte.

Mosè ed Elia: La Legge e i Profeti in dialogo con Gesù. Il vangelo è continuazione dell’AT, ma superandolo. La voce: la parola è sempre stata l’espressione della volontà di Dio. Ascoltatela! È la chiave del racconto. Solo a lei, nemmeno a Mosè ed Elia. La paura. Di fronte alla presenza del divino, l’uomo sentiva panico, persino paura di morire.

Gesù non dovette trasfigurarsi perché non fu mai sfigurato. È sempre stato ciò che era. Noi, che siamo sfigurati, sì dobbiamo configurarci secondo Gesù e, perciò, trasfigurarci. La figura cambierà quando l’essenziale apparirà in me.

Noi tutti abbiamo quella stessa energia traboccante, ma, normalmente, siamo sfigurati perché siamo in superficie, intenti e attaccati a ciò che non siamo. Basterebbe configurarci secondo il nostro vero essere affinché apparisse quella armonia. Non si tratta di ottenere nulla, ma di essere semplicemente ciò che siamo.

La trasfigurazione ci dice chi era realmente Gesù e cosa siamo noi. Esci dal tuo ego e addentra per i sentieri dello Spirito! Entra dentro di te e troverai il tuo centro. Non devi cercare nulla di diverso da te stesso. Chiedi a Dio che ti liberi da ogni idolo.

 

Fra’ Marcos

Versione italiana tradotta con IA

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